L’addio a Silvana Pampanini: solo in 100 per il feretro, tra loro Silvan ed Elsa Martinelli

Sono stati in pochi quelli che dalle 15 ieri, giovedì 7 gennaio, hanno iniziato a visitare la camera ardente allestita in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, dopo l’arrivo del feretro accolto dal subcommissario alla cultura Livio Panini d’Alba. Un pugno di persone, tra familiari e qualche fan, nonostante la popolarità dell’attrice scomparsa a 90 anni il giorno dell’Epifania e divenuta negli anni Cinquanta uno dei volti più noti e amati dal pubblico. E altrettanto all’insegna degli intimi sono stati i funerali, celebrati oggi, 8 gennaio, alle 11.

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La cerimonia: il feretro arriva nel silenzio del presenti

Il feretro di Silvana Pampanini è arrivato alla basilica di Santa Croce al Flaminio e ad attenderlo, su via Guido Reni, un gruppo di circa cento persone, tra cui alcuni volti noti come il mago Silvan (nella foto sotto) ed Elsa Martinelli.

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Altre persone hanno atteso l’arrivo del feretro all’interno della chiesa, tra questi anche la sorella dell’attrice. Il feretro, completamente bianco e coperto da fiori bianchi, è stato portato all’interno della chiesa nel silenzio assoluto di tutti i presenti.

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È morta Silvana Pampanini, l’attrice che non volle sposarsi (video): le notizie del 6 gennaio

È morta Silvana Pampanini, che fu una stella del cinema italiano e la donna più amata (invano) da Totò che le dedicò – provocatoriamente – la famosa canzone Malafemmena (anche se c’è una versione diversa: l’attore l’avrebbe dedicata alla moglie Diana).

Comunque, tra i suoi corteggiatori famosi ci sono sia Totò che Fidel Castro.  Ma a Pampanini non volle mai sposarsi e non ha avuto figli, anche se si vantava sorridendo di aver avuto “più proposte di matrimonio che mal di testa”.

 

Silvana aveva 90 anni

 

La Pampanini, che aveva 90 anni, è spirata intorno alle 9,30 al Policlinico Gemelli di Roma, dov’era ricoverata da metà ottobre in terapia intensiva, dopo essere stata sottoposta a un’operazione di chirurgia addominale d’urgenza.

L’attrice si era ripresa dopo l’intervento, ma ha poi sofferto complicanze dovute anche all’età.

 

In Francia diventò Nini Pampan

La Pampanini non concretizzò mai le proposte che le arrivarono da Hollywood, ma lavorò in Francia dove fu soprannominata Ninì Pampan, in Spagna, Jugoslavia, Egitto, Argentina e soprattutto in Messico, dove girò alcune pellicole mai uscite in Italia.

Ecco Ninì Pampan cantata dalla Pampanini

Qui sotto la Pampanini in La presidentessa, un film del 1952 con Aroldo Tieri e Ave Ninchi.

 

 

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L’età delle Loren e delle Lollo

Prima di Gina Lollobrigida, prima di Sophia Loren, al tempo dei concorsi di bellezza e di un’Italia che la guerra non aveva piegata, l’astro di Silvana Pampanini cominciò a risplendere e non fu una cometa, ma una stella luminosa che attirò registi famosi, attori di grido, principi e magnati in una ridda di successi commerciali, applausi internazionali, flirt sempre annunciati e sempre smentiti, compreso quello romantico di Totò, che per la bellissima attrice provò un sentimento profondo e mai veramente ricambiato.

Nata a Roma, da una famiglia veneta

Nata a Roma il 25 settembre del 1925, romana ma di famiglia veneta, Silvana Pampanini doveva essere cantante nel segno di una zia celebre, la soprano Rosetta. Diplomata all’istituto magistrale e al Conservatorio di Santa Cecilia la ragazza aveva una vera propensione al canto, tanto da aver tenacemente conservato la sua voce in tutti i film in cui i suoi personaggi cantavano, mentre tante brave doppiatrici si sostituirono sempre a lei per darle voce nei film più celebri.

 

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Iscritta dalla maestra di canto a Miss Italia

Invece le cose cambiarono in una sola notte quando la sua maestra di canto la iscrisse a sua insaputa al primo concorso di Miss Italia, a Stresa nel 1946.

Sconfitta dalla giuria fu recuperata a furor di popolo dal pubblico, tanto da obbligare gli organizzatori del premio ad attribuirle un “ex aequo” che ne fece subito una ragazza-copertina sui rotocalchi. Il passo verso il mondo dorato della celluloide, amplificato dai fotoromanzi e dalle prime indiscrezioni sentimentali fu brevissimo tanto che nello stesso 1946 Silvana otteneva il primo ruolo a Cinecittà: “L’apocalisse” di Giuseppe Scotese anche se furono veterani della regia come Giacomo Gentilomo, Camillo Mastrocinque, Guido Brignone a insegnarle le tecniche della recitazione in un apprendistato rapidissimo e capace di portarla al successo già due anni dopo.

Nel 1949 I pompieri di Viggiù diretta da Mattioli

Il 1949 è l’anno de “I pompieri di Viggiù” di Mario Mattoli in cui interpretava Fiamma, figlia del capo dei pompieri Carlo Campanini.

In un set di “tutte stelle” in cui appariva anche la “regina” Wanda Osiris, la bellezza prorompente dell’ex Miss Italia, dotata di una verve e una naturalezza contagiosa (sposata al fisico mozzafiato), fece subito la differenza. Sullo stesso set, in un diverso episodio, c’è anche Totò che la vorrà con sé in “47 morto che parla” di Bragaglia l’anno dopo. Ma nel frattempo i binari del successo della nuova “divina” di un cinema popolare fatto di sorrisi, sketch da rivista, parodie bonarie e sapori da neorealismo rosa, sono già ben delineati ai suoi piedi. E’ dello stesso anno “Bellezze in bicicletta” di Carlo Campogalliani che la vede al fianco di una scatenata Delia Scala nel ruolo di un’aspirante ballerina che vorrebbe entrare nella compagnia di Totò. La coppia composta dalla biondina-tutto-pepe e dalla mora con pose da “femme fatale” funziona anche perché le due attrici rivelano presto le loro anime candide anche nella ricerca della fama ed il pubblico si commuove mentre il motivetto del titolo diventa un tormentone in tutte le piazze d’Italia. Un passo ancora e la sua popolarità varca i confini nazionali.

 

Una lunga e fruttuosa carriera

Diretta da Mario Soldati in una scatenata parodia dell’hollywoodiano “Quo Vadis”, la Pampanini veste la stola di Poppea duettando con Gino Cerci in “O.K. Nerone” che si afferma su tutti i maggiori esteri, e specie in Francia. Così diventa “Nini Pampan” e riceve le prime proposte di coproduzioni fra Parigi, l’America del Sud, perfino l’Egitto. Grazie all’abile guida del padre che ha lasciato il lavoro per farle da agente, l’attrice non abbandona però Cinecittà e anzi si afferma in un cinema più “serio” grazie ad autori come Luigi Zampa (“Processo alla città”), Luigi Comencini (“La tratta delle bianche”), Pietro Germi (“La Presidentessa”), tutti del 1952. Un anno dopo è il maestro del melodramma neorealista, Giuseppe De Santis a incoronarla come icona del miglior cinema popolare in “Un marito per Anna Zaccheo” e la rivorrà nel 1958 per “Una strada lunga un anno”.

In mezzo c’è spazio per grandi trionfi come “Un giorno in pretura” di Steno, “La bella di Roma” di Comencini, “Racconti romani” di Gianni Franciolini. Lavora moltissimo all’estero anche se molti dei suoi titoli del periodo di maggior fulgore risultano oggi dispersi o dimenticati. Con il nuovo decennio è invece fin troppo frettolosamente archiviata dal nostro cinema a favore di nuove bellezze e di un cinema più smaliziato e adatto ai tempi del boom.

 

Nel 65 si “ritira” come una Greta Garbo

Sarà Dino Risi a tributarle un affettuoso omaggio nel “Gaucho” del 1964 in cui le affida però il ruolo di una diva sul viale del tramonto in un memorabile confronto con Vittorio Gassman, affiancato da Amedeo Nazzari e Nino Manfredi. L’attrice ha intanto trovato un nuovo pubblico alla tv, mezzo in cui crede fin dalla nascita e che la vede protagonista fino alla conduzione di “Mare contro mare” nel’65. Poco dopo però la Gran Dama si ritira di fatto, vedendosi come una nostrana Greta Garbo che Cinecittà non merita più.

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