Contro la depressione è stato messo a punto un farmaco con meccanismo d’azione totalmente nuovo rispetto a quello delle medicine oggi in uso stimolando la crescita di nuovi neuroni nel cervello del paziente.

Gli antidepressivi oggi in uso agiscono nel cervello aumentando la serotonina, che è in un certo senso il neurotrasmettitore del buon umore.

 

Le medicine finora funzionano solo con un terzo dei pazienti

Ma si tratta di farmaci con grossi limiti, soprattutto perché solo un terzo dei pazienti ne trae davvero giovamento. Inoltre il loro utilizzo si accompagna a tantissimi effetti collaterali e deve essere continuativo nel tempo altrimenti si può ricadere nel buio della malattia.

 

Diminuzione dlela neurogenesi

Le ricerche hanno mostrato che dietro la depressione si nasconde una diminuzione del fisiologico processo chiamato di “neurogenesi”, che porta alla nascita di nuovi neuroni, in particolare in una porzione dell’ippocampo chiamata “giro dentato”.

Altri studi hanno mostrato che in caso di stress cronico questo processo si blocca e possono intervenire disturbi d’ansia e depressione. Viceversa e’ stato anche dimostrato che attività stimolanti come lo sport favoriscono la neurogenesi esercitando in tal modo effetti antidepressivi.

 

Una medicina che si prende per via orale

Secondo quanto riferito sulla rivista Molecular Psychiatry, il nuovo farmaco è una molecola chiamata “NSI-189” che si prende per bocca e agisce rapidamente, con pochi effetti avversi e efficacia duratura.

Ha giù brillantemente superato i primi test clinici su un piccolo numero di pazienti, 24 in tutto, dimostrandosi sicuro, ben tollerato e con pochissimi effetti collaterali.

Dopo 28 giorni di terapia il farmaco ha dato anche le primissime prove di efficacia, mostrando effetti antidepressivi che perdurano nel tempo per oltre otto settimane dall’interruzione della terapia.

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Lo studio di un italiano negli Usa

Condotta dall’italiano Maurizio Fava, originario del vicentino, laureatosi all’Università di Padova e da 30 anni presso il Massachussetts General Hospital di Boston, lo studio clinico sta ora proseguendo, con la II fase sperimentale appena avviata (nella foto il professore con il grande ospedale a fianco). “La II fase sperimentale – spiega Fava in un’intervista all’Agenzia Ansa – coinvolgerà in tutto 220 pazienti, avrà lo scopo di verificare in via definitiva l’efficacia del farmaco e darà i suoi risultati all’inizio del 2017”.

 

La fase finale soltanto nel 2018

Se l’esito di questo trial di fase due sarà positivo, continua, si avvierà la terza e ultima fase sperimentale di tipo confermativo che darà risultati nel 2018.

Il nuovo farmaco protagonista di questo studio stimola proprio la neurogenesi: “si tratta di una piccola molecola – rivela Fava – di una nuova entità chimica; si assume per bocca e viene rapidamente assorbita dal cervello”.

“Il suo esatto meccanismo d’azione è al momento oggetto di studio, ma il farmaco ha mostrato l’abilità di aumentare le sinapsi (connessioni tra neuroni) e il volume dell’ippocampo.

Pensiamo che il farmaco agisca a livello del Dna. Questa ipotesi è coerente con il fatto che òa medicina ha un’azione antidepressiva che perdura nel tempo (otto settimane) dopo la sospensione della malattia”.