Mafia capitale, Luca Gramazio: “Non ho mai preso una lira”

“Non ho preso manco una lira”: Luca Gramazio, consigliere regionale di Forza Italia, ha declamato la sua innocenza con un’espresisone popolare (da tempo ci sono gli euro…) al gip Flavia Costantini nel corso dell’interrogatorio di garanzia svolto nel carcere di Rebibbia, dove si trova detenuto nell’ambito dell’inchiesta su Mafia capitale. L’atto istruttorio è durato oltre due ore durante le quali Gramazio, in base a quanto si apprende, ha respinto le accuse dando una sua versione dei fatti.

Gramazio è una delle figure chiave

L’interrogatorio si è svolto “in un clima sereno e collaborativo”. Gramazio, a cui i pm di Roma contestano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e la turbativa d’asta – per la gara da 60 milioni di euro per il Recup, il sistema di prenotazione unificato della Sanità – rappresenta una delle figure chiave di questa seconda tranche della maxi inchiesta sul malaffare capitolino.
Per chi indaga l’esponente di Forza Italia rappresenta, infatti, la cerniera tra il clan guidato da Massimo Carminati e le amministrazioni locali.

 

Renzi: “Marino e Zingaretti non c’entrano nulla”

Parla anche il presidente del Consiglio, a favore del sindaco di Roma e del governatore del Lazio.

“Marino e Zingaretti – afferma il premier – sono completamente altro rispetto alla cricca. Bisogna riconoscere i colpevoli veri, per troppo tempo si è sparato sul mucchio”.

Matteo Renzi poi aggiunge: “Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia. Io ho anche un padre indagato a Genova. Se ragiono su avvisi di garanzia i miei figli non avrebbero dovuto vedere il nonno. Ho 5 sottosegretari indagati, io credo che un cittadino è innocente fino a prova contraria”.

 

Castiglione chiama in causa Roberto Maroni

Anche  Roberto Maroni, all’epoca ministro degli Interni, oggi governatore della Lombardia, entra indirettamente tra i personaggi di Mafia capitale. E ce lo introduce Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’Agricoltura, da ieri indagato ancher lui nell’inchiesta per il Cara di Mineo.

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L’intervista di Castiglione a Repubblica

I rapporti con Odevaine? Nel luglio 2011, in piena emergenza immigrazione, “chiedo garanzie su di lui al Viminale e le ottengo, anche se non è ascrivibile alla mia parte politica, militavo nel Pdl”: afferma in un’ intervista a Repubblica il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, indagato nell’ inchiesta sul Cara di Mineo. In quell’ estate, spiega Castiglione (nella foto qui sopra), “il ministro degli Interni Maroni lancia un appello agli enti locali per accogliere quanti più migranti. Io sono presidente di tutte le Province, oltre che di Catania, e mi mobilito.

Maroni fa requisire il villaggio della solidarietà, l’ ex residence degli Aranci a Mineo. Odevaine allora è il direttore della polizia provinciale di Roma al fianco di Zingaretti, è stato capo di gabinetto di Veltroni, persona autorevole e nota in quanto tale”.

 

“Con Odevaine solo rapporti istituzionali”

Il sottosegretario assicura di aver avuto con Odevaine “solo rapporti istituzionali”.

“A pranzo credo di esserci pure stato. Ma non certo per parlare di appalti”.

L’ accusa che sia stato favorito un consorzio locale? “Io non ho lavorato di certo per alcun consorzio, né ho fatto mai parte di commissioni di gara. E Odevaine non ha concordato con me un percorso preferenziale per alcun raggruppamento di imprese”.

 

Castiglione: “Non mi dimetto da sottosegretario”

Castiglione esclude di lasciare l’ incarico: “non c’è motivo perché lo faccia. Non so di cosa mi si accusi se non dai giornali”. Il premier? “Spero di sentirlo”.

Dall’emergenza casa agli appalti pilotati: i filoni della nuova inchiesta

 

Dall’emergenza casa al Cup, il Centro unico di prenotazione per le prestazioni sanitarie, fino ai centri profughi e agli appalti pilotati, come quelli per la raccolta dei rifiuti o per la pulizia delle spiagge del litorale, da spartirsi in modo bipartisan tra centro-destra e centro-sinistra. Il secondo capitolo dell’inchiesta Mafia capitale si estende alla Sicilia, con l’inchiesta della procura di Catania sul Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo, e arriva a Bologna, dove i carabinieri di Roma hanno acquisito documenti senza però che al momento qui risultino indagati.

Dal punto di vista politico si scala di nuovo dal municipio di Ostia verso l’alto, passando per il Campidoglio, la Regione Lazio e arrivando a lambire il governo, con l’indagine siciliana, parallela a quella romana, a carico del sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione del Nuovo Centrodestra, accusato di turbativa d’asta sull’appalto per la gestione del centro di accoglienza dell’isola che si rintraccia anche nelle carte della procura della Capitale.

Dal “sistema” bipartisan ai voti della ‘ndrangheta

Il “mondo di mezzo”, quello di cui parlavano l’ex neofascista Massimo Carminati e il capo della cooperativa 29 giugno Salvatore Buzzi (entrambi nella foto sotto) già nelle intercettazioni diffuse lo scorso dicembre, è estesissimo. Quel sostrato che mette in collegamento la politica alla criminalità per speculare su una grande quantità di affari comprende – secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia capitolina – l’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Nicola Zingaretti, Maurizio Venafro, il direttore del dipartimento Politiche sociali Guido Magrini, l’ex assessore alla Casa del Comune di Roma Daniele Ozzimo, già agli arresti, e l’ex vice capo di gabinetto dell’ex sindaco di Roma Veltroni e responsabile extradipartimentale della polizia provinciale Luca Odevaine.

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Alcuni di questi sono sotto indagine fin da quando sono state notificate le ordinanze del prime capitolo di Mafia capitale e con loro tornano i nomi dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, su cui grava un sospetto specifico degli inquirenti: la richiesta, attraverso Buzzi, dei voti del clan ‘ndranghetista Mancuso di Limbadi nelle elezioni europee del maggio 2014. E compaiono anche i nomi di Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina in quota Pd, e Giordano Tredicine, presidente della commissione politiche sociali e famiglia sotto la giunta Alemanno, attuale vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio, e Luca Gramazio, capogruppo del Pdl (poi Forza Italia) al Consiglio regionale del Lazio.

Gli uomini cerniera per l’emergenza abitativa

È un elenco che a scorrerlo tutto c’è da perdersi, per chi è esterno alle questioni della politica. “Stamo de qua e stamo de là”, dice Salvatore Buzzi in una conversazione intercettata dagli investigatori che snocciola la contabilità della corruzione: 5 mila euro al mese per un politico, 2,5 per un altro non ancora identificato, mille per i più miseri e sopra i 10 per chi invece il ruolo da cerniera lo sa svolgere bene, escluse le provvidenze per il sostegno delle più o meno recenti campagne elettorali dei vari schieramenti.

Con relativi problemi di spedire i soldi all’estero, come accade con un conto del Venezuela a cui far affluire contanti evitando la segnalazione all’antiriciclaggio. Ma risolti gli inghippi pratici per far sparire i fondi neri, ecco il meccanismo attraverso cui le delibere regionali e comunali arrivano sul tavolo delle rispettive giunte giunte, milioni di euro che non servono a togliere dalla strada i poveracci o a dare una sistemazione dignitosa a chi non può permettersi locazioni di mercato. Servono invece a salvare cooperative nell’orbita Buzzi-Carminati sull’orlo del crac e ad acquistare alloggi pagando un bel pezzo del prezzo con soldi pubblici.

Il “tariffario per migrante”

Mentre sono in corso a Roma i primi interrogatori di garanzia che proseguiranno anche domani per gli indagati a vario titolo di reati come associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni e trasferimento fraudolento di valori, torna anche il sistema descritto dal gip di Roma come “un ramificato sistema corruttivo per favorire un cartello di imprese interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori”.

Un business, quello sui migranti, dove non si stabilisce l’equa ripartizione sul territorio di stranieri e richiedenti asilo, ma l’importo della tangente a cranio: “Se me dai… me dai cento persone facciamo un euro a persona. E… e basta, uno ragiona così, dice va be’… Ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina.. 50 là… e… le quantifichiamo, poi”. Detto con le parole del gip romano Flavia Costantini, che ha firmato le quasi 500 pagine dell’ordinanza disponendo gli arresti richiesti dalla Dda della capitale, si tratta di “un vero e proprio ‘tariffario per migrante ospitato'”.

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