Autosospensione di Milena Gabanelli, la Rai reagisce: “Incomprensibile”

Il Cda della Rai “trova sorprendente e non comprensibile il rifiuto – comunicato da Milena Gabanelli che ricopre da gennaio all’interno di Rai il ruolo di vicedirettore – dell’offerta di condirezione di una delle più importanti testate del servizio pubblico con delega al sito web e al data journalism”.

 

Le cause della controversia

E il Consiglio di amministrazione così continua: “Come certamente anche Gabanelli sa, una nuova Direzione di testata non può essere varata se non nel contesto del nuovo piano dell’informazione, che deve essere predisposto secondo le tappe e i criteri imposti dalla convenzione” Stato-Rai.

 

La scelta della Gabanelli
Un’autosospensione: è questa la scelta fatta da Milena Gabanelli, alla quale il vertice Rai ha proposto la condirezione di Rainews. A fronte di varie considerazioni, e in particolare, spiega, “al fatto che non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo (non essendone il direttore responsabile), ho chiesto al direttore generale di concedermi l’aspettativa non retribuita, fino a quando il cda avrà varato il nuovo piano news e deciso quegli accorpamenti che sarebbero il preludio per il varo di una nuova testata. Se a quel punto intenderà affidarmi la direzione, troverà la mia disponibilità”.

 

Molti telegiornali e nessun portale di news on line
“Sembrerà strano – argomenta Gabanelli – ma la Rai, al contrario di tutte le tv del mondo, ha molti telegiornali, ma non ha un portale di news online organizzato in modo da valorizzare il lavoro dei suoi 1600 giornalisti sul web. La concessione dice che deve colmare il gap digitale, poiché una grande fetta di popolazione non si informa più attraverso i canali tradizionali, e ad oggi è completamente esclusa dal servizio pubblico pur pagando il canone. Un fatto gravissimo di cui sia l’azienda che la commissione di Vigilanza sono consapevoli. Il mio incarico era di preparare le condizioni per poter mettere tutti i 1600 giornalisti Rai (a partire dai corrispondenti esteri e regionali) in condizione di anticipare le notizie sull’online e fornire contenuti realizzati ed informazioni di cui sono depositari, e che, per ragioni di spazio, non possono essere condensate nei telegiornali”. “Il mio lavoro – spiega l’ex curatrice di Report – è da tempo ultimato, e il piano prevede quasi esclusivamente l’utilizzo di risorse interne. L’ostacolo è questo: le testate sono troppe (Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Tg Parlamento, Rainews 24, Gr, Rai sport) e finché non se ne accorpa qualcuna non si può varare una nuova testata. Che bisogna riorganizzare l’offerta informativa lo dice sempre, e giustamente, la concessione, e l’interpretazione del Cda è stata: non è possibile approvare una nuova testata (anche se urgente, poiché sull’informazione digitale la Rai è in colpevole ritardo, e sulla quale sono stati fatti investimenti), perché prima c’è qualche testata di troppo da accorpare, e si fa fatica a farlo”.

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