Alle 20 i funerali di Mohammad Alì: diretta Sky Sport e alle 22,55 Sky Arte

L’attore Will Smith e l’ex campione del mondo di pesi massimi Lennox Lewis: porteranno la bara di Muhammad Ali al funerale che si terrà oggi –  venerdì 10 giugno – nella sua città natale di Louisville, in Kentucky. Ma ieri sera è arrivato a Lousville anche un altro grande campione del pugilato Mike Tyson.

I funerali saranno trasmessi in diretta, con inizio alle 20, su Sky Sport con ul commento di Giovanni Bruno, capo della sezione sport della tv satellitare.

Ma l’impegno non finisce sulla diretta dei funerali. Infatti alle 22,55 Sky Arte HD dedica la serata al pugile, nel giorno dell’ultimo saluto. Con “Muhammad Ali’s Greatest Fight” si racconta la straordinaria storia di un mito del pugilato e di un grande uomo. La serata prosegue alle 00.30 con “Eroi moderni – Muhammad Ali”.

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I fuunerali sono già iniziati nel poeriggio

Il britannico Lewis, 50 anni, è diventato campione del mondo nel 1999, mentre Smith nel 2001 ha interpretato sul grande schermo il tre volte campione del mondo di pesi massimi, che gli valse la candidatura all’Oscar. Il campione è morto venerdì 3 giugno in un ospedale di Phoenix, in Arizona, a 74 anni, di cui oltre 30 vissuti con il morbo di Parkinson. Smith (nella foto sotto) è noto in Italia anche per avere recitato da protagonista in due film di Gabriele Muccino. In realtà i funerali sono già iniziati nel pomeriggio, con un coreto che segue il carro funebre e che percorrerà oltre 30 chilometri.

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L’elogio funebre afifdato a Bill Clinton

Bisognerà attendere venerdì per la celebrazione dei funerali d Mohammad Alì. La cerimonia di addio, pubblica e interreligiosa, si terrà a Louisville, in Kentucky, la sua città natale. A pronunciare l’elogio funebre sarà l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, da anni legato al grande pugile. “Era un cittadino del mondo e il mondo ne piange la scomparsa”, ha dichiarato un portavoce della famiglia di Alì. Il presidnete Obama, invece, ha affidato il suo messaggio a una delle sue più strette collaboratrici.

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È morto sabato 4 maggio in ospedale

È morto – la notte scorsa – Muhammad Alì, uno dei più grandi pugili della storia del pugilato, forse il più grande in assoluto. È deceduto nella notte in un ospedale di Phoenix, in Arizona. Veloce e potente la sua figura è rimasta impressa negli occhi di intere generazioni. Non solo di tifosi del pugilato. Era nato nel 1942, aveva quindi 74 anni.

Lo ha reso noto la famiglia con una dichiarazione. L’ex campione del mondo dei pesi massimi e oro olimpico a Roma ’60 era stato ricoverato giovedì 2 giugno per “precauzione”.

 

Era malato da tempo di Parkinson

Le condizioni di Muhammad Alì non erano state giudicate gravi, ma data l’età e il morbo di Parkinson, di cui “Il più grande” era malato da trent’anni, i medici avevano scelto la strada della prudenza.

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Si chiamava Cassius Clay

Quando vinse le Olimpiadi di Roma Alì si chiamava Cassius Clay. Aveva lasciato la boxe nel 1981, era stato in ospedale diverse volte negli ultimi anni. Si ricorda che volare lo terrorizzava. Per arrivare a Roma viaggiò indossando il paracadute durante tutto il volo dagli Usa a Fiumicino. Al ritorno, con la medaglia d’oro al collo, era un po’ più fiducioso e allorail paracadute lo tenne… sulle gambe.

L’ultimo ricovero era avvenuto nel gennaio 2015, per una grave infezione alle vie urinarie, sebbene in un primo momento gli fosse stata diagnosticata una polmonite.

Pochissime da anni le sue apparizioni pubbliche, e nelle più recenti era apparso sempre più sofferente e fragile. Anche l’ultima volta, lo scorso 9 aprile, quando aveva voluto partecipare alla “Celebrity Fight Night” a Phoenix, un evento annuale che è anche occasione per una raccolta fondi a favore della ricerca contro il Parkinson. Era tuttavia in evidenti difficoltà fisiche, sorretto per tutto il tempo e con il viso nascosto dietro un paio di occhiali scuri.

Prima di allora aveva preso parte ad un tributo a lui dedicato nella sua città natale, Louisville in Kentucky.

La torcia accesa con le mani che tremavano

Il morbo di Parkinson di cui soffriva fu palese al mondo per il tremore delle mani mentre accendeva la torcia olimpica nel 1996, ai Giochi di Atlanta. Eppure Muhammad Ali era rimasto attivo a lungo come figura pubblica. Nonostante la sofferenza soltanto negli ultimi anni si era del tutto ritirato a vita privata. Alcuni esperti sostengono che la malattia possa essere stata causata dai colpi presi sul ring nel corso della carriera. Ma il Parkinson colpisce anche chi non ha mai visto un ring. Quindi non esistono ragionevoli prove al riguardo.

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Il post della figlia Laila su Facebook

La figlia Laila, che ha seguito le sue orme salendo sul  ring, ha postato su Facebook la bella immagine che vedere qui sopra. L’ottava figlia di Ali ha scritto: “Adoro questa foto di mio padre e mia figlia Sidney da piccola! Grazie per tutto il tuo amore e tutte le tue attenzioni. Sento il tuo amore e lo apprezzo”. L’amore dei figli lo ha espresso anche Hana: “Ora è tornato a casa. Dio ti benedica papà, sei l’amore della mia vita!”.

Ecco un video con alcuni dei momenti della grande carriera di Mohammed Alì.

Il ko a Foreman che lo rese famoso (video)

Un simbolo oltre che un grande pugile

La traccia di Mohammad Alì resta indelebile, non solo in quanto sportivo e campione, ma anche come una delle personalità più rilevanti e influenti del ventesimo secolo, forse una tra le figure oggi più riconoscibili in tutto il mondo.

 

Un’icona del movimento di liberazione dei neri

Nato come Cassius Marcellus Clay Jr., cambiò il suo nome in Muhammed Ali nel 1964, dopo essersi convertito all’Islam.

 

Il No alla guerra del Vietnam

Divenne un simbolo per il movimento di liberazione dei neri negli Stati Uniti durante gli anni ’60, anche per aver sfidato il governo americano, opponendosi all’arruolamento nell’esercito per la guerra del Vietnam per motivi religiosi. Nell’occasione Alì recitò una filastrocca che spaccò in due l’ America: “Chiedetemelo pure insistentemente, la guerra nel Vietnam è un problema urgente, ma io contro i vietcong non ho proprio niente”. Èra la prima volta che negli usa un esponente di primo piano del mondo dello sport prendeva posizione contro la guerra.

Alì è stato sposato quattro volte e ha nove figli.

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