Dario Fo, ovvero quando stai male e non sai dire perché

Dario Fo, domenica 8 febbraio, a “Che tempo che fa” ha detto cose belle come sempre, cose che sa dire solo lui.

Ha detto che la follia è creativa, è intuizione che va al di là dell’ordinario. È vero, a un principio simile si è ispirato Franco Basaglia, lo psichiatra rivoluzionario a cui si deve dire grazie se son stati chiusi i manicomi.

Dario Fo ha raccontato la follia trasformandola in qualcosa di bello. Ha trascurato di dire, ma son sicura che lo sa, che essere matti è soprattutto sofferenza. E non è la sofferenza del diverso, dell’emarginato , del non compreso. Non solo. O forse del non compreso sì, ma del non compreso prima di tutto da se stesso, e poi da quelli che stanno intorno.

Stai male perché hai perso il filo del perché. Non ti capiscono perché non glielo sai spiegare il tuo star male. Ci provi, ma quando lo dici si svuota. Anche le persone che ti vogliono bene, che si farebbero in quattro per te, quando sei matto, non ti capiscono più.

E a forza di soffrire, anche la creatività si secca. Come lo so? Lo so.

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