Appena tornata da Praga, una montagna di “verifiche” (e pure le interrogazioni mammut)

Sono le 7.26 di sabato mattina (7 maggio) e sono sull’autobus mezza addormentata, con le scarpe ancora da allacciare e il trucco da finire solo su un occhio (sì, ovviamente ero in ritardo), ma  felice come una pasqua che questa settimana sia finita.

Non mi piace dire queste cose perché sono più dell’idea: ogni giorno è bello e va vissuto bene. Però posso assicurarvi che quando domenica, appena tornata dalla misteriosa città (Praga), ho aperto il diario, la sensazione principale che mi ha afflitto è stata quella di panico, totale.

Una verifica o due al giorno sommate a tante belle interrogazioni come ingredienti di una ricetta in una successione di giorni: da physics il martedì, a biologia il mercoledì per poi passare a inglese, francese, italiano, matematica e chi più ne ha più ne metta, che gioia!
Ovviamente le prossime settimane non saranno da meno, ieri il mio prof di italiano ha annunciato nel buio (sì, nel buio: gli piace spegnere le luci dell’aula quando deve darci le comunicazioni, tutto regolare tranquilli), comunque ha annunciato che inizierà le cosiddette “interrogazioni mammut”.

In altre parole interrogherà qualcosa come 8 persone alla volta anziché 3/4 perché che gusto c’è a maggio se non si aumenta un poco il carico dei piccoli alunni? Tanto non hanno nulla da fare dalla mattina alla sera!
Tornando ai pensieri positivi alla fine sono stata a Praga 5 giorni e dire che mi è piaciuta è un eufemismo!

Mi ha affascinato la moltitudine di palazzi uno più bello e curato dell’altro, quasi tutti in stile liberty (il mio preferito in assoluto). Per non parlare dei giardini e dell’immenso verde che c’è in giro per tutta la città: parchi curati come non ne avevo mai visti, con tulipani e fiori colorati messi con ordine, silenzio, pavoni che girano in libertà e una incredibile sensazione di pace.

L’unica cosa un po’ disagiata era la lingua: il ceco. In altre parole una sfilza di consonanti impronunciabili messe una di fianco all’altra che non hanno la minima somiglianza con l’italiano. Mi divertivo un sacco sull’autobus a provare a leggere ad alta voce i nomi delle fermate e vedere le persone del posto che cercavano di trattenersi dal ridere, non  voglio immaginare cosa stessi dicendo! Ci sarebbero mille altre cose e sensazioni da raccontarvi, ma mi dilungherei un tantino troppo! Vi mando tanti bacetti, buona giornata!

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