Rapporto Coop 2020: gli italiani i più pessimisti d’Europa

Più smart e tecnologici, ma anche incerti e timorosi del domani, perennemente sospesi in attesa di un futuro che non riescono a immaginare. È la fotografia degli italiani nell’anno della pandemia, scattata nel “Rapporto Coop 2020 – Economia, Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani”.

L’indagine, redatta dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di  Gfk, Gs1-Osservatorio Immagino, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, Npd, Crif eTetra Pak Italia, descrive un Paese impaurito e alla continua ricerca di una comfort zone, che in pochi mesi ha stravolto modo di consumare e di vivere.

 

La pandemia riscrive il futuro

Il clima di oggi – recita il rapporto – è paragonabile agli effetti generati dall’ultimo conflitto bellico. Mentre il Pil precipita (per l’Italia le ultime previsioni si attestano a un -9,5%, tornando ai livelli di metà anni ‘90), e il baricentro economico e geopolitico si sposta verso Russia e Cina, gli italiani si rivelano i più pessimisti d’Europa.

E se nel Paese “solo” il 5% delle famiglie della classe media prevede di impoverirsi nei prossimi anni, contro il 12% del 2008, il 38% pensa di dover far fronte nel 2021 a seri problemi economici, e tra questi il 60% ha paura di intaccare i propri risparmi o di essere costretto a chiedere un aiuto economico a Governo, amici, parenti o banche. Nonostante ciò un 29% sarebbe favorevole persino a un nuovo lockdown nazionale, se la situazione sanitaria lo richiedesse.

 

L’effetto “macchina del tempo”

Il primo a risentire della crisi Covid è stato lo stile di vita degli italiani, secondo un andamento che Coop definisce “macchina del tempo”: si torna indietro in alcuni ambiti, per fare uno scatto in avanti in altri, e non sempre in meglio.

Così la spesa per viaggi precipita ai livelli del ’75, i consumi fuori casa fanno marcia indietro di 30 anni, le spese per la cura del sé tornano alle soglie del ’97.

Dall’altra parte – imposte da una situazione che non ha precedenti – si affermano abitudini nuovissime, come la didattica a distanza, che raggiunge percentuali prefigurabili nel 2035, con l’87% dei docenti “connessi”. E poi lo smartworking, cresciuto  del 770%, l’e-grocery, l’acquisto della spesa online, balzato a + 132%, e tutti servizi pubblici e privati, che hanno compiuto negli scorsi mesi un vero e proprio salto digitale: basti pensare che le operazioni bancarie in filiale sono calate del 36% e un italiano su tre è pronto per la televisita medica.

Ma la paura ferma molte iniziative, e causa pandemia si potrebbero  perdere fino a 30.000 nuovi nati , dato che avrebbe dovuto registrarsi tra dieci anni.

 

Chiusi in una bolla: la casa “salvagente”

La casa, intanto, diventa il nuovo salvagente a cui aggrapparsi e dentro cui ricostruire il nuovo quotidiano. Gli italiani preferiscono restare chiusi nella loro “bolla” e attendere: gli spostamenti sono diventati corti, si mangia a casa più di prima (il 41% prevede di ridurre nel prossimo anno la spesa per ristoranti), si esce meno (il 44% taglierà il budget per intrattenimenti vari fuori casa), e si scommette sugli affetti: 3,5 milioni di persone durante il lockdown o subito dopo hanno acquistato un animale da compagnia e 4,3 milioni pensano di farlo prossimamente. Il 26%, poi, afferma che inviterà più spesso gli amici a casa e 4,5 milioni di italiani vogliono tornare a vivere nelle piccole città.

Il rischio, rimanendo nel guscio, è però di restare prigionieri nei propri recinti, perdendo il confronto sociale e lasciando spazio a un uso ancora più esasperato dei social. Il 30% degli italiani nel 2021 aumenterà il tempo trascorso su internet e il 19% quello passato sui social. E a farne le spese saranno soprattutto i più deboli: i ragazzi iperconnessi che corrono il rischio hikikomori sono già saliti nei primi mesi del 2020 del 250%.

 

Risparmi, rinvii e rinunce

I tempi duri impongono anche un ripensamento del budget, e anche i consumi ai tempi del Covid mutano. Il 50% delle persone intervistate è convinto che dopo questa crisi starà peggio, e i più  colpiti sono donne, lavoratori autonomi, e persone appartenenti alle classi medio basse. Solo il 27% della famiglie riuscirebbe a fare fronte a una spesa imprevista di 2.000 euro senza difficoltà. Così gli italiani hanno imparato ancora una volta farsi i conti in tasca e tagliare le spese superflue. Una strategia fatta di risparmi, rinvii e rinunce. Circa 400 mila persone risparmierà sugli aiuti domestici, il 54% ha già tagliato i pasti fuori casa, il 63% ai viaggi e il 44 all’intrattenimento fuori casa. Non solo. L’84% degli italiani rinvia passi importanti come l’acquisto di una casa, trasferimenti matrimoni o inizio di attività. Mentre nel carrello della spesa sono scomparsi i cibi pronti ed è tornata la voglia di fai-da-te.

Maura Latini: comportamenti cambiati

“Il Covid ha cambiato i comportamenti degli italiani”, ha sottolineato Maura Latini (nella foto sopra), amministratore delegato Coop Italia. “Ci conforta ritrovare in questi mutamenti delle conferme su tendenze già individuate da Coop e su cui ci stiamo posizionando con forza distinguendoci anche dai competitor. La sensibilità green degli italiani in primis su cui stiamo molto investendo e che abbiamo visto riconfermata anche durante e dopo il lockdown nei nostri dati interni. Continueremo a lavorare nella direzione presa sull’offerta, e ripenseremo anche i nostri punti vendita seguendo la logica delle nuove necessità degli italiani: qui la scommessa è rimettersi in gioco”.

Pedroni: un momento di rottura formidabile

“Stiamo assistendo a un momento di rottura dei trend formidabile”, ha detto Marco Pedroni (nella foto sopra), presidente di Coop Italia, “un’inversione di tendenza nei comportamenti, fenomeni, situazioni che fino a ieri non potevamo immaginare. Questo ci impone di interrogarci su ciò che stiamo facendo, ma può diventare una grande occasione per riveder cose che davamo per scontate. I grandi attori del business oggi hanno responsabilità enormi. Possiamo partire da questi grandi cambiamenti per spingere l’acceleratore e dare risposte concrete ai nuovi bisogni e a quelle fasce di persone che oggi sono in difficoltà, dare loro prodotti di qualità, green, responsabili, a un giusto prezzo”.

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