Esselunga: chi sono i perdenti della dinasty di Caprotti

Quella dei rapporti all’interno della famiglia Caprotti ha i contorni di una vera e propria dinasty: un padre che, in azienda, non dà spazio ai sentimenti e, soprattutto, non sembra fidarsi di nessuno. Nemmeno dei figli avuti dalla prima moglie, Giorgina Venosta, da cui si è allontanato nel 1962. Giuseppe e Violetta, che oggi hanno rispettivamente 57 e 53 anni, per anni sono stati zitti e hanno subito l’anziano genitore che, alla sua morte, ha fatto in modo che dalla gestione di Esselunga fossero tenuti lontani. Poi, negli ultimi anni, hanno iniziato a parlare, a raccontare la loro verità.

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Esclusi senza essere avvertiti

Giuseppe, cresciuto dalle baby sitter dopo l’affidamento al padre Bernardo e una laurea in storia alla Sorbona di Parigi, nella società di entra giovanissimo e a partire dal 1996, dopo la gavetta, ne risale gli scalini fino al 2004. È quello l’anno cruciale che distrugge i rapporti di Giuseppe e Violetta con il padre, che li estromette senza nemmeno informarli. Della loro esclusione vengono a sapere dai giornali e i veleni in famiglia continuano a crescere.

“Stufo di passare per stupido e ladro”

“Ho deciso di raccontare la verità su mio padre perché sono stufo di essere descritto come uno stupido, forse anche un po’ ladro”, ha detto nel 2013 Giuseppe Caprotti, “Mr. Esselunga”, come venne definito in un’intervista del 2004 che fece andare su tutte le furie Bernardo. Un anno dopo, per il padre era a capo della “banda del dottor Giuseppe”. E dire che in precedenza il “dottor Giuseppe” aveva accettato di tutto da Bernardo, compresa una perizia psichiatrica.

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Presunto complotto in azienda

Violetta Caprotti, laureata alla Bocconi e una prima esperienza lavorativa in banca, si è inventata la comunicazione dell’azienda e la Fidaty card che, nel giro di qualche anno, avrebbe rappresentato il 96% del fatturato. Ma tanto non è bastato per evitarle l'”accusa” di complottare con la centralinista contro il padre, convinto che sarebbe stato fatto fuori insieme all’amministratore delegato Carlo Salza e Germana Chiodi, la sua fidatissima segretaria personale (colei che riceverà alla morte di Bernardo il 50% dei risparmi di una vita).

Nel 2012 inizia la causa legale

Dopo aver accettato di allontanare il fratello su richiesta del padre, anche lei è tuttavia caduta nelle epurazioni dell’anziano genitore e nel 2012, 8 anni dopo l’inizio della guerra in famiglia, insieme a Giuseppe si rivolge al tribunale per difendere il loro pezzo di patrimonio. “Mio padre mi chiedeva di restituirgli il 29% delle quote del gruppo donatemi nel ’96, gestite attraverso l’Unione fiduciaria, in cambio di una partecipazione di maggioranza nell’immobiliare Villata”. Ma il cambio non è equo, per Violetta.

“L’ho mandato, ma mi è sempre mancato”

E di Bernardo Caprotti, la donna, che ha detto di esserne stata succube anche dopo il matrimonio con un cittadino americano e il trasferimento negli Stati Uniti, ha ricordato nel 2014: “L’ho amato con tutta me stessa e ho sempre cercato di assecondarlo in ogni modo pur di avere un po’ del suo affetto, questo padre che mi è sempre mancato”.

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