Rapporto Coop 2018, gli italiani a tavola: vincono il biologico e i cibi senza lattosio

Popolo di ecologisti, attento al benessere, con un carrello della spesa etnico, di lusso e con prodotti “ready to eat”, ovvero pronto da mangiare.

Sono gli italiani secondo il Rapporto Coop 2018 redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop e presentato giovedì 6 settembre a Milano.

Il Rapporto, disponibile anche online, passa al setaccio consumi e tendenze delle famiglie indagandone i mutamenti e approfondendone le scelte alimentari. A fare da cornice alla fotografia degli italiani lo scenario economico del Paese, caratterizzato dalle diseguaglianze sociali.

La ripresa a vantaggio di pochi

Dopo quasi cinque anni la ripresa sempre più lenta (+1,2% la variazione attesa del Pil nel 2018 contro 1,5% effettivo del 2017), va a vantaggio di pochi. Non aiuta la classe media a risollevarsi e spinge ancora più in basso le condizioni delle famiglie in maggiore difficoltà. Secondo il rapporto Coop, la ripresa è stata così debole e con caratteristiche diverse che non ha interrotto la crescita dei divari sociali.

Italia fanalino di coda nei consumi

In Italia chi è povero tale rimane: il 62% degli italiani che si trova nel 20% inferiore nella distribuzione del reddito è tale anche dopo quattro anni, una percentuale superiore di 5,5 punti rispetto alla media dei 36 Paesi Ocse. Dati che non lasciano presagire nulla di buono in merito ai consumi.

Fanalino di coda in Europa

L’Italia del 2017 resta il fanalino di coda in Europa con una riduzione dei consumi delle famiglie rispetto al 2010 di oltre il 2% (-2,2%) a fronte di un +12,7% tedesco, di un +10,2% francese e di una sostanziale stabilità spagnola (0,1%). Nell’ultimo anno quello italiano (+0,7%) è il dato più basso tra le grandi economie europee.

Le differenze si vedono proprio nei consumi. Le famiglie benestanti spendono quattro volte di più rispetto a quelle con bassa capacità di spesa e c’è differenza anche da una Regione all’altra. Tra una famiglia trentina e una calabrese il differenziale all’anno è pari a 17.000 euro.

Crescono i consumi per comunicazione, casa e salute

A crescere sono soprattutto i consumi legati alle comunicazione, che spesso sono consumi gratuiti, e al digitale (+2,6% mercato digitale nell’ultimo anno), le spese obbligate come casa e salute (quasi 40 miliardi di euro per la spesa sanitaria privata in Italia nel 2017). Registrano un segno positivo i consumi per i servizi per la persona e il tempo libero (soprattutto alberghi e ristoranti +7,8%). In calo negli ultimi anni l’abbigliamento che insieme alle calzature registra un -4,8% e i trasporti (-14,9%). I consumi si spostano verso i servizi sono finanziati dai risparmi delle famiglie, anche se la capacità di risparmio è diminuita.

Cibo “local” o pronto

Se c’è un primato per gli italiani quello riguarda il cibo. Siamo i primi per spesa alimentare in Europa e nel mondo (19% la quota di spesa destinata a cibo e bevande, il massimo dell’ultimo decennio) e preferiamo acquistare frutta e verdura (+ 8,6% la crescita a volume dell’ortofrutta confezionata), pane e cereali rinunciando sempre più a zuccheri e grassi. Dopo un 2017 molto positivo, il primo semestre dell’anno presenta una crescita molto debole (+0,6% a valore, con una inflazione dell’1,1%) e con un netto spostamento a favore dei freschi e dei prodotti confezionati. Le diseguaglianze sociali si trovano anche nel carrello della spesa, anzi il cibo racconta con più profondità dove sta andando il Paese. Crescono i consumi dei più abbienti (+2,8%), del Nord e del Sud (+1%), delle famiglie con figli (+2%), mentre registrano un segno negativo gli acquisti alimentari dei più poveri (-4%), degli under 35 (-7%). Quanto alla tipologia di negozio, sono i discount a crescere: la quota di mercato è balzata dal 10% al 26% nel volgere degli ultimi dieci anni.

Insieme a quello etnico, cresce il carrello del lusso (+9,3%) e, allo stesso tempo, dopo anni, torna positivo quello dei prodotti più basici (+2,1%).

Biologico boom

Gli italiani comprano meno cioccolato, zucchero raffinato, burro, merendine e panna da cucina. Il salutismo, che ha spadroneggiato sulle nostre tavole negli ultimi anni, comincia a rallentare. Il carrello della salute cresce ancora nel primo semestre di un +2,3% (ma era il +5% nel 2017) e le sue singole componenti evidenziano andamenti diversi: il senza glutine segna un +1% nell’ultimo anno (tra il 2014 e il 2018 era cresciuto di ben 15 punti percentuali) il dietetico è fermo e i sostituti delle proteine animali in calo (seitan -0,3%, tofu -0,5%, pasta di kamut -1,1%). Allo stesso tempo continua la crescita del senza lattosio (+6%) e dei prodotti biologici. Nei discount è “bio boom” (+34,4%). Una famiglia su tre acquista biologico abitualmente. Calano, però, i veg & veg: a fronte di un 8,3% che dichiara di esserlo, il 9,7% afferma di esserlo stato e di averci rinunciato.

Il cibo pronto da mangiare

Il fenomeno del momento in fatto di cibo è sicuramente il “ready to eat” (pronto da mangiare). Non è un caso che tra i carrelli, il pronto faccia registrare un +6% e che l’e-food sia sempre più un’alternativa diffusa tra gli italiani. Solo nei primi tre mesi del 2018, 3,5 milioni di italiani (+ 80% rispetto al 2017) è ricorso al food delivery, mentre l’online alimentare registra un balzo in avanti di un +34% nei primi sei mesi dell’anno.

Piace anche il “meal delivery”, ovvero la consegna dei pasti a domicilio: sono 4,4 i milioni di connazionali che hanno utilizzato almeno una volta il servizio e questo dà la misura di un pezzo del Paese che si proietta verso il futuro. Secondo i dati Coop, sono 10 milioni gli italiani propensi a utilizzare questo servizio. Il food delivery si sta sostituendo in parte al consumo nel locale e gli ordini a domicilio viaggiano soprattutto attraverso gli aggregatori con la piattaforma Just Eat che fa la parte del leone con il 59%.

Cura dell’ambiente e spesa green

Quanto a coscienza verde gli italiani non sono secondi a nessuno, sia in termini di consapevolezza che in azioni concrete: 9 italiani su 10 ritengono che vivere in un ambiente salubre sia una condizione fondamentale per conseguire una elevata qualità della vita (83% in Francia e solo 72% in Germania). Questo spirito green si vede anche nel carrello, dove si preferisce meno plastica (+14) e biodegradabile (+6%). Persino là dove come nel caso dei detergenti domestici il mercato annaspa (-0,8%), le scelte green fanno segnare una crescita a valore dell’8,8%. Prodotti ecologici e responsabili hanno raggiunto nel primo semestre 2018 quota 2 mld di euro nelle vendite (contro i 3,6 mld di tutto il 2017).

“No all’aumento dell’Iva”

“La crescita si è quasi fermata e i consumi reali del primo semestre sono in calo (GDO montante ad agosto -0,8%). L’incertezza e il malessere riguardano una parte sempre più consistente della società italiana”, spiega Marco Pedroni (nella foto qui sopra), presidente Coop Italia.

“La nostra sfida – aggiunge Pedroni – è quella di offrire un cibo buono e sicuro per tutti i consumatori, accessibile anche alle fasce più deboli. Inoltre puntiamo a chiudere il 2018 con vendite complessive in linea con quelle del 2017, dopo un primo trimestre in cui avevamo registrato un rallentamento. Al Governo chiediamo di evitare l’aumento dell’Iva in particolare sui generi alimentari; una misura ingiusta per le famiglie e disastrosa per i consumi”.  

Favorire il reddito della parte più debole

“Oltre a evitare l’aumento dell’Iva – ha aggiunto Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori, nella foto qui sopra) – è urgente favorire il reddito della parte più debole del Paese con la detassazione del lavoro e con altre forme di sostegno. E a proposito dell’impegno di Coop sul versante della legalità delle filiere la lotta al caporalato sul cui rafforzamento si è espresso nei giorni scorsi il vicepresidente Di Maio è un atto di civiltà che condividiamo e in questo senso accogliamo favorevolmente la volontà del ministro Centinaio di convocare quanto prima la distribuzione al tavolo di confronto”.

Sul tema della lotta al caporalato Bassi ha polemizzato a distanza con Coldiretti perché “deve saper distinguere quello che accade nella grande distribuzione. Non a caso su questo tema è intervenuto anche Marco Pedroni che ha ricordato l’impegno di Coop con “Origine”, la linea che controlla e traccia il prodotto lungo tutta la sua filiera.

 

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