“L’iPhone di Amélie”, una chirurga contro il sistema universitario

Dietro la storia d’amore “virtuale” ambientata a Parigi, un j’accuse contro le logiche che regolano le carriere accademiche italiane. L’autrice è Valeria Tonini, chirurga e ricercatrice al reparto di Chirurgia d’Urgenza del Policlinico universitario Sant’Orsola di Bologna, (nella foto in apertura di pagina e in basso).

“Consiglio agli studenti di andarsene…”

 

“Ai miei studenti consiglio di andare via, fuori dall’Italia”. Quando nel 2015 l’avevamo intervistata, lo aveva ripetuto più di una volta, Valeria Tonini.

Chirurga e ricercatrice al reparto di Chirurgia d’Urgenza del Policlinico universitario Sant’Orsola di Bologna, in quei giorni era per tutti la “chirurga dei record”: in un intervento da manuale aveva asportato dall’addome di un paziente un tumore di 13 chili, mai in Italia si era vista una cosa del genere.

 

Dopo il record, il racconto dei mille ostacoli

Ma appena le avevamo chiesto di raccontare la sua esperienza, dopo le frasi di rito era cominciato il racconto dei mille ostacoli e dei bocconi amari che tocca ingoiare a chi come lei, non figlia di soliti noti, allergica alle logiche del potere, osa eccellere nell’ambiente universitario. È curioso: dopo 7.000 interventi chirurgici alle spalle, quasi tutti di chirurgia oncologica addominale e oltre 200 pubblicazioni, ancora oggi la Tonini è per le gerarchie del policlinico bolognese un medico come tanti, non ha incarichi direttivi, il suo nome tra quelli che contano non compare mai.

 

Ecco il “romanzo denuncia”

La chirurga, però, non è una a cui piace stare zitta. E sulle patologie del sistema accademico ci ha scritto un libro, un romanzo denuncia che parla di amore e carriere, baronati e ideali.

È ambientato a Parigi, nell’immaginaria Università della Sainte-Chapelle, ma potrebbe essere in qualunque ateneo italiano, tanto ricorda certe cronache giudiziarie degli ultimi anni.

“L’iPhone di Amélie” (Edizioni Pendragon, 174 pagine, 15 euro), è la storia di Thomas Legrand, architetto cinquantenne all’apice del successo, ma stanco e inappagato, attraversato da un malessere profondo che lo rende incapace di godere dei successi e delle gioie quotidiane e alla continua ricerca di sfide impossibili. Legrand viene contattato dalla nuova prorettrice dell’Università Sainte-Chapelle, Amélie Loroy, per disegnare il progetto di una nuova aula magna.

 

La fronda dei conservatori

Amélie è stata appena eletta dopo avere sconfitto inaspettatamente la fronda dei conservatori, e la scelta di assegnare l’incarico a Thomas, il più visionario degli architetti sulla piazza, vuole essere un chiaro segno di rottura con il passato. I due, vecchi compagni di università, si rivedono dopo anni e iniziano una strana relazione virtuale fatta di messaggini, in un gioco di specchi riflessi dove ciascuno trova consolazione alla propria solitudine nella solitudine dell’altro, senza mai dichiararsi apertamente.

Hanno da combattere la battaglia comune con i vecchi baroni, capeggiati dell’ex rettore Marceau, che ostacolano il nuovo progetto, immaginifico e rivoluzionario come solo Thomas sa essere. Finché un evento improvviso non arriva scompaginare tutto.

 

Le debolezze degli esseri umani

La storia si consuma in pochi giorni, intrecciando le vicende intime dei protagonisti con quella pubblica dell’immaginaria università della Sainte-Chapelle. Da bravo medico Tonini conosce a fondo le paure degli esseri umani, e sa scavare nell’animo dei suoi personaggi senza nascondere nulla al lettore, facendoli amare e compatire, rendendoli a volte persino insopportabili. Ma ciò che colpisce è la capacità con cui sa dipingere certi meccanismi che regolano il mondo accademico.

In questa situazione ci ho vissuto per 40 anni

“In questo romanzo io ci ho vissuto quarant’anni della mia vita”, dice.

“È un mondo dove chi è al comando è interessato solo a conservare il proprio potere, a replicarlo all’infinito. Se sei più veloce non ti è permesso correre davanti agli altri, per raggiungere determinate posizioni devi restare gregario, un passo indietro, perché i posti migliori sono già assegnati, e la direzione da seguire è già stabilita. Per tutta la mia carriera mi sono sentita dire che era meglio farmi da parte, e correre più piano, ma era impossibile per una come me”.

 

“Il lavoro sul campo non ha valore”

C’è un passaggio, nel romanzo, dove Thomas denuncia i processi che regolano l’assegnazione dei fondi per le Università e gli avanzamenti di carriera dei ricercatori, un chiaro j’accuse al nostro sistema accademico.

“Per diventare professore associato o ordinario contano parametri come il numero delle pubblicazioni e le citazioni dei propri lavori. Il lavoro sul campo non ha valore. Così assistiamo al paradosso che chi insegna chirurgia all’Università non ha mai fatto un intervento in sala operatoria.

Inoltre, con questi meccanismi è facile aggirare le regole quando si una rete di conoscenze ben inserite. La casta tende controlla e decide chi può entrare nel sistema e ricoprire certi ruoli. I prescelti vedono magicamente comparire il nome in tutti i lavori e le ricerche di un istituto, indipendentemente dal fatto che ne abbia o no i meriti. Peccato che nella maggior parte delle volte siano le stesse ricerche, che nulla dicono di nuovo”.

Gli stessi articoli di 20 anni fa

Proprio come dice Thomas a muso duro all’ex rettore della Sainte–Chapelle: “I vostri sono gli stessi articoli che riciclate da vent’anni, scritti e riscritti mille volte, cambiando ogni volta il titolo e il nome degli autori (…). Io oggi accetto il tuo articolo, poi tu accetti il mio. Io oggi cito il tuo articolo, poi tu, in cambio, citi il mio”.

Rassegnarsi, dunque? Niente affatto. Dopotutto l’”iPhone di Amélie” è anche la storia della magia di un incontro, che ridà la spinta per lottare.

 

“Non mi sono arresa”

“Non mi sono arresa e voglio continuare a credere che qualcosa si può muovere. In fin dei conti, grazie alla mia speranza e cocciutaggine ho realizzato il mio sogno di essere chirurgo e lo sono diventata, e sono una delle due uniche ricercatrici donna in chirurgia nella mia università. Non mi sono arresa e non ho intenzione di farlo. Questo libro è un messaggio anche ai miei studenti, soprattutto a quelli che vogliono correre più veloci degli altri. No, non è cambiato nulla da tre anni fa, ma quello che mi sento di dire oggi è che prima di scappare e prima di arrendersi bisogna combattere”.

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