Sacchetti bio, anche Coop è contraria: “Faremo proposte diverse”

Finalmente una big della grande distribuzione rompe il fronte sull’allucinante vicenda dei sacchietti a pagamento per frutta e verdura.

È la Coop a muoversi e e dà notizia un suo comunicato di venerdì 5 gennaio, vigilia dell’Epifania. Una Befana per le consumatrici furiose per questa nuova tassa sulla spesa?

“Siamo stati contrari – afferma la nota – a far pagare i nuovi sacchetti e ora siamo impegnati a contenerne il prezzo vendendoli sottocosto. Quello che è necessario è fare chiarezza: le ultime interpretazioni ministeriali sui sacchetti monouso rendono ancora più complicata la gestione dell’intera situazione. Coop presenterà a breve soluzioni effettivamente praticabili di riuso dei materiali di confezionamento dell’ortofrutta a minor costo per i consumatori e più sostenibili per l’ambiente.

“Coop ha sostenuto lo spirito e gli obiettivi della nuova normativa sui sacchetti biodegradabili, per limitare lo spreco a vantaggio dell’ambiente. Fin dall’inizio abbiamo chiesto di non rendere obbligatario il pagamento dei sacchetti da parte dei consumatori, ma la normativa approvata obbliga al pagamento degli stessi. Pertanto abbiamo deciso di contenerne il prezzo vendendoli sottocosto.

 

“Non praticabili i sacchetti portati da casa”

Le ultime interpretazioni ministeriali della normativa successive alle polemiche in corso aprono la strada alla possibilità di portare da casa le buste biodegradabili monouso; riteniamo non praticabile la soluzione in quanto di difficile attuazione e antieconomica: gli operatori dovrebbero controllarne ogni volta l’idoneità e i consumatori comunque dovrebbero acquistarle in proprio a prezzi superiori.

“Presenteremo a breve nuove soluzioni”

In merito ad eventuali nuove disposizioni applicative della normativa che le autorità pubbliche volessero realizzare, riteniamo necessario un confronto preventivo con le rappresentanze delle imprese commerciali, affinché queste siano effettivamente praticabili.

Coop informa che “presenterà a breve soluzioni e materiali di confezionamento della merce fresca e sfusa che siano effettivamente riutilizzabili, a bassissimo costo per i consumatori e di maggior vantaggio per l’ambiente”.

 

 

Le notizie del 4 gennaio

Nella rivolta sui social contro i nuovi sacchetti bio per frutta e verdura, dopo l’ondata di post su Facebook e su Twitter, entra a gamba testa uno dei principali obiettivi delle proteste, l’ex presidente del consiglio Matteo Renzi. Il quale replica con intervento ironico. “Sui social”, scrive il segretario del Partito Democratico, “circola la voce che con tale norma avrebbe voluto aiutare la titolare di un’azienda che produce appunto questo tipo di sacchetti, in quanto sua lontana parente”. E presenta la presunta parente: “Lei è Bernarda Renzi, cugina di terzo grado di Matteo Renzi”.

Intanto arriva una precisazione dal ministero della Salute: “Non si possono riutilizzare i sacchetti per la spesa bio già usati per frutta e verdura, ma si potranno portare da casa, a patto che siano monouso”. Tutto abbastanza contorto come si vede, perché se uno li portasse da casa per due volte o tre e ci mettesse dentsro arnace o mele, senza toccare le altre, con i soliti “guantini”, quale sarebbe la contaminazione?

La finta “presidenta”

Ma torniamo a Bernarda Renzi: “Ella”, prosegue Matteo, “è presidenta dell’azienda che produce tutti i sacchetti del mondo”. Insomma, una sorta di “fake news” preventiva. “In Italia”, sottolinea ancora, “ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato. Anziché gridare al complotto dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy senza lasciare il futuro nelle mani dei nostri concorrenti internazionali”. E conclude: “Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo”.

“È una tassa occulta”

Ma l’intervento di Matteo Renzi non placa le polemiche. “A mali estremi, estremi rimedi”. E poi ancora: “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Frasi che accompagnano una carrellata di foto di banane, mele, zucchine e mandarini etichettati uno a uno. Neanche il tempo di entrare in vigore, che la legge sui sacchetti biodegradabili a pagamento nei supermercati ha già animato le rivolte. Soprattutto sui social, dove decine di consumatori inferociti si sono scagliati contro quello che Codacons ha ribattezzato una “tassa occulta”.

 

Le quattro arance sfuse

“Mio marito è un genio!” scrive su Facebook Lucia, che mostra quattro arance etichettate una ad una. “Volevo farlo anche io, ma si può?” chiede un utente. “Certo che si può”, replica Edoardo, “l’ho fatto stamattina e la foto ne è la prova. Nessun costo aggiuntivo per il sacchetto, ho controllato lo scontrino alla cassa”. Edoardo spiega che la sua “è solo una protesta dimostrativa”. Ma sui social ha già raccolto una nutrita schiera di sostenitori.

“Si tratta di una truffa”

“Ma quindi oggi devo etichettare ogni singolo mandarino e ficcarmelo in tasca?” si chiede ironico qualcuno su Twitter. E tanti protestano per quella che considerano “un’ingiustizia”, “una truffa” e ancora “un’assurdità”. “E niente…anche se non prendi i #sacchettibiodegradabili perché compri 1 pezzo unico, te lo fanno pagare” denuncia invece Enrico, allegando la foto di un limone con l’etichetta incollata sulla buccia e quella dello scontrino con l’addebito di 2 cent.

Sacchetti per frutta e verdura: da 4 a 12 euro in più all’anno, proteste dei consumatori, le notizie del 3 gennaio 2018

Oscilla fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest’anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati. Da ieri, martedì 2 gennaio, alla riapertura dei punti vendita dopo lo stop di Capodanno, infatti si pagano i sacchetti biodegradabili e compostabili per frutta, verdura, carne e pesce. A fare la stima su questo ulteriore peso al budget familiare è l’Osservatorio di Assobioplastiche.

Codacons contro Legambiente

Sul pagamento di questi sacchetti si è subito aperta la polemica. Per il Codacons è “un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori”. Per Legambiente, invece, “non è corretto parlare di caro-spesa. L’innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa”.

La protesta sui social”

Quello che i consumatori chiedono maggiormente è di poter riutilizzare i sacchetti, ma il ministero dell’Ambiente è stato categorico: per motivi igienici non sarà possibile portarsi da casa le buste. Da qui alla “rivolta” sui social il passo è stato breve: molti consumatori hanno postato foto in cui si aggira la norma, per esempio attaccando gli scontrini direttamente sui prodotti.

Sacchetti per frutta e verdura: scatta la “tassa sulla spesa”, da 2 a 10 centesimi ciascuno le notizie del 2 gennaio 2018

Sacchetti per frutta e verdura a pagamento. È scattata infatti la “tassa sulla spesa”, che prevede un costo aggiuntivo per ogni sacchetto utilizzato. Pochi centesimi alla volta, ma che a lungo andare rischiano di avere un peso non indifferente sul budget delle famiglie italiane.

Rigorosamente biodegradabili

Ciascun sacchetto, al prezzo variabile dai 2 fino a un massimo di 10 centesimi, dovrà essere quindi rigorosamente biodegradabile e compostabile e contenere come minimo il 40% di materia prima rinnovabile. Contenute nella legge di conversione del decreto legge Mezzogiorno che ha avuto il via libera lo scorso agosto, le nuove norme puntano a reprimere pratiche illegali dannose per l’ambiente.

Le sanzioni per i trasgressori

E attenzione a fare i “furbetti del sacchettino”. Per chi contravverrà alla legge sono infatti previste pesanti multe: utilizzare nei reparti gastronomia, macelleria, ortofrutta, eccetera, shopper al di fuori della normativa, costerà al trasgressore da 2.500 fino a 100.000 euro di multa in base alla violazione del divieto.

Spesa più cara: dal 1° gennaio si pagano i sacchetti per frutta e verdura, le notizie del 29 dicembre 2017

Diventano a pagamento anche i sacchetti di plastica leggeri usati per imbustare al supermercato frutta e verdura sfusa, ma anche carne, pesce, gastronomia e prodotti di panetteria. Il costo di ogni involucro, che dovrà essere biodegradabile e compostabile, a partire dal 1° gennaio 2018, non è ancora stato comunicati, ma secondo quanto si sa finora andrà dai 2 ai 10 centesimi, tanto quanto i sacchetti per la spesa che si trovano alle csse.

Multe da 2.500 fino a 100.000 euro

La novità arriva dalla legge di conversione del decreto Mezzogiorno che ha avuto il via libera lo scorso agosto. Gli esercizi commerciali che trasgrediscono incorreranno in sanzioni: da 2.500 fino a 100.000 euro se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di borse di plastica oppure se il valore delle buste fuori legge è superiore al 10% del fatturato del punto vendita.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto