LA PSICOLOGA/Adottato a 6 anni, a 18 va male a scuola: è solo immaturo?

Ho un figlio di 18 anni adottato dall’età di sei.
A scuola non ha mai brillato ma tutte le volte che ho chiesto un parere a una  psicologa mi é stato detto che il ragazzo é valido,  dovrà crescere e maturare. Adesso con fatica é in quarta superiore vedo che studia e fa delle ripetizioni nelle materie dove é carente. Purtroppo i risultati non sono buoni, lui sostiene di aver capito l’argomento ma le verifiche fatte sono insufficienti. Continua a dirmi che recupererà. Io sono molto ansiosa per lui cerco di non farlo vedere ma il discorso cade
sempre sulla scuola e la possibilità di perdere l’anno. Ho paura per la sua autostima già bassa. Come posso comportarsi per aiutarlo.

Angela

 

Gentilissima Angela,

capisco la sua preoccupazione ma non dimentichi che i vissuti di suo figlio sono diversi da quelli dei suoi coetanei e ciò indubbiamente rende il suo percorso di crescita più complesso e meritevole di attenzione.

I bambini adottivi sono portatori di situazioni di abbandono poiché le figure adulte che dovevano soddisfare i loro bisogni fisici e di protezione hanno inflitto loro un messaggio di rifiuto. Sono bambini che, crescendo, non hanno sviluppato un legame di attaccamento sicuro, necessario per una sana ed armonica crescita della personalità.

 

 

 

Rallentamento dello sviluppo

 

Se, fin dalla nascita, ogni bisogno fisiologico (fame, sete, ecc.) e affettivo (contatto fisico, visivo, coccole ecc.) è prontamente soddisfatto, il bambino sperimenta la fiducia nei confronti delle figure adulte che si occupano di lui.

Questa naturale interazione bambino-adulto è alla base della costruzione del legame di attaccamento. L’assenza di tali relazioni affettive sane e delle necessarie stimolazioni sensoriali e tattili, provocano un rallentamento dello sviluppo psicofisico.

 

 

Un possibile effetto dell’abbandono

 

Il bambino adottivo ha quindi forti esigenze di essere accettato e benvoluto e di essere amato per ciò che è e soprattutto di non subire un nuovo abbandono.

Crescendo, in questi bambini si potranno riscontrare delle fatiche anche nell’ambito degli apprendimenti, quindi ciò che lei sta vivendo con suo figlio rientra tra i possibili effetti dell’abbandono di cui ho accennato poc’anzi: problematiche perinatali, situazioni di deprivazione precoce o traumi, possono far sì che egli non sia pronto per gli apprendimenti scolastici adeguati alla sua età cronologica. Suo figlio è stato da voi adottato in età scolare: è fondamentale destinare la giusta attenzione a questo momento, considerando che se il minore dovesse provenire da un paese straniero, aver iniziato i primi apprendimenti in una lingua diversa rappresenta un ulteriore fattore di difficoltà.

 

 

 

Difficoltà di apprendimento

 

Tra l’altro, se consideriamo le numerose ricerche effettuate a livello nazionale e internazionale, risulta che i bambini e i ragazzi adottati incontrano più facilmente dei coetanei difficoltà di apprendimento: mediamente, pur nella grande varietà dei casi singoli, i minori adottati presentano generiche difficoltà scolastiche e disturbi specifici di apprendimento in percentuale maggiore dei coetanei.

 

 

Un percorso naturale

 

Mi pare di capire, dalla sua lettera, che il ragazzo sia stato seguito da una psicologa, la quale certamente, nel caso avesse intravisto possibili disturbi, avrebbe proposto degli approfondimenti diagnostici adeguati (test per disturbi negli apprendimenti ad esempio), ma ha probabilmente ravveduto tratti caratteristici di una personalità ancora in via di maturazione.

E’ naturale che, aumentando la mole di lavoro sia a scuola che a casa, le difficoltà aumentino; suo figlio sta dimostrando molto impegno, cerchi di non caricarlo di ulteriore ansia e riconosca le fatiche che sta vivendo.

 

 

Aspettative altissime

Nella mia esperienza, ho spesso constatato che le mamme adottive amano il loro figlio persino di più di una madre naturale. Il bambino viene particolarmente amato non solo perché è stato molto desiderato ma anche perché è stato abbandonato. Questo comporta l’instaurarsi di una relazione molto forte, carica spesso di aspettative che vorrebbero portarlo a “risarcire” per le sofferenze subite.

 

 

 

Niente drammi
Se, nonostante l’impegno e le lezioni private dovesse perdere un anno, non ne faccia un dramma, gli stia accanto anche in questa eventualità e lo aiuti a focalizzarsi sugli aspetti positivi di sé, evitando di concentrare l’attenzione del vostro rapporto solo sulla scuola. Sentendosi accolto anche in tale eventualità, la sua autostima non ne risentirà particolarmente, perché ciò che suo figlio coglierà è il sentirsi amato e accettato per ciò che è.

 

La dottoressa Cristina Pavia è psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it

 

 

 

 

 

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