Schettino: “Dopo la sentenza parlerò io”

“Per favore, ora preferisco non commentare. Ma dopo che avrò ascoltato la sentenza del tribunale, parlerò io”. Lo ha detto all’Agenzia Ansa il comandante Francesco Schettino in una pausa del processo. Non è escluso che Schettino possa tenere un incontro con la stampa a processo finito. “Certo – ha poi risposto a una domanda – che sarò presente in aula ad ascoltare la sentenza del tribunale”.

 

La difesa chiede l’assoluzione: le notizie del 9 febbraio

Se la prende con l’equipaggio, che “faceva pena sotto il profilo delle capacità professionali”, e con il pubblico ministero di Grosseto, Stefano Pizza, che ha offeso il suo assistito quando lo ha chiamato “incauto idiota” chiedendo per lui la condanna a 26 anni di reclusione. È il giorno dell’arringa della difesa di Francesco Schettino, accusato di omicidio e lesioni colpose, naufragio colposo, abbandono di incapaci e della nave, omesse e false dichiarazioni all’autorità marittima. L’avvocato Domenico Pepe, che rappresenta il comandante della Costa Concordia naufragata il 13 gennaio 2012 (32 furono le vittime), prende la parola nell’udienza numero 69 del processo che dovrebbe andare a sentenza tra domani sera e mercoledì mattina. E lo fa per dire che il suo cliente, presente in aula per quanto malato (al presidente della corte, Giovanni Puliatti, è stato consegnato un certificato medico), è “una persona perbene” sottoposta a “una pressione mediatica contro”.

 

La difesa chiede l’assoluzione

Il difensore ha chiesto, quindi, l’assoluzione di Schettino per le accuse di omicidio plurimo colposo e abbandono nave: “Non c’è nesso causale con i 32 passeggeri morti”.

Sono stati “fatti imprevisti, eccezionali, umanamente non prevedibili”, un “maledetto incidente in mare”. Il legale ha chiesto di “contenere la pena nei minimi edittali” e alle attenuanti generiche.

Nella “vostra sentenza siate in grado di ridare a questo Paese e alla marineria italiana un’immagine che troppo velocemente hanno voluto offuscare. Siate obiettivi”; “nella sentenza cercate di restituire a questo Paese l’immagine di persone perbene, agli uomini di mare che hanno faticato per raggiungere obiettivi. Mi sono stancato di vedere attacchi a questa nazione. Non siamo cattivi, brutti, disonesti”: così l’avvocato Domenico Pepe, nel corso della sua arringa difensiva.

 

La difesa: “Mai sentite offese all’imputato”

Per l’avvocato Pepe, la procura ha adottato “modalità disgustose e sconcertanti” per diverse ragioni. “In 40 anni di aule di udienza”, ha detto nella prima parte della sua arringa, “non ho mai sentito offese all’imputato. Se ne sono approfittati perché è una brava persona che lavora in mare da quando aveva 14 anni. Si è sottoposto ad un interrogatorio di 40 ore. In requisitoria si dice che si è sottratto alle sue responsabilità, e addirittura se ne chiede l’arresto”. Ma “dopo 48 ore dall’incidente ha confessato tutto, anche colpe che non erano sue”.

 

Dito puntato contro l’equipaggio: “Di chi era la droga?”

Passando poi in rassegna passaggi specifici dell’inchiesta, il legale di Schettino pone altre questioni: “Perché la procura non ha sottoposto ai test droga e alcol anche gli altri ufficiali di plancia? Schettino è risultato negativo, ma sono state trovate tracce di droga sulla superficie dei suoi capelli. E allora perché non sono estesi ai test anche gli altri componenti dell’equipaggio, i cui comportamenti sono discutibili?”. Quindi, secondo la difesa, Schettino “non tardò nel dare l’ordine di abbandono della nave. Prese decisioni giuste o sbagliate? Giuste. Se avesse dato subito l’abbandono nave sarebbero morte 4.000 persone. Decise tutto da solo. Non aveva un comandante in seconda, i suoi ufficiali lo lasciarono solo e se ne andarono. L’equipaggio faceva pena sotto il profilo delle capacità professionali”.

 

“Il gossip con la giovane moldava? Schifoso”

Infine Domenico Pepe se la presente con i giornali (ma torna anche sul pm) per la storia con Domnica Cemortan raccontata dalla stampa. “Un gossip schifoso”, l’ha definito l’avvocato. “Si potrebbe capire se il comandante Schettino fosse stato abbracciato a lei quando c’è stato l’urto. Invece la moldava era fuori dalla porta”. E lei, dal canto suo, intervenendo nel corso di una trasmissione televisiva, ha fatto sapere di voler 200 mila euro di risarcimento perché “ero su quella nave, non ero un uccellino che volava intorno”.

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