Tav: lunedì non partono i bandi, la spunta Di Maio (per ora)

Tav: “Si va verso il rinvio dei bandi” di Telt – società italo-francese.

Lo precisano fonti di Palazzo Chigi. I bandi, sottolineano, “non partiranno lunedì. Quanto riportato dal Sole 24 ore non è esatto”.

“Felice che Salvini abbia cambiato idea, la crisi era stata minacciata da lui – scrive il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni su twitter -. Ci rincuora sapere che abbia a cuore il destino del governo come noi. Dobbiamo lavorare per gli italiani, c’è ancora molto da fare”.

 

L’annuncio del premier Conte

 

 

 

Chiamparino: una roba da repubblica delle banane

“La lettera di Palazzo Chigi invita Telt “a non fare i capitolati d’appalto, lasciando aperto uno spiraglio non chiarissimo. Vedremo lunedì”: commenta il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, a margine del flash mob delle madamin a favore della Torino-Lione.

“È come se il governo dicesse di far partire le manifestazioni d’interesse, sapendo già che i capitolati d’appalto non saranno mai affidati – aggiunge – Una roba da Repubblica delle banane”.
Il governo riferisca in Parlamento

“Se i bandi non partono senza se e senza ma, il governo vada in Parlamento e si assuma le sue responsabilità. Se non è in grado di farlo, se ne vada a casa”, aggiunge Chiamparino.

Le notizie del 7 marzo

Ancora nulla di fatto dopo 5 ore di vertice del governo giallo-verde sulla Tav. Una soluzione non è stata trovata e c’è , di fatto, un altro rinvio.

Il governo, infatti, chiederà un confronto con la Francia sui criteri di finanziamento della Tav, secondo quanto emerso da fonti di maggioranza al termine del vertice di 5 ore a Palazzo Chigi.

Al vertice presieduto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, hanno partecipato, oltre ai tecnici, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

Non sarebbe stata assunta nessuna decisione sui bandi: sarebbero ancora in corso valutazioni giuridiche.

Una seconda lettera dell’Ue in arrivo

La Commissione europea sarebbe intanto pronta a inviare una nuova lettera all’Italia per ricordargli che il “no” all’opera comporterebbe la violazione di due regolamenti Ue e la perdita di 800 milioni.

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