A Venezia 10 minuti di applausi per “Notturno” di Gianfranco Rosi (il trailer)

Dieci minuti di applausi al termine della premiere mondiale di “Notturno” di Gianfranco Rosi nella.sala grande del Palazzo del cinema al Lido di Venezia. Felice del tributo il regista in gara per il Leone d’oro con il film girato ai confini di Siria, Iraq, Libano è stato tre anni in Medio Oriente rischiando anche la vita.

Rosi: incontri al confine tra vita e inferno 

La “necessità di andare a vedere l’altra parte”: il punto di partenza di Gianfranco Rosi comincia dal porto di Lampedusa, l’immagine di Fuocammare così forte da dover distogliere lo sguardo, quei corpi ammucchiati nella stiva del barcone.

Da quel film, amato ovunque nel mondo, Orso d’oro a Berlino, candidato all’Oscar, si cambia ma con Notturno ancora di più. “Mi riesce difficile elaborarlo ancora oggi, è stata un’esperienza di impatto fisico ed emotivo fortissimo, passare tre anni in posti sconosciuti, senza conoscerne la lingue, stare per mesi in luoghi sperduti, pericolosi, feriti, ti fa tornare diverso e ancora ringrazio i miei produttori che a distanza mi consolavano, mi davano coraggio”, dice Rosi che si commuove a ricordare i sentimenti privati, in solitudine – il film è stato girato da lui con un solo operatore – tra un’umanità che dolente è dire poco.

 

Da oggi in 80 sale cinematografiche

 

Ora Notturno, in concorso a Venezia 77, da oggi, mercoledì 9 settembre, sarà in 80 sale selezionate distribuito da 01 (è stato prodotto da Donatella Palermo e Rai Cinema) e poi in giro per il mondo, richiesto già da moltissimi festival: Toronto, Telluride, New York e ancora, notizia di oggi, Londra, Busan, Tokyo.

 

 

Otto persone protagoniste

Protagoniste “Sono otto persone, da luoghi distanti, diverse per esperienza”, le loro storie s’intrecciano in un mosaico tragico che seppure non spiega politicamente i drammi mediorientali – “sono ancora più confuso di quando sono partito” – danno allo spettatore uno scossone contro l’anestetizzazione cui ormai siamo abituati tutti sul tema dei migranti e delle guerre dimenticate. Un film di luce sul buio delle guerre come lo stesso Rosi definisce Notturno girato pericolosamente in Medio Oriente sui confini sempre incerti di Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. “Quello che mi rimane – dice all’Agenzia Ansa Rosi – è un profondo senso di amore che spero il pubblico colga, questo incredibile senso di vita in lotta in persone che hanno sofferto, che hanno avuto la vita sconvolta dalle violenze nella loro quotidianità, volevo raccontare la loro esistenza in bilico tra la vita e l’inferno, provare ad identificarmi, a stabilire un contatto e da tutto questo portare a casa uno sguardo diverso del Medio Oriente”.

 

Notturno, sottolinea Rosi, “nasce dove si interrompe la breaking news sull’ultimo naufragio, sull’ultima strage per provare a dare una dimensione intima, profonda”. Non ne è ancora fuori racconta il regista, perchè i suoi “personaggi sono prima di tutto persone frequentate per mesi, stabilendo un rapporto di fiducia”: E così è felice di raccontare che alcuni bambini dell’orfanatrofio, con sindromi post traumatiche tipo balbuzie, ritardi mentali e di crescita, insonnia, che provano a superare disegnando i loro drammi – “una Norimberga dei bambini” – “sono ora in cura in Germania”.

Ancora schiava dell’Isis

Mentre si addolora pensando che è ancora “schiava dell’Isis” la ragazza di cui si sentono messaggi disperati sul telefonino della madre, lei si ora liberata dopo due anni e al sicuro a Stoccarda. Era giusto mostrare quel barcone di morte a Fuocammare? E’ giusto mostrare la stanza dei bambini? “Sarebbe stato ipocrita non mostrarli – risponde Rosi – in quella stanza c’è una testimonianza storica fondamentale: la memoria degli orrori. Sono racconti liberi, spontanei dei superstiti di massacri della comunità Yazida. Per me far vedere questi bambini, le loro paure, è stato un atto necessario, è il cuore del film”. La quarantena, con le nostre ansie sul futuro e fatte le dovute differenze, “ci avvicinerà ancora di più a quell’umanità. Loro vivono da anni il tempo sospeso, l’attesa, il futuro incerto e anche noi con la pandemia ci stiamo misurando con questa sensazione. Notturno in questo mi sembra più universale di quanto immaginassi”.

Girato in molte situazioni di pericolo

La “purezza dell’artista” come lo ha chiamato l’ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco, ha portato Rosi in situazioni di pericolo, “c’erano cecchini in giro – ha riferito Donatella Palermo – ma lui pensava alle sue inquadrature”. Peccato che ha girato di notte durante il coprifuoco e che le scorte a volte sono state vere e proprie bande, “sono stato ad un passo dall’essere rapito”, ammette Rosi. I confini lungo cui ha girato, quanto mai mobili e incerti, “sono confini anche mentali, la mappa dei luoghi di Notturno è una psicogegrafia” di donne dolenti, bambini traumatizzati, adolescenti in cerca di futuro raccontati però con grandissima umanità ed empatia.

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