Donatella Turtura, la sindacalista che parlava alle 4 con le braccianti della Piana del Sele

Si chiamava Donata Turtura, per tutti era Donatella, portava delle lenti assai spesse che deturpavano la bellezza dei suoi occhi celesti, non si curava molto di come si vestiva, non usava truccarsi e anche dal parrucchiere non andava molto spesso. Era emiliana ma io la conobbi negli uffici del Sindacato dove lavorava, la sede della Federbraccianti C.G.I.L. in Via dei Frentani, a Roma.

C’è anche Donatella nella Mostra su 100 anni di storia di 20 sindacaliste dell’Emilia-Romagna, aperta a Bologna fino al 15 ottobre.

Una lotta per il contratto di lacvoro nel salernitano

La sua conoscenza più vera la feci a Salerno, quando venne nella mia Provincia per seguire le vicende di una lotta molto impegnativa per il rinnovo del Contratto di Lavoro dei braccianti e salariati agricoli. L’impressione che fosse una donna algida fu subito fugata, ebbi modo di scoprire la sua umanità, il suo calore umano.

Le chiesi se fosse sposata e se avesse dei figli, mi disse che aveva un compagno, anche lui impegnato nel Sindacato, e aggiunse che una donna che sceglie di fare il suo lavoro non può consentirsi di procreare e lei, responsabilmente e con qualche sofferenza, vi aveva rinunciato.

Rivoluzionaria professionale

Era una comunista, una “rivoluzionaria professionale”, come si definivano i funzionari del Partito Comunista, anche quelli che erano impegnati nel Sindacato. Io ed altri compagni andavamo nella Piana del Sele, a Eboli, a Battipaglia, alle quattro del mattino, per parlare con le lavoratrici che provenivano dai comuni collinari, per convincerle ad aderire allo sciopero in corso.

Sottopagate dai “caporali”

Era difficile convincerle, poche volte ci riuscivamo. Erano sottopagate dai “caporali” che le trasportavano nella piana con pulmini sgangherati e le facevano lavorare fino a dopo che era calato il sole. Tornavano nelle loro case a sera tardi, spossate dal troppo lavoro della giornata.

“Alle 3,30 sarò pronta”

Inutilmente provai a convincere Donatella a restarsene nell’albergo in cui alloggiava, volevo risparmiarle la levataccia mattutina, non mi sembrava che fosse necessario, ma lei non mi consentiva di finire il mio ragionamento, con voce calma ma ferma mi interrompeva dicendo: “Domattina alle 3.30 io sono pronta, vieni a prendermi in albergo con la tua auto e andremo “.

Nel corso del viaggio si parlava di tutto, non solo di come procedeva la lotta per il rinnovo del contratto, si parlava di Feliciano Rossitto, che era il Segretario Generale della Federbraccianti o ricordavamo la figura di prestigiosi dirigenti del movimento sindacale e del compagno Giuseppe Di Vittorio che era, ovviamente, quello più citato. Non mancava un commento sulla situazione politica del Paese e mi chiedeva con molto interesse quale fosse il “colore” della Amministrazioni Comunali della Piana.

Gli agrari si infuriarono per le alleanze politiche

Voleva che io le contattassi per ricevere il loro sostegno e la loro solidarietà. Lo feci, fu un successo di cui fui contento e che fece infuriare gli agrari. Donatella era molto attenta ad evitare che si compattasse un blocco tra gli agrari ed i contadini, ed insieme elaborammo il testo di un volantino rivolto ai coltivatori diretti per spiegare le ragioni dei braccianti e per esprimere loro la solidarietà ed il sostegno, unitamente al sindacato, a sostenere le loro rivendicazioni nei confronti del governo nazionale.

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