Duplice omicidio di Pordenone, ergastolo per Giosué Ruotolo

Dopo circa 49 ore di camera di consiglio, mercoledÏ 8 novembre, la Corte d assise di Udine ha dichiarato GiosuË Ruotolo colpevole dell omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone.
Il ventottenne di Somma Vesuviana (nella foto in apertura) è stato condannato all’ergastolo, con l’aggiunta di due anni di isolamento diurno.

Hanno affiancato la presidente della Corte d’Assise, Angelica Di Silvestre, e il giudice a latere Paolo Alessio VernÏ, i sei giudici popolari Serena Pitaccolo di Gemona, 51 anni, Oriana Quaino di San Giorgio di Nogaro, 61 anni, Nicoletta Vitale di Udine, 50 anni, Mario Longo di Bertiolo, 51 anni, Mario Tamburlini di Udine, 58 anni.

Il duplice omicidio davanti alla palestra

Non tutti ricorderanno che Teresa Costanza e Trifone Ragone furono uccisi a colpi di pistola la sera del 17 marzo 2015, nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone.
Ruotolo ha ascoltato il verdetto con gli occhi bassi al fianco dei suoi avvocati. Alle sue spalle il pap‡ e il fratello. In aula c’erano anche i familiari delle vittime, i genitori e i fratelli del militare di Adelfia (Bari), Trifone Ragone, e la mamma, il pap‡ e un fratello di Teresa Costanza.

 

Il Pm: “Ha ucciso per salvare la carriera”

“Ruotolo ha commesso gli omicidi per salvare la sua carriera”, aveva detto nella requisitoria il pm nelle ultime battute della sua lunga requisitoria cominciata ieri davanti alla Corte d’Assise di Udine.
“L’odio verso Trifone e la gelosia verso Teresa lo avevano assalito già da tempo. Togliendoli di mezzo sparivano due rivali, due minacce viventi, due persone verso cui covava odio già da tempo. E il suo futuro sarebbe tornato ad essere roseo – ha aggiunto il Pm – Abbiamo avuto il movente sempre sotto gli occhi e ce lo ha detto l’imputato stesso quando ha motivato le ragioni per cui non aveva riferito di essere stato al palazzetto quella sera: “una sola attenzione avrebbe potuto compromettere il mio ingresso nella Guardia di finanza che sarebbe avvenuto a breve”.

 

Le notizie del 17 ottobre 2016

Con la proiezione delle immagini dei corpi senza vita di Teresa Costanza e Trifone Ragone è cominciata stamani, a Udine, in Corte di Assise, la seconda udienza del processo a carico di Giosuè Ruotolo. Le immagini dei ragazzi (Teresa con i capelli biondi appoggiati sul finestrino della sua Suzuki e Trifone con il viso coperto di sangue seduto sul lato passeggero) sono state proiettate prima della deposizione del capitano Mauro Maronese (nella foto sotto), all’epoca comandante del nucleo investigativo dei Carabinieri di Pordenone, del medico legale Giovanni Del Ben, primi testi dell’accusa, e un’insegnante di yoga, la prima ad aver trovato i due ragazzi.

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Al via il processo contro Giosuè Ruotolo

È iniziato oggi, lunedì 10 ottobre, davanti alla Corte d’Assise di Udine il processo a carico di Giosuè Ruotolo, il militare campano di 27 anni accusato di aver ucciso i fidanzati Trifone Ragone, 28 anni, e Teresa Costanza, 30 fuori dal palazzetto dello sport di Pordenone nel marzo 2015. Ruotolo è presente in aula. Ci sono anche i genitori delle vittime. In apertura di udienza, è stata chiesta l’autorizzazione alla citazione del ministero della Giustizia quale responsabile civile.

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“Si aggrava la posizione dell’imputato”

Per l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Gianni Ragone, fratello di Trifone, “la posizione di Ruotolo si aggrava. A seguito di una complessa attività di indagine integrativa degli investigatori, nuovi e pesantissimi indizi schiacciano alla sua responsabilità il militare in carcere a Belluno. Si ha ormai la certezza che i messaggi ‘molesti’ verso Teresa siano stati inviati da postazioni appartenenti alla caserma dove lavorava Giosuè che, nei giorni in cui sono stati inviati,era al lavoro”.

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Le mamme di Trifone e Costanza: “La fidanzata di Ruotolo dica la verità”, le notizie dell’8 agosto 2016

Eleonora e Carmelina sono le madri di Trifone Ragone e Teresa Costanza. Dopo il rinvio a giudizio del presunto assassino della coppia, Giosuè Ruotolo, e la richiesta di patteggiamento della sua fidanzata, Rosaria Patrone, accusata di favoreggiamento, ora prendono la parola loro e chiedono alla ragazza di dire la verità. Per le 2 donne, la speranza di arrivare alla soluzione del duplice delitto si è riaccesa dopo la richiesta della giovane di patteggiare. “Forse è un piccolo passo avanti”, ha detto Eleonora che, insieme a Carmelina, ha aggiunto “Noi siamo già state condannate all’ergastolo del dolore”.

 

Delitto di Pordenone: la fidanzata di Ruotolo chiede di patteggiare, le notizie del 4 agosto 2016

 

“È nostra intenzione chiedere il patteggiamento, ma questo non significa che la mia assistita abbia cambiato idea sull’innocenza del proprio fidanzato di allora”. Lo ha riferito all’Ansa l’avvocato Costantino Catapano, difensore di Rosaria Patrone, 24 anni, di Somma Vesuviana (Napoli), accusata di favoreggiamento nell’indagine sul duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone, per il quale dal marzo scorso si trova in carcere, a Belluno, Giosuè Ruotolo, militare di 27 anni e collega di una delle vittime.

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“La nostra strategia non è cambiata”, ha aggiunto Catapano, “non abbiamo mai parlato di accuse infondate circa le azioni esercitate nei confronti delle amiche, ma solo per il favoreggiamento nel duplice omicidio, circostanza che è ormai stata appurata anche nel corso dell’udienza del riesame”.

 

Duplice delitto di Pordenone: a ottobre inizia il processo contro Ruotolo, le notizie del 13 luglio 2016

 

È stata fissata per il 10 ottobre, davanti alla Corte d’assise di Udine, la prima udienza del processo contro Giosuè Ruotolo, il militare campano di 27 anni accusato di aver ucciso a Pordenone i fidanzati Trifone Ragone (28 anni) e Teresa Costanza (30), fuori dal Palazzetto dello sport, nel marzo 2015.

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I pm ottengono il giudizio immediato

I sostituti procuratori Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro, titolari dell’inchiesta, hanno chiesto e ottenuto dal gip Alberto Rossi il decreto che dispone il giudizio immediato. Una formula che trova concorde anche la difesa, che in linea teorica avrebbe tempo dieci giorni per chiedere un giudizio immediato.

Stralciata la posizione della fidanzata

La posizione della fidanzata di Ruotolo è invece stata stralciata: Mariarosaria Patrone, studentessa di Somma Vesuviana, di 24 anni, indagata per favoreggiamento, non è soggetta a misure cautelari e verrà giudicata separatamente. Ruotolo è invece rinchiuso dal 7 marzo scorso nel carcere di Belluno.

 

“Ruotolo si era appostato per uccidere”, le notizie dell’11 aprile 2016

 

“Ruotolo era in appostamento al palazzetto per un omicidio ideato da tempo. Trifone e Teresa erano con ogni probabilità ‘attenzionati’ sin dal pomeriggio”. Lo sostiene l’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Gianni Ragone, fratello di Trifone, assassinato con la fidanzata Teresa Costanza (nella foto sotto i fidanzati insieme al giovane accusato) il 17 marzo 2015 nel parcheggio della palestra di Pordenone. Per il legale, ci sono “fonti testimoniali attendibili che riferiscono della presenza di una Audi A3 grigia, con a bordo un uomo, in sosta a poca distanza dalla macchina di Trifone, già verso le 19,20 del 17 marzo”.

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“Gli contestino anche lo stalking”

La nota del legale – riportata dal Gazzettino – aggiunge che “a Ruotolo andrebbe contestato anche il reato di stalking” e che “non restano dubbi sulla premeditazione”. Dunque il duplice omicidio Il delitto “può essere stato compiuto soltanto da chi serbava un rancore feroce e mai sopito”.

 

Negata la scarcerazione per Ruotolo, le notizie del 1° aprile 2016

 

Deve restare in carcere Giosuè Ruotolo (nella foto sotto al momento dell’arresto), indagato per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza. Lo ha deciso il tribunale del riesame di Trieste che ha respinto la richiesta di scarcerazione. Revocati invece i domiciliari alla fidanzata, Rosaria Patrone, indagata per favoreggiamento nel duplice delitto.

Il legale di Ruolo annuncia ricorso

“Faremo ricorso in Cassazione”, ha detto all’Adnkronos l’avvocato Roberto Rigoni Stern, difensore di Ruotolo. “Il quadro indiziario a nostro avviso è molto frammentario e difficilmente riuscirà a reggere il vaglio dibattimentale. Si tratta di una serie di indizi che non sono precisi né gravi né concordanti e che comunque hanno indotto il riesame a soprassedere prudenzialmente nell’attesa che possano essere fugati molti dubbi su questa vicenda”.

 

Pordenone, duplice omicidio: “Ruotolo inquinava le prove”, le notizie dell’8 marzo 2016

 

Per il procuratore di Pordenone Marco Martani (nella foto sotto), “esistono gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Giosuè Ruotolo per i quali si è evidenziata la sussistenza di esigenze cautelari: nel caso specifico ha inciso il pericolo di inquinamento delle prove poste in atto tanto da Ruotolo quanto dalla fidanzata Maria Rosaria Patrone”. Secondo il magistrato, inoltre, il movente del duplice delitto va ricercato in una violenta lite tra l’arrestato e una delle vittime, Trifone Ragone, 28 anni, ucciso insieme alla fidanzata, Teresa Costanza, 30.

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“C’è un testimone chiave”

A completare il quadro, ha spiegato ancora Martani, ci sarebbe anche un testimone oculare. “Siamo abbastanza certi che sia una persona che stava facendo jogging attorno alla palestra”. Infine ci sono le registrazioni delle telecamere che il 17 marzo 2015 avrebbero ripreso l’auto di Ruotolo, che continua a professarsi innocente, nei pressi del luogo dell’omicidio.

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“Quadro in aggravamento”

“Il quadro giudiziario nei confronti di Ruotolo si è andato progressivamente aggravando”, ha aggiunto il procuratore di Pordenone. “Siamo nel più classico processo di carattere indiziario: non c’è dna né qualcuno che ha visto l’omicidio o il momento in cui si disfaceva dell’arma. Siamo persuasi che Ruotolo fosse presente sul luogo del delitto nelle fasi in cui questo si consumava: il suo veicolo, per sua stessa ammissione postuma, si trovava a otto metri e mezzo da quello delle vittime”.

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Pordenone, duplice omicidio: arrestati Ruotolo e la fidanzata, le notizie del 7 marzo 2016

 

Giosuè Ruotolo in carcere a Belluno e la sua fidanzata, Rosaria Patrone (entrambi nella foto di apertura), ai domiciliari. È la svolta nell’inchiesta per l’omicidio del fidanzati di Pordenone, Teresa Costanza, 30 anni, e Trifone Ragone, 28 (nella foto sotto), uccisi il 17 marzo 2015. A emettere l’ordinanza di custodia cautelare è stato il gip Alberto Rossi che ha accolto la richiesta di un mese fa inoltrata dai pm Matteo Campagnaro e Pier Umberto Vallerin.

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Il difensore: “Un arresto che ci coglie impreparati”

“L’arresto del mio assistito Giosuè Ruotolo”, ha detto l’avvocato Roberto Rigoni Stern, “ci coglie completamente di sorpresa perché sono passati sei mesi dall’iscrizione del registro degli indagati e non capiamo quali circostanze possono essere mutate rispetto ad allora per giustificare questo provvedimento. Paradossalmente ci fa uscire da una incredibile situazione di sospensione in cui eravamo tenuti dalla fine del mese di settembre senza poter accedere in alcun modo agli atti dell’inchiesta”.

“Passo importante verso l’accertamento della verità”

“Un provvedimento da tempo atteso”, ha detto Nicodemo Gentile, avvocato di Gianni Ragone, fratello di una delle due vittime, “perché ritenevamo da sempre gravissimo il quadro indiziario a carico di Ruotolo. Siamo soddisfatti perché adesso anche un giudice terzo lo ha certificato con la custodia in carcere. Siamo consapevoli che questa misura non significa ancora responsabilità, però è un primo passo importante verso l’accertamento della verità per dare giustizia a Trifone e Teresa”.

Ruotolo viveva recluso in caserma

A gennaio, la procura aveva convocato di nuovo Ruotolo, ma lui (nella foto sopra insieme ai carabinieri), caporalmaggiore dell’esercito ed ex coinquilino di Ragone, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Fino a questa sera, Ruotolo, 26 anni, viveva blindato nella nuova caserma di Pordenone, dov’era stato trasferito qualche settimana fa. Non aveva alcun contatto con l’esterno, solo lunghe telefonate con la fidanzata Rosaria Patrone.

Teresa importunata via Facebook?

L’elemento chiave su cui gli investigatori hanno puntato ha a che fare i dissapori tra Trifone e Giosuè, culminati, alcuni mesi prima del delitto, in un’accesa discussione a cui sarebbe seguita una rissa. A dividere i due così profondamente un profilo Facebook anonimo con il quale Ruotolo avrebbe importunato Teresa Costanza.

 

Delitto di Pordenone: “La fidanzata di Ruotolo lo istigò a uccidere”, le notizie del 22 dicembre 2015

 

Non ci sono solo i silenzi e le contraddizioni. A portare all’incriminazione di Maria Rosaria Patrone, la fidanzata ventiquattrenne di Giosuè Ruotolo originaria di Somma Vesuviana (nella foto d’apertura insieme), ci sarebbe anche altro. Per gli inquirenti di Pordenone che indagano sull’omicidio di Trifone Ragone e della compagna Teresa Costanza (nella foto sotto), sarebbe stata lei a istigare il giovane e ucciderli. Anche non si sa quale sia il motivo per cui Maria Rosaria ce l’avrebbe avuta a tal punto con i 2 ragazzi assassinati, ma riscontri starebbero emergendo da Somma Vesuviana dove nelle ultime settimane sono state raccolte le testimonianze di amici e conoscenti.

 

La fidanzata di Ruotolo accusata di favoreggiamento: le notizie del 22 dicembre

Non è direttamente coinvolta nel duplice omicidio di Pornenone, Rosaria Patrone, la fidanzata di Giosué Ruotolo. Ma è accusata di favoreggiamento e false attestazioni: sono queste le accuse mosse dalla Procura di Pordenone. La ragazza verrà interrogata domani mattina – mercoledì 23 dicembre –  in Procura a Pordenone. È stato ribadito in maniera categorica il mancato coinvolgimento della studentessa nell’omicidio: la donna si trovava a centinaia di chilometri di distanza da Pordenone.

Un nome nuovo nelle indagini

Si aggiunge un nome nuovo a quello dell’unico indagato per il duplice delitto di Pordenone. È quello di Rosaria Patrone, la fidanzata di Giosuè Ruotolo, già iscritto a registro per l’omicidio di Trifone Ragone, 28, e della sua compagna, Teresa Costanza, 30 (nella foto d’apertura insieme), assassinati lo scorso 17 marzo. L’atto ha seguito alcuni interrogatori in cui la giovane si sarebbe contraddetta, quando era stata ascoltata come persone informata sui fatti. In base ad alcune indiscrezioni, Rosaria Patrone non avrebbe rivelato informazioni di cui era venuta a conoscenza subito prima e subito dopo il delitto.

Nel mirino scambi via sms e in chat

A suffragare l’ipotesi degli investigatori, ci sarebbero messaggi scambiati via sms e via chat mentre rimane escluso qualsiasi suo coinvolgimento diretto nell’agguato mortale, dato che quella sera era a centinaia di chilometri da Pordenone.

Non cambia invece la posizione di Giosuè Ruotolo, per quanto abbia continuato a proclamarsi innocente pur non avendo fornito un alibi univoco e convincente. Ancora mancante invece il movente.

 

Trovate tracce biologiche sull’auto di Giosuè: le notizie del 29 settembre

Tracce biologiche diverse dal sangue. Le hanno trovare i militari del Ris dopo aver ispezionato per 5 ore l’Audi A3 grigia di Giosuè Ruotolo, il ventiseienne sospettato dell’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone, e ora saranno gli esami di laboratorio a dire di cosa si tratta. Per il momento si sa che le tracce sono state evidenziate ricorrendo a luci forensi.

Sentita per oltre 5 ore la compagna dell’indagato

Una perquisizione, sempre ieri, è stata condotta anche nell’appartamento di Somma Vesuviana occupato dall’indagato e dalla sua fidanzata, dopo che hanno lasciato Pordenone. La giovane, inoltre, è stata sentita per oltre 5 ore in caserma dai carabinieri. Al momento gli investigatori cercando tracce di sangue che dovevano aver macchiato il killer, il quale sparò a distanza ravvicinata alla coppia uccisa il 17 marzo scorso. Sicuramente ci deve essere quello di Trifone Ragone: l’arma che esplose il primo colpo contro di lui era una una trentina di centimetri.

Pordenone, Giosuè: “Sono innocente, voglio anch’io la verità su Trifone”

“Io non c’entro ma è giusto che indaghino, così verranno eliminati tutti i dubbi”: Giosuè Ruotolo, indagato per il duplice omicidio di Pordenone dove il 17 marzo scorso vennero uccisi Teresa Costanza e il fidanzato Trifone Ragone, si difende e ai microfoni di Newsmediaset dichiara: “Troveranno il colpevole. Io e Trifone eravamo amici. Ho portato la bara? Sì, mi sembrava giusto farlo”.

E sulla mancanza di alibi: “Non vuol dire che sono colpevole”. Insomma Giosuè è chiuso a testuggine e non molla di un centimetro. Del resto, finora, è stato solo iscritto nel registro degli indagati. Non c’è l’accusa di omicidio nei suoi confronti. La foto in apertura viene dall’intervista.

Qui il video con l’intervista di Ruotolo a Mediaset.

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Da stamattina ci sono un nome e un cognome

L’uomo indagato per il duplice delitto di Pordenone ha, ormai, un nome e un cognome. Il killer della coppia uccisa dopo l’allenamento in palestra sarebbe un commilitone di Trifone, con il quale per un periodo ha condiviso anche un appartamento.

Per gli inquirenti, si tratta di Giosuè Ruotolo, di 26 anni, caporalmaggiore di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli. Avrebbe esploso a bruciapelo  i colpi mortali che hanno ucciso Trifone Ragone (28 anni) e la fidanzata Teresa Costanza (30 anni), appena saliti in auto dopo aver terminato l’allenamento quotidiano di pesi.

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In questi mesi, l’uomo – che ha abitato a lungo con Trifone in un condominio di via Colombo, a Pordenone, assieme ad altri militari originari del Sud Italia di stanza alla caserma di Cordenons – è stato ripetutamente sentito dagli investigatori, ma ha sempre ripetuto la medesima versione, senza mai dare un alibi convincente agli inquirenti. Al momento dell’omicidio – qualche minuto prima delle 20 – ha detto che si sarebbe trovato nella propria abitazione, da solo.

“Un militare timido e schivo”

Strana la descrizione di Giosuè (nelle foto qui sopra e in basso), che ha vissuto con Trifone, che aveva fama di Rambo. “È un ragazzo schivo, timido. Uno che fa fatica a salutarti”, dicono nella palazzina di via Cristoforo Colombo, a cento metri dalla chiesa di San Giorgio, dove vive. Invece il taciturno Giosuè – da tutti chiamato Giò – è al centro dei sospetti più gravi.

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Percorsi paralleli

I percorsi di Trifone e di Ruotolo sono parallei. Entrambi in ferma breve volontaria, si sono incontrati due anni fa nella caserma di Cordenons, dove ha sede il 132° Reggimento carri e dove Trifone Ragone è arrivato dopo essere stato negli alpini, nel centro di addestramento di Aosta.

Insieme ad altri due militari hanno preso in affitto un appartamento in via Colombo. Hanno condiviso l’appartamento fino alla primavera del 2014, quando a maggio Ragone si è trasferito in via Chioggia per andare a convivere con Teresa Costanza, la fidanzata conosciuta a Milano nel dicembre 2013 e che ha lasciato il lavoro di broker assicurativa per seguire l’amore della sua vita. Nell’appartamento adesso non c’è nessuno.

Il giovane sentito più volte, ha una fidanzata

Il giovane è tornato a Somma Vesuviana, dove vivono i genitori (la mamma è insegnante, il papà in pensione). Ha una fidanzata e la passione per la matematica. Mai un problema, nessuno precedente penale, mai coinvolto in situazioni poco chiare. Difficile pensare a un contrasto così grave con Ragone, tale da portarlo a eliminare il compagno e la sua fidanzata. Come indagato non è mai stato sentito dagli inquirenti. È stato sentito, invece, come persona informata sui fatti. Più di un volta è stato convocato nella caserma dei carabinieri di Pordenone.

È stato iscritto nel registro degli indagati: le notizie del 25 settembre

C’è un uomo iscritto nel registro degli indagati per il duplice delitto di Pordenone. Gli investigatori sono ancora molto prudenti. “Abbiamo un’idea seria ma di più non posso dire… anche per non dare vantaggi al killer”, ha dichiarato il procuratore capo di Udine Marco Martani, che ha in mano le indagini (nella foto in basso).

La notifica dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata decisa dalla magistratura pordenonese per dare la possibilità all’uomo di nominare propri consulenti per accertamenti irripetibili sul caricatore recuperato dal laghetto nei giorni scorsi.

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Un piano portato a termine da una sola persona

Dal silenzio emerge un dettaglio: non ci sarebbe un mandante. Cioè, chi ha ucciso non l’ha fatto su commissione. Ha portato a termine l’esecuzione realizzando un proprio piano. Questa almeno l’ipotesi investigativa, per la verità difficile da accettare, dopo tutti gli scenari emersi nei mesi scorsi. Ma sul “delitto solitario” convergono tutti i dati fin qui raccolti sull’indagato. anca, comunque, ancora qualcosa per far scattare le manette.

La svolta dopo il ritrovamento del caricatore

Forse è a una svolta la duplice esecuzione di Pordenone. È stato trovato – infatti – nel laghetto del parco di San Valentino, a Pordenone, il caricatore dell’arma con cui il 17 marzo sono stati uccisi Teresa Costanza e Trifone Ragona, i due fidanzati trovati morti nel parcheggio di una palestra.

Il laghetto si trova alle spalle proprio del luogo dell’omicidio. Lo hanno confermato “autorevoli fonti investigative” all’inviato del programma di Mediaset “Quarto Grado” che ha rivelato la notizia nel corso del programma di ieri sera.

Coppia uccisa a Pordenone, trovato il caricatore dell'arma del delitto

I sommozzatori del Comando carabinieri di Genova hanno trovato nel laghetto parte del caricatore di una pistola 7,65, stesso calibro della semiautomatica usata per l’ omicidio della giovane coppia di fidanzati.

I genitori di Teresa: “Speriamo”

“Apprendiamo ora la notizia. Speriamo che questo ritrovamento porti a una svolta”: è questo il commento a caldo dei genitori di Teresa Costanza dopo il ritrovamento di parte del caricatore. Nei giorni scorsi si era già parlato del ritrovamento, poi rilanciato ieri sera in tv da Quarto grado.

 

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