Nuovi farmaci contro l’osteoporosi, l’esperto: “Azione sulla massa ossea”

Nuove prospettive terapeutiche si aprono per chi soffre di osteoporosi. Sono in arrivo nuovi farmaci per questa patologia, che colpisce una donna su 3 e un uomo su 5. Ne parliamo con il dottor Alessandro Rubinacci (a destra nella foto sotto con il suo staff), responsabile scientifico dell’unità osteoporosi e metabolismo minerale e osseo dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

I limiti dei farmaci tradizionali

“Come è noto, l’osteoporosi è un disordine caratterizzato da un deterioramento quantitativo e qualitativo dell’osso, che predispone a fratture da fragilità”, spiega lo specialista. “La maggior parte dei farmaci finora disponibili (bisfosfonati e denosumab) sono i cosiddetti anticatabolici o antiriassorbitivi: farmaci in grado di bloccare, con diversa potenza, il riassorbimento osseo e quindi la perdita di massa ossea”.

“Benché molto efficaci nel ridurre il rischio di fratture da fragilità”, aggiunge Rubinacci, “questi farmaci non sono in grado di ripristinare la massa ossea perduta dopo la menopausa o in seguito a patologie e/o farmaci a effetto osteoporotizzante. Nel caso quindi di un soggetto che presenti un tessuto osseo già profondamente deteriorato, l’uso di un farmaco antiriassorbitivo non è in grado di ripristinare adeguatamente né la qualità né la quantità del tessuto osseo, antecedenti l’instaurarsi del processo osteoporotico.

“L’unico farmaco con attività anabolica, cioè con la capacità di costruire nuovo osso”, dice ancora, “è il Teriparatide, di cui disponiamo da una decina d’anni a questa parte”.

La direzione dei nuovi trattamenti

Ora due nuovi farmaci, entrambi con attività anabolica, cioè con la capacità di produrre osso nuovo, hanno completato la fase finale di sperimentazione e stanno per diventare disponibili: “Questi nuovi farmaci per osteoporosi ampliano e apparentemente migliorano le scelte terapeutiche”, sottolinea l’esperto. “Per i casi di osteoporosi severa, infatti, sarà possibile attuare una strategia terapeutica che preveda l’utilizzo prima di un farmaco anabolico per ottenere un aumento della massa ossea e quindi di un farmaco antiriassorbitivo per il mantenimento del beneficio ottenuto”.

Lo spunto viene dallo studio di alcune malattie genetiche dell’osso

Ma qual è il meccanismo di azione dei nuovi farmaci? “Mentre uno dei due, l’Abaloparatide, migliora l’effetto del già usato Teriparatide agendo in modo analogo, l’altro, il Romosuzumab, ha un meccanismo d’azione innovativo e interessante”, spiega il dottor Rubinacci. “La sua messa a punto si deve allo studio di due rare malattie genetiche del metabolismo osseo, la sclerostosi e la malattia di van Buchen, caratterizzate da un’alta massa ossea. I ricercatori hanno scoperto che all’origine dell’aumentata massa ossea vi è la mancata o insufficiente produzione di una glicoproteina, la sclerostina, che alcune cellule dell’osso producono per regolare in modo ottimale lo sviluppo del tessuto osseo stesso. In natura, la sclerosina agisce come un freno alla differenziazione e alla proliferazione delle cellule ossee che, se lasciate libere, potrebbero generare un’eccessiva produzione d’osso”.

Si toglie “il freno” alla produzione di osso

“Il meccanismo di azione del nuovo farmaco consiste appunto nel bloccare l’azione della sclerostina, lasciando incontrastata la produzione ossea”, continua lo specialista. “Per dirla con un gioco di parole, si ‘inibisce l’inibitore’ dello sviluppo di massa ossea. Si tratta ovviamente di un’inibizione transitoria, sufficiente tuttavia ad aumentare rapidamente, già entro un anno, la densità minerale ossea a valori mai osservati fino ad ora con i farmaci disponibili”.

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