Massaggi in spiaggia: dalla pelle alle ossa, tutti i pericoli in agguato

Per chi in vacanza cerca il relax anche nel massaggio, eviti quelli offerti per pochi euro sulle spiagge e si rivolga ai presidi sanitari autorizzati ormai presenti in molti stabilimenti balneari o ad ambulatori e beauty farm in regola con i permessi. Il pericolo, infatti, è di ritrovarsi al rientro a casa con infezioni dermatologiche e problemi articolari, muscolari o neurologici. Se le stesse avvertenze valgono anche per i tatuaggi con pigmenti come l’henné o per gli adesivi colorati applicabili a fini estetici, con l’estate torna il nodo dei massaggiatori per turisti che, per una tariffa in media di 20 euro (e spesso senza ricevuta), manipolano gambe, spalle, braccia o schiena di chi intanto sta mirando alla tintarella.

Circa 100.000 gli abusivi

Per la maggior parte, sottolinea Antonio Bortone, presidente dell’Aifi, l’Associazione italiana fisioterapisti, si tratta di “abusivi”, cioè di persone non solo non iscritte alle organizzazioni di categorie, ma anche prive dei titoli di studio necessari per esercitare la professione. Proprio per questo è difficile stimare quanti di questi operatori siano presenti sulle spiagge italiane. Di certo alcune migliaia, se si pensa che, a fronte di 50 mila fisioterapisti regolari, ce ne suo circa 100 mila che esercitano d’abitudine la professione senza averne i requisiti.

Attenzioni a oli e unghienti

E le modalità per farlo nei luoghi di villeggiatura sono più o meno sempre le stesse: la proposta del massaggio è accompagnata dal ricorso a oli e unguenti privi di etichette che ne illustrino la composizione, l’indice di protezione solare e il superamento di test dermatologici. Non sembrino dei dettagli, questi, dato che la loro applicazione – che inevitabilmente si mescola a sudore, sabbia e sale, oltre che a prodotti già usati dai turisti – porta in potenza a conseguenze serie.

Numerosi i problemi dermatologici e le allergie

Da un lato, infatti, esiste la possibilità di contrarre dermatiti, dermatofitosi, micosi e altre malattia come se si camminasse senza protezione sul bordi di una piscina, nelle docce comuni di impianti sportivi o lungo la battigia. Questo perché i massaggiatori da spiaggia, passando da un cliente all’altro senza la possibilità di osservare ordinarie norme igieniche, possono rappresentare un veicolo di trasmissione. C’è poi la questione delle allergie cutanee a cui l’uso di più prodotti può condurre, senza contare le ustioni provocate dall’applicazione sulla pelle di creme che non proteggono dai raggi solari.

E ci sono anche le conseguenze ossee

“Ulteriori danni”, spiega Bortone, “possono essere di diversa entità a seconda delle manovre effettuate e delle eventuali patologie della persona poiché gli operatori abusivi, nella maggior parte dei casi, non sono in grado di riconoscere i segni di queste patologie. Si va dalla semplice contrattura a possibili fratture, lussazioni o danni a livello neuro-muscolare e in alcuni casi, purtroppo, si può incorrere anche in danni irreversibili”.

Dal 2008 leggi per combattere il fenomeno

La presenza di finti terapisti sulle spiagge, a partire dal 2008, aveva portato il ministero della Sanità a emettere all’inizio della stagione estiva ordinanze urgenti poi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Veniva introdotto così il divieto di queste pratiche per tutelare “l’incolumità pubblica dal rischio derivante dall’esecuzione di massaggi lungo i litorali”. Divieto che si è ripetuto fino al 2011 e il cui rispetto era demandato da controlli disposti dal Comuni e dalle aziende sanitarie locali, ma che lo scorso anno non è stato confermato.

La campagna degli esperti: “Giù le mani”

A partire dal 2012, infatti, il provvedimento, che scadeva alla fine di ogni estate, non è stato riproposto e allora che si sono sollevate le proteste dell’Aifi che nel settembre 2012 ha lanciato la campagna “Giù le mani” con tanto di numero verde (800036077, attivo dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 17). E infine nel 2013, in assenza per il secondo anno consecutivo di azioni ufficiali del governo, l’allerta è stata di nuovo demandata dagli operatori di settori e alle amministrazioni locali che possono limitarsi “purtroppo solo a un provvedimento amministrativo, una multa”, conclude Antonio Bortone.

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