Coop 2020: addio pasti fuori casa, come cambia il carrello degli italiani

Se è vero che siamo quello che mangiamo, e che il carrello della spesa è lo specchio della società, allora quello 2020 racconta un Paese profondamente cambiato.

Le dispense degli italiani descritte nel Rapporto Coop 2020 segnano una netta inversione di tendenza rispetto solo a un anno fa. La prima sorpresa è che, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe di fronte a una crisi, risparmiare sul cibo non è più la norma.

La strategia è cambiata, e se pure quasi un terzo degli italiani (il 29%) prevede di ridurre i propri consumi, e le spese per i beni di consumo scendono del 25%, alla spesa non si rinuncia. Solo il 31% dichiara di voler acquistare prodotti di largo consumo confezionato più economici a fronte di un 37% della media europea: rispetto all’anno scorso sono il 50% in meno. Come dire che  oggi non è lo sconto il driver di scelta al supermercato.

 

Italiani di nuovo ai fornelli

Altra novità: dopo anni di fuga dai fornelli, a subire un drastico calo è il ready to eat, il “pronto da mangiare”, che scende del 28% a fronte di un rialzo del 28% degli acquisti per ingredienti base per il “fatto in casa”, come uova e farine. Il homemade, nato come esigenze nei mesi di clausura forzata, è diventato dunque consuetudine, con l’aiuto spesso di macchine supertecnologiche (la vendita dei robot da cucina ha segnato a giugno +111% rispetto al 2019).

“La preparazione domestica dei cibi è probabilmente anche la nuova strategia degli italiani per non rinunciare alla qualità e contemporaneamente alleggerire il proprio budget familiare”, si legge nel rapporto.

 

Packaging per essere più sicuri

Qualità e sicurezza contraddistinguono infatti gli acquisti in epoca Covid. Torna protagonista il cibo confezionato, che in un anno cresce ad un ritmo più che doppio rispetto all’intero comparto alimentare: +2,3% contro +0,5% (periodo giugno-metà agosto 2020). Il packaging fa la differenza anche per ortofrutta, salumi e latticini, e il 44% dei consumatori pulisce e disinfetta le confezioni acquistate prima di riporle in dispensa, per essere certo di non rischiare il contagio.

Al di là di questa importante novità, i tratti distintivi del carrello si confermano quelli del passato: nelle scelte degli italiani pesano ancora la sostenibilità (42%), il made in Italy (49%), il salutistico (38%). Per un italiano su 2 l’italianità e la provenienza dal proprio territorio acquistano ancora più importanza di quanta ne avessero prima, mentre riacquista forza il gourmet (+16,9%), l’etnico (+15,4%) e il vegan (+6,9%).

 

La vittoria del click&collect

Su tutti, però, spicca la vittoria dell’e-food, nonostante sia più costoso (+25% rispetto al carrello fisico) e resti prerogativa dei ceti medio alti (vi ricorre il 56% dell’upper class contro il 39% della lower class). In questo scenario nuove forme che mixano canale fisico e virtuale si affermano, come il click&collect, che passa ad occupare dal 7,2% delle vendite on line del 2019 al 15,6% nel post pandemia. Molti, infatti (è il 42%) ritengono comunque importante il consiglio del negoziante o dell’addetto al banco a riprova che il domani il modo modo di fare la spesa sarà multicanale.

 

Tra nuove e vecchie tendenze: il green

Tra le “vecchie” e buone abitudini, c’è poi quella green. Gli italiani restano ai primi posti per la crescente attenzione alla sostenibilità con il 27% di persone che aumentato l’acquisto di prodotti ecofriendly, e l’attenzione alla sostenibilità influenza anche il 75% la scelta dei canali di acquisto. A questo proposito, il rapporto si chiude con una bella previsione: un milione e 700 mila italiani sperimenteranno acquisti green dopo la pandemia.

 

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