“Poi la donna si calma”: indagato a Bologna il mediatore “pro” stupro

È stato aperto dalla Procura di Bologna un fascicolo nei confronti di Abid Jee (ma questo è solo un nickname) del ventiquattrenne pachistano, iscritto a Giurisprudenza sotto le Due Torri licenziato dalla coop Lai-Momo dopo il post choc su Facebook sullo stupro: “Poi la donna si calma”.

L’accusa è di istigazione a delinquere.

A sollecitare l’apertura dell’inchiesta della Procura bolognese è stata una donna di Reggio Emilia, che ha usato un modulo messo a disposizione da un’associazione che tutela le donne vittime di abusi. Poco dopo sono arrivate altre tre denunce di donne dello stesso tenore.

“L’sitigazione a delinquere” in questo caso è un reato difficile da contestare, tuttavia ora il fascicolo è stato aperto.

 

 

Le notizie del 5 settembre

La cooperativa bolognese Lai-Momo ha licenziato il mediatore culturale che, all’indomani degli stupri di Rimini, aveva scritto su Facebook un commento nel quale sosteneva che “lo stupro è peggio solo all’inizio” e poi la donna si calma. Il dipendente ha presentato delle giustificazioni scritte che Lai-Momo ha respinto, risolvendo in via definitiva il rapporto di lavoro.

“Operato nel rispetto della legge”

“Abbiamo operato”, spiega la coop, “nel pieno rispetto della procedura prevista dalla legislazione sul lavoro, senza cedere alle sollecitazioni, spesso rivolte con un linguaggio offensivo e talvolta minaccioso, di chi ci invitava a ricorrere a modalità meno corrette e rigorose. Dal giorno dopo la pubblicazione del commento il dipendente è stato sospeso e non ha più lavorato in nessuna delle strutture gestite da Lai-momo”.

Il presidente: “Ora basta attacchi alla coop”

Dopo una settimana nell’occhio del ciclone”, ha aggiunto il presidente Andrea Marchesini Reggiani (nella foto sopra), “in cui siamo stati oggetto di attacchi pesanti, tutti noi dobbiamo ricominciare a lavorare nella normalità dell’impegno quotidiano”.

“La donna si calma”: sospeso dal lavoro l’autore del post sullo stupro, le notizie del 29 agosto 2017

C’è davvero qualcosa di malato nel profondo (neanche tanto profondo) dlela nostra società. È da questo buco nero che arrivano i post più incredibili. “Lo stupro è peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale”.

Subito dopo si è accorto, probabilmente, dell’enormità che aveva scritto e ha cancellato il posto, ma era tardi.

Ora rischia il licenziamento Abid Jee, 24 anni, che dal dicembre 2016 lavora come mediatore culturale per la cooperativa bolognese Lai-Momo.

Il ragazzo da qualche mese lavora all’hub regionale di via Mattei a Bologna, dove vengono smistati i migranti, poi mandati in tutta la regione, ma anche in altre strutture di accoglienza della città. Il verdetto della coop arriverà entro questo pomeriggio, da stamattina il telefono della sede di via Gamberi è infuocato.

La coop sociale di Bologna conferma: “È lui”

“Abbiamo verificato e confermiamo che il profilo Facebook corrisponde a un nostro dipendente, stiamo prendendo i provvedimenti conseguenti, confidiamo di potervi aggiornare nel merito nel pomeriggio”, si imita a commentare per il momento Silvia Festi, responsabi dell’area sociale della cooperativa Lai-Momo, nata nel 1995, che è una delle maggiori realtà che si occupa di accoglienza sotto le Due Torri: ha 75 dipendenti,  56 a tempo indeterminato, 12 a tempo determinato (16%) e 7 apprendisti, 11 sono nati in Paesi extra Ue. Prima di firmare un contratto, i dipendenti devono sottoscrivere un codice etico. Sul proprio profilo Facebook, la cooperativa aggiunge: “Ribadiamo la nostra ferma condanna delle affermazioni contenute in questo post, in quanto profondamente contrarie ai principi che sono alla base del nostro pensiero e del nostro modo di lavorare”.

 

Sospeso in via cautelativa e procedura disciplinare

Il ragazzo – originario di Crotone e, a quanto apre studente-lavoratore a Bologna – è stato nel pomeriggio del 28 agosto sospeso dalla Lai-Momo. La coop mette in atto la sospensione del dipendente “Nel rispetto delle disposizioni vigenti e del CCNL delle Cooperative sociali, infatti, abbiamo avviato oggi una procedura disciplinare e contestualmente abbiamo sospeso il dipendente in via cautelativa da ogni attività lavorativa”.

 

Il Comune di Rimini parte civile

Intanto una coppia di Varese ha denunciato ai carabinieri una tentata violenza da parte, probabilmente, della stessa banda di stupratori, mentre il Comune di Rimini ha annunciato che si costituirà parte civile contro i 4 violentatori dei gioavni polacchi e della trans peruviana.

Il commento di Rocco Di Blasi per Strisciarossa.it

LO STUPRO, NOI
E QUELLE PAROLE TERRIBILI

La ragazza, una polacca di 26 anni, è ancora ricoverata all’ospedale di Rimini, dopo essere stata violentata ripetutamente da quattro figuri, ancora liberi – purtroppo – di fare altro male in giro per la Riviera adriatica.

Una prostituta che l’ha incontrata sulla strada, appena reduce dallo stupro, assieme al coetaneo picchiato anche lui, al Resto del Carlino di Rimini così li ha descritti: “Erano spaventosi, i volti massacrati e gli occhi gonfi. Piangevano entrambi, lei non riusciva nemmeno a parlare, aveva un’espressione terribile. Il ragazzo parlava in inglese, mi chiedeva di chiamare la Polizia. Lui aveva addosso soltanto gli slip, la ragazza invece indossava vestiti da uomo. Quando ho saputo quello che era successo, ho capito che lui le aveva dato i suoi abiti. La giovane piangeva soltanto, non ce la faceva a dire niente”.

Ieri Abid Jee, 24 anni, mediatore culturale presso la cooperativa sociale Lai-Momo di Bologna, che svolge seriamente la sua “missione” dalla parte degli immigrati, ha scritto un post in cui ha “chiarito” le cose a modo suo: “Per la donna lo stupro è peggio, ma solo all’inizio, poi diventa calma ed è un rapporto normale”.

Possibile che si sia scritto questo testo aberrante nel 2017 e da parte di un coetaneo della polacca stuprata? Purtroppo è possibilissimo, anche per quello che si legge quotidianamente sul web.

Abid Jee in serata è stato sospeso. Ma quanti ce ne sono come lui nel buco nero della nostra società malata? E che possiamo fare, ancora, per non far pensare che “in fondo alle donne essere stuprate piace”?

 

 

Dopo la violenza, la paura di essere riconosciuta in Polonia

Dopo la violenza, la paura di essere riconosciuta e identificata nell’intera Polonia.

“La ragazza è terrorizzata dal fatto che qualcuno possa fare il suo nome, che possa essere identificata: in Polonia la vicenda ha avuto grande eco sui media”:  ha detto l’ assessore alla sicurezza di Rimini, Jamil Sadegholvaad, (nella foto qui sotto), che è andato in ospedale anche ieri, con un rappresentante del Consolato polacco di Milano. I due amici hanno chiesto di essere ricoverati nella stessa stanza. Vogliono stare vicini e tornare insieme in Polonia.

La richiesta: “Fateci tornare in auto”

“Al più presto e in macchina, se possibile”, ha chiesto lei, preferendo la riservatezza di un’automobile ai tanti viaggiatori di un volo aereo, che potrebbero scorgere i sgeni della violenza subita.

“La preoccupazione di entrambi è anche per il lavoro – ha aggiunto l’ assessore di Rimini -. Sono studenti lavoratori e non sanno come giustificare la loro assenza”.

Quanto all’Italia, il ragazzo ha trovato la forza di dire che “Era stata una bellissima esperienza. Ma il finale è stato molto brutto”.

A quanto si è saputo al polizia cerca 4 nord-africani, già implicati nel traffico di stupefacenti. Ma per ora sono solo sospetti.

“Vi prego, mandateci a casa”

 

“Vi prego, aiutateci a tornare a casa”: è l’appello della ragazza polacca di 26 anni – riportato dall’edizione di Rimini de “Il Resto del Carlino” (nell’immagine in basso) – che si trova ancora ricoverata, col suo compagno, in Ospedale a Rimini.

I due ragazzi, ieri mattina, sarebbero dovuti ripartire per la Polonia dopo la vacanza a in Romagna e avevano scelto di passare la loro ultima notte con un passeggiata in spiaggia. Secondo una ricostruzione che si è andata facendo più chiara durante le indagini della Polizia i due stavano camminando lungo la battigia quando sono stati aggrediti da quattro individui, che descrivono scuri di pelle ma non neri.

In ospedale ancora per alcuni giorni

Uno dei suoi primi pensieri, ieri, è stato come avvertire la famiglia. Perché il ritorno in Polonia dovrà attendere: lei e il suo amico, picchiato a sangue dal branco, dovranno restare in ospedale ancora per qualche giorno.

“Ci hanno rovinato la vita”, dice il ventiseienne, che ha ancora la faccia devastata dal pestaggio. Proprio la settimana prossima avrebbe dovuto iniziare uno stage lavorativo. Per questo i due ragazzi, ieri mattina, ora non desiderano altro che tornare in Polonia.

 

Le notizie precedenti del 27 agosto

Una ragazza e un ragazzo, entrambi polacchi di 26 anni,  sono stati protagonisti – loro malgrado – nella notte tra venerdì e sabato 26 agosto di una terribile avventura. La coppia era in vacanza a Rimini con un gruppo di connazionali, alloggiati in un hotel di via Padova. Per loro era l’ultima sera di vacanza.

La ragazza è stata violentata a ripetizione da quattro uomini; il ragazzo è stato a sua volta aggredito e colpito al capo più volte. Poi è stato lasciato a terra svenuto.

Gli autori dello stupro in spiaggia a Rimini avrebbero violentato – nello stesso raid, forse in preda all’alcol – anche un transessuale peruviano, lasciandolo poi ferito in strada.

Qui un video dell’Agenzia Ansa con la polizia in azione sulla scena del crimine.

 

 

Il loro gruppo è tornato in Polonia

Il loro gruppo proprio questa mattina è ripartito per tornare a casa, non i due giovani, ancora ricoverati. La coppia, quando è stata aggredita, si era probabilmente appartata da poco per un po’ d’intimità sotto le stelle in un luogo poco illuminato. Erano stesi sui lettini del bagno 130 a scambiarsi effusioni, quando i quattro sono comparsi dal nulla, aggredendoli. È successo intorno alle 4 e l’allarme è scattato quando alcuni passanti, vedendo la coppia insanguinata e sotto choc camminare sul lungomare, hanno chiamato la polizia.

 

Il giovane sarà nuovamente interrogato: le notizie del 26 agosto

Il giovane dovrebbe essere dimesso a breve dal Pronto Soccorso, per essere sentito nuovamente in Questura con l’ausilio di un interprete, anche se parlerebbe correntemente inglese.

Sequestrati gli short della ragazza

Sequestrati gli indumenti della ragazza, tra cui i pantaloncini corti che indossava al momento dello stupro. Per lei è stato immediatamente attivato il protocollo sanitario previsto in caso di violenza sessuale e l’assistenza psicologica.

“Gli autori dell’aggressione e dello stupro erano, spero di non essere smentito dalle indagini, reduci da una notte di sballo con abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti”: ha detto all’Agenzia Ansa il questore di Rimini, Maurizio Improta, che oggi, dopo un’estate tra le più ‘safe’ degli ultimi anni, si trova di fronte ad un caso viceversa tra i più odiosi per circostanze e vocazione del territorio: stupro di gruppo e rapina in spiaggia.

È accaduto la notte scorsa sul litorale

È accaduto la notte scorsa sulla spiaggia di Rimini, sulla battigia del bagno 130 (nella foto in basso).

 

La polizia di Stato in queste ore è sulle tracce di quattro persone, forse straniere. Ad essere aggredita una coppia di turisti polacchi, trasportata in ospedale.

Il Comune: “Un terribile episodio”

“Un terribile episodio”, per il Comune di Rimini, che “ci sconvolge per la sua brutalità e bestialità”.

L’Amministrazione comunale “a nome dell’intera città esprime la totale, assoluta solidarietà e vicinanza alla ragazza vittima della violenza e al suo compagno, anch’egli oggetto di una feroce aggressione”.
Il Comune “si rende immediatamente disponibile per ogni forma di supporto e di aiuto di cui possano avere bisogno”.  “Siamo in costante contatto con il questore Maurizio Improta – prosegue la nota dell’amministrazione – che ci sta aggiornando sugli sviluppi di una vicenda che ferisce tutta la città e per la quale Rimini chiede giustizia. Rivolgiamo un appello anche ai cittadini affinché collaborino con le forze dell’ordine segnalando ogni elemento che possa essere utile all’indagine”.

 

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto