10 marzo 1946: 70 anni fa le italiane iniziarono a votare

In questi giorni nelle sale cinematografiche è arrivato Suffragette, il film che racconta le lotte delle donne inglesi all’inizio del Novecento per il diritto di voto (nella foto sotto un’immagine della pellicola). Un cast stellare, il premio Oscar Meryl Streep solo per ricordare una delle interpreti. Si tratta di una storia che ci riguarda tutti. Eppure molti degli spettatori non sanno che alle italiane il diritto al voto fu riconosciuto molto più tardi rispetto alla vicenda narrata nella pellicola diretta da Sarah Gavron.

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L’eleggibilità riconosciuta il 10 marzo del 1946

Infatti, fino al 1946 le italiane non potevano partecipare né attivamente né passivamente alle elezioni politiche. Dovettero aspettare il 31 gennaio 1945, quando il Consiglio dei Ministri sancì il suffragio universale riconoscendo anche il diritto di voto alle donne, ma non l’eleggibilità, che sarà riconosciuta solo il 10 marzo 1946.

 

La prima volta fu per un voto amministrativo

Settant’anni fa per la prima volta nel nostro Paese le donne poterono esercitare il loro diritto elettorale, attivo e passivo, in occasione delle elezioni amministrative. Un diritto che le italiane conquistano molto tempo dopo rispetto ad altre nazioni: in Nuova Zelanda le donne votavano addirittura dal 1893, in Finlandia dal 1907 e in Norvegia dal 1913.

 

Alle urne in 436 comuni

Quel 10 marzo 1946 si svolsero le prime elezioni amministrative dopo la caduta del fascismo e per la prima volta in Italia le donne andarono alle urne in 436 comuni. Per le prime elezioni politiche bisognerà aspettare il 2 giugno, quando gli italiani scelsero con il referendum tra monarchia e repubblica.

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Le cinque “madri costituenti”

Tra il marzo ed il giugno di settant’anni fa furono duemila le elette nei consigli comunali e ventuno nella Costituente. Cinque delle “Madri Costituenti” faranno parte della “commissione dei 75”, incaricata di scrivere la Carta costituzionale: Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti (prima donna poi a diventare Presidente della Camera dei deputati dal 1979 al 1992).

Un cammino lungo e difficile quello della partecipazione delle donne alla vita politica del Paese con alcune tappe, come il divorzio e l’aborto, che hanno scritto la storia dei diritti.

Ma la situazione non è ancora facile, specie per il lavoro

Ancora oggi la situazione non è facile e sono le classifiche internazionali a ricordarci che la strada è ancora lunga. Nel 2015, secondo l’ultimo Global Gender Gap Report del World Economic Forum, l’Italia ha registrato un aumento del punteggio complessivo, grazie soprattutto al maggior numero di donne elette in Parlamento e alla guida di Ministeri guadagnando ben 28 posizioni.

Continuano, invece, ad essere negativi gli indicatori riguardanti il lavoro: quest’anno il Paese si colloca 91° per la partecipazione delle donne alla forza lavoro e al 109° posto per la parità salariale.

 

QUI IL TRAILER DEL FILM SUFFRAGETTE IN QUESTI GIORNI NEI CINEMA ITALIANI

 

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