Berlino: caccia aperta all’Orso d’oro, il festival comincia con Django

Tutto pronto per la sessantasettesima edizione della Berlinale, che apre i battenti oggi e il 19 febbraio proclamerà il vincitore dell’Orso d’Oro. Per il cinema italiano – in trionfo l’anno scorso con “Fuocoammare”, di Gianfranco Rosi, che è anche in corsa per l’Oscar come miglior documentario – nessuna pellicola in concorso.

Premiata la carriera di Milena Canonero

Ci consoleremo con l’Orso d’Oro alla carriera che verrà consegnato a Milena Canonero (nella foto qui sopra), costumista pluripremiata e quattro volte premio Oscar. Fra le sue collaborazioni più prestigiose, quella con Stanley Kubrik: sono suoi i costumi di “Arancia Meccanica”, “Shining” e “Barry Lindon”, che le valse la prima statuetta. Ma poi ancora con Coppola padre, per “Cotton Club” e figlia per “Marie Antoniette”, film per il quale la Canonero venne premiata con un altro Oscar. Le altre due statuette per la costumista genovese sono arrivate nel 1982 per “Momenti di Gloria” di Hugh Hudson e, in tempi recenti, per “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson.

Numerosi divi in concorso

Non mancheranno i divi: Hugh Jackman porta a Berlino “Logan” di James Mangold, l’ultimo capitolo dedicato al suo eroe munito di artigli, Wolverine. Mentre Richard Gere, insieme a Laura Linney, è in concorso con ”The Dinner” di Oren Morvman.
Si preannuncia intensa la commedia “The Party”, di Sally Potter, con Cillian Murphy e Kristin Scott Thomas: nella sinossi ufficiale del film si parla di un finale col pavimento insanguinato.
E poi ancora Robert Pattinson e Sienna Miller per il nuovo lavoro di James Gray, “Z- La citta segreta”. Venti anni dopo, Danny Boyle firma e porta alla Berlinale “Trainspotting 2”. Come saranno cambiati i “fattoni” Mark, Francis, Spud, Sick Boy e Francis?

L’attesa per il film di Aki Kaurismaki

C’è molta attesa anche per un grande nome del cinema d’autore, il finlandese  Aki Kaurismaki. Il suo nuovo film è in linea con i tempi: parla di un incontro tra un ristoratore che non riesce a liberarsi dal vizio del gioco d’azzardo e un profugo siriano.

Dalla Corea, il sempre presente Hong Sang-soo ci racconterà le vicende di un’attrice. Luca Guadagnino, direttamente dal Sundance Festival, nello Utah, sbarca a Berlino per presentare in Europa la sua ultima fatica “Chiamami con il tuo nome”, tratto dal romanzo di André Aciman. Una storia d’amore e di silenzi vissuta da due ragazzi in una calda estate degli anni Ottanta.
L’attore Stanley Tucci, alla Berlinale in versione regista, con “Final Portrait” ci porta nel mondo dello scultore e pittore Alberto Giacometti. Mentre il rumeno Peter Netzer, vincitore a Berlino nel 2013 con “Il caso Kerenes”, racconta nel suo “Ana, mon amour” una storia d’amore tra due studenti minata da una malattia mentale.

Apre il festival Django sulla vita di un grande del jazz
Apre il Festival “Django”, sull’incredibile vita del geniale chitarrista jazz Django Reinhardt. Dirige Étienne Comar, produttore francese (“Babel, “Timbuktu”, “Mon Roi”), che qui si cimenta per la prima volta nella regia.
La musica sarà indiscussa protagonista di questa edizione della Berlinale: molto attesi sono infatti “Chavela”, documentario sull’indimenticabile cantante messicana Chavela Vargas, e “On The Road” di Michael Winterbottom che ha seguito la rockband  Wolf Alice  durante un tour in Inghilterra e Irlanda. Di una cantante parla “Félicité”, film franco-senegalese in concorso, e di una canzone maori che ha scalato le classifiche neozelandesi “The story of our Song”.

Un festival per i primi giorni sotto zero

Guida la giuria Paul Verhoeven, ritornato in auge l’anno scorso al Festival di Cannes con il suo “Elle”, per il quale lui ha vinto un Golden Globe e la sua protagonista, Isabelle Huppert, ha ottenuto una nomination all’Oscar. Intanto abbiamo già un vincitore: il freddo. Per i prossimi tre giorni temperature largamente sotto lo zero.

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