I Bastardi di Pizzofalcone stracciano L’Isola dei Famosi: lo share vola al 26,8%

Chiusura con un lusinghiero 26,8% di share. È il dato registrato dalla fiction I Bastardi di Pizzofalcone, la cui ultima puntata è stata seguita da 6.948.000 spettatori. Stracciata così l’Isola dei famosi su Canale 5 che si è fermata al 18,9% (3.780.000 spettatori).

Lo share delle altre trasmissioni

Le altre trasmissioni del prime time di ieri, lunedì 6 febbraio seguono a grande distanza: su Rai2 Monsters University è stata vista da 1.549.000 spettatori (5,6% di share), su Italia 1 The Departed ha totalizzato 1.489.000 spettatori (6.4%) e su Rai3 Riccardo Iacona, con la sua Presa diretta, si è fermata a 1.294.000 spettatori (4,5%).

I Bastardi di Pizzofalcone dopo le polemiche l’ultima puntata (21,25 Rai1), le notizie del 6 febbraio 2017

E arriva stasera l’ultima puntata di I Bastardi di Pizzofalcone, una delle fiction più riuscite di Rai1, dai romanzi di Maurizio De Giovanni. Si parte alle 21,25: il tema è sequesto e ricatto. La “preda” è un bambino che viene rapito mentre è in visita con la classe in un museo di Napoli e rinchiuso in uno scantinato buio e freddo con l’unica compagnia di un pupazzetto di un super eroe. Il piccolo è il figlio di un ricco imprenditore e nipote di un nonno ancora più ricco. Una storia agghiacciante. Le indagini della “squadra” procedono a tentoni, fino all’atteso finale.

In attesa di una seconda serie, anche stasera davanti al piccolo schermo si dovrebbe registrare il “tutto esaurito”.

Qui il video integrale della prima puntata.

 

Le notizie del 3 febbraio: le polemiche sulle scene di sesso lesbico

Si scatena la censura omofoba in Parlamento contro “I bastardi di Pizzofalcone”, la fiction della Rai che ha superato i 7 milioni di telespettatori per serata nelle prime otto puntate andate in onda (due alla volta). La prima serie della fortunata produzione nata dei romanzi di Maurizio De Giovanni innesca una protesta (per la verità anche tardiva, visto che la serie si concluderà lunedì prossimo).

Da notare che la fiction, che dura circa due ore, inizia alle 21,25, quando i bambini dovrebbero essere da tempo a letto (a diffrenza di quanto scrive il parlamentare di Area Popolare, Maurizio Lupi).

La nota contraria di Maurizio Lupi

“È troppo se chiediamo alla Rai di Campo dell’Orto di tenere la propaganda della sessualità libera, sia essa etero o omo, fuori dalla prima serata?”, attacca Maurizio Lupi, il presidente dei deputati di Area Popolare. “A quell’ora – continua Lupi in una nota – i bambini davanti alla televisione sono tanti. Fino a quando noi cattolici, ma chiunque ancora creda nella funzione educativa della famiglia, dovremo finanziare con il nostro canone l’incontinenza visiva e le pulsioni ideologiche e non solo di registi e autori pagati con il denaro pubblico”.

 

“Rai1 è una rete per famiglie”

Non si tratta di essere bacchettoni, ho difeso con forza la fiction sul commissario Rocco Schiavone da strumentali attacchi moralisti perché aveva una sua ragion d’essere e una sua coerenza narrativa che in questo caso sono assolutamente irrintracciabili. Rai1 ha una sua immagine e una sua tradizione, a torto o a ragione è ancora considerata una rete per famiglie. Su questo episodio faremo un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai. Partirà oggi una mia lettera al presidente della Vigilanza – continua Lupi – perché il direttore di rete di Rai1 venga convocato quanto prima per un’audizione”.

Una lettera al quotidiano Avvenire

Il can can è nato da alcune scene, semplicemnete di nudo, come mostra l’immagine sopra, tra una poliziotta lesbica, Alex Di Nardo (interpretata dalla bella  Simona Tabasco, nella foto più in alto) e la sua amante della polizia scientifica Rosaria Martone (l’attrice Serena Insiti, nella foto qui sopra) e da una lettera al quotidiano dei Vescovi Avvenire in cui una signora criticava la fiction, a cui era “costretta” ad assistere sua figlia. Ora, a parte l’invenzione del telecomando ormai avvenuta da tempo, non si registrano proteste dagli oltre 7 milioni di telespettatori a punata. E anche quesot il suo senso l’avrà.

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