I signori del cibo: come l’agroindustria distrugge il pianeta, oggi a Bologna

“Vendi banche e compri formaggio”. A dirlo è stato il responsabile di un grande fondo di investimento e l’intreccio finanza-produzione alimentare è uno dei business già oggi è tra i più profittevoli al mondo. Si provi a immaginare in futuro, se si tiene conto che, entro il 2050, sulla Terra ci saranno 9 miliardi di persone. Quell’intreccio – ma non solo – è al centro di un libro-inchiesta, I signori del cibo (Minimum fax, pagine 328, 19 euro), scritto dal giornalista Stefano Liberti (nella foto sotto).

L’autore alla Coop Ambasciatori

Liberti sarà a Bologna per raccontare il suo reportage oggi, martedì 7 febbraio (a partire dalle 18 sarà ospite della libreria di via degli Orefici, la Coop Ambasciatori: Coop è tra le realtà che hanno sostenuto il lavoro per questo libro). Si tratta di “un viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta”, come si legge nel sottotitolo del libro. Carne di maiale, soia, tonno e pomodoro sono solo alcune delle filiere responsabili della devastazione a cui si sta assistendo. E ci sono Paesi come la Cina che si sono trasformati nel “più grande mattatoio del mondo”. Non a caso qui vengono allevati 700 milioni di suini, 2 per ogni cinese.

La schiavitù del pomodoro

Il viaggio di Liberti – che ha collaborato con Il Manifesto e Internazionale e contribuito a documentari come A sud di Lampedusa e Container 158 – attraversa anche la Tomatoland uigura, regione turcofona il cui slogan è “We will tomato the world” (“Pomodorizzeremo il mondo”) e lo fa perché i suoi passati (e ripassati) finiscono nei ketchup della Heinz e in prodotti destinati all’Africa. Ed esempi del genere portano a moderne schiavitù, come quelle del caporalato, che non riguardano solo Paesi in via di sviluppo, ma anche potenze industriali come l’Italia. Che non puntano più alla qualità del cibo, ma unicamente ai profitti.

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