Tassa di soggiorno: un balzello sulle vacanze da 430 milioni (tabella)

È una stangata occulta, applicata in 705 comuni italiani, l’8,6% in più rispetto al 2014, secondo il servizio politiche territoriali della Uil. Una stangata che, a una famiglia di 4 persone che trascorre una settimana in hotel, costa in media 100 euro circa in più. E che frutta ogni anno 430 milioni di euro all’anno. È la tassa di soggiorno, trasversale a tutto il Paese, dalle località grandi e alle piccole, e a tutte le forme di ricezione, dagli alberghi di lusso agli agriturismi. Può andare da 10 centesimi a 5 euro al giorno, tariffa record applicata a Firenze in un hotel a 5 stelle, fino al picco di 10 di Roma in una struttura alberghiera di pari livello. E a questa, sulle isole, si aggiunge la tassa di sbarco che equivale, laddove viene applicata, a 1,5 euro.

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Doveva servire al patrimonio culturale

Nonostante le proteste degli albergatori (si veda il cartello sopra, esposto a Bologna a partire dal 1° settembre 2012, quando l’imposta è entrata in vigore qui), nelle intenzioni lo scopo della tassa di soggiorno è condivisibile: restaurare e mantenere i beni culturali in stato di abbandono. Ma i 430 milioni raccolti nel 2014 sono serviti a tamponare falle nei bilanci dei comuni. “Non siamo contrari a questa imposta”, dice Guglielmo Loy, segretario confederale Uil. Nemmeno se, invece di cultura e arte, l’imposta “servisse a contenere tasse sulla casa e addizionali Irpef, che invece aumentano”. Così come aumenteranno gli introiti per le amministrazioni comunali, dato che – dicono le indagini di settore come quella condotta dalla Doxa – quest’anno saranno l’8% in più le famiglie italiane che quest’anno si possono permettere una vacanza.

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Roma il comune che introita di più

A livello nazionale, gli affari migliori con la tassa di soggiorno li fa il Comune di Roma, che raccoglie 59,9 milioni di euro. Seguono Milano (35,5), Venezia (25), Firenze (22) e Torino (7,7). Le più care, come si vede dalla tabella sopra, frutto dell’elaborazione effettuata dalla Uil e dal quotidiano La Stampa, sono le città, comprese quelle d’arte, ma ci sono anche le località turistiche. A Rimini, per esempio, si possono spendere da 50 centesimi a notte in un bed and breakfast a 3 euro in un hotel a 5 stelle mentre a Pescasseroli, comune a oltre 1.000 metri d’altitudine in provincia dell’Aquila, la tariffa è di 2 euro fissi.

L’Anci: “Siamo in stato di guerra fiscale”

Si tratta di una “scelta obbligata” per Guido Castelli, coordinatore Finanza locale dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) perché, come dice alla Stampa, “purtroppo ci troviamo in uno stato di guerra fiscale. Si tratta di una forma di fiscalità che nessun comune decide a cuor leggero, ma è stato talmente alto il contributo richiesto ai Comuni che non è stato possibile fare altrimenti”. E Castelli a questo proposito aggiunge: “Come sottolinea la Corte dei Conti le entrate fiscali sono aumentate di 164 euro procapite, ma le risorse disponibili per i Comuni si sono fermate a 95 euro. È una forbice paradossale perché tra patto di stabilità, tagli e compartecipazione al gettito ai Comuni resta ben poco nonostante gli aumenti”.

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