Rimini: il “capobranco” degli stupratori positivo alla tubercolosi

Il capobranco degli stupri di Rimini, Guerlin Butango, è risultato positivo alla Tbc. Il ventenne congolese è stato trasferito nella giornata di ieri dal carcere di Rimini a quello di Pesaro, nella sezione dei sex offender, un reparto protetto e speciale previsto a Villa Fastiggi dove si tentano dei percorsi di recupero per chi commette gravi reati a sfondo sessuale.

Proprio durante gli accertamenti sanitari a cui è stato sottoposto l’immigrato (nella foto qui sopra e al momento dell’arresto, in apertura di pagina) tra gli ingressi nelle carceri di Rimini e Pesaro che gli esami avrebbero riscontrato la presenza della tubercolosi, malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri. Ma al momento non è chiaro se si tratti di una forma di tisi più o meno grave, nè se, essendo una malattia contagiosa, sia stata prevista una profilassi per chi è venuto in questo periodo a contatto con il congolese, che godeva di un permesso di protezione umanitaria e che era uscito dallo scorso aprile dal sistema Sprar riservato ai profughi.

 

Ai marocchini erano stati offerti 25.000 euro per tornare a casa

Avrebbero dovuto lasciare l’Italia almeno 3 anni fa i componenti della famiglia marocchina i cui due figli hanno fatto parte del branco di 4 persone accusate degli stupri di Rimini. Il sindaco di Vallefoglia, Palmiro Ucchielli, dove la famiglia vive in un alloggio popolare, afferma: “Era il 2014. Avevamo trovato i soldi, più o meno 5.000 euro a persona per un totale di 25.000 euro forse di più, per farli rientrare in Marocco dove si trovava il padre già espulso”.

Tutto pronto per la partenza

Insomma, nelle parole di Ucchielli, era “tutto era pronto, anzi madre e i quattro figli erano andati in caserma per partire. Poi non so cosa sia successo ma attraverso il tribunale dei minorenni ci siamo ritrovati il padre di nuovo a Vallefoglia mentre noi ci aspettavamo che la famiglia se ne andasse per sempre”.

Il disaccordo del console

Poi però erano insorte delle difficoltà. “Ricordo”, prosegue il sindaco, “che non era d’accordo col rimpatrio nemmeno il console, ma alla fine c’era stato il nulla osta. Poi è saltato tutto e la famiglia oltre al padre è rimasta qui”. Probabile motivo la minore età dei figli, nati in Italia, e l’opposizione dei genitori.

La colletta dei carabinieri

Qui, però, non se la passavano bene tanto che i carabinieri avevano fatto una colletta a loro favore. Nonostante i ragazzi fossero stati bollati come bulli dagli insegnanti. “Il problema vero è che questi due fratelli erano abbandonati a loro stessi”, ha detto una docente. “Non avevano da mangiare, letteralmente. Facevamo degli acquisti a turno per comprargli panini e cibo. Avevano delle potenzialità positive ma la loro condizione familiare azzerava tutto”.

Comune e Caritas se ne occupavano

Inoltre “il Comune pagava bollette, spesa, affitto, la Caritas offriva il pacco ma quei figli non studiavano e non volevano ascoltare. Perché non erano stati educati a farlo. Oggi purtroppo abbiamo avuto la prova di cosa ha prodotto quell’abbandono”.

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