Pd: Zingaretti prepara il “pacchetto d vertice”, due donne vicesegretarie

Dopo la vittoria, il pacchetto di nomine. Nicola Zingaretti è impegnato a varare il nuovo vertice dei Dem.

E una griglia di prime decisioni sugli organigrammi è già partita. La novità di ieri è quella di Luigi Zanda, solido cursus honorum, come tesoriere.

“La pratica è a buon punto”, si fa sapere. E Zanda chiosa: “C’è il tesoriere, ma non c’è il tesoro”; riferendosi alle difficili condizioni delle finanze del Pd. Poi c’è la questione vice. Potrebbero essere due e due donne: la piacentina Paola De Micheli, lunga serie di incarichi nel Pd, e una new entry, sempre dall’Emilia. Si tratta di Stefania Gasparini (nella foto in apertura), presidente del Pd provinciale di Modena. Sulla presidenza del partito il nome resta quella di Paolo Gentiloni.

La storia politica di Stefania Gasparini è nutritissima. Tanta gavetta nella sinistra giovanile fino a diventare segretario regionale per un paio di anni, quando ancora c’erano i Diesse, poi il ritorno in pista come amministratore locale.

Stefania è stata assessore alla scuola a Carpi, nel modenese.

 

 

La svolta del 4 marzo

Nicola Zingaretti é il nuovo segretario del Pd con un bagno di consensi nel voto popolare delle primarie che si sono tenute nella gi0rnata di ieri.

Il presidente del Lazio ha ottenuto circa il 70% dei voti, con un’affluenza – sorprendente – oltre il milione e settecentomila votanti.

A Zingaretti sono andate oltre un milione di preferenze, largamente al di sopra della maggioranza necessaria del 50% più uno per ottenere la leadership del partito. Insomma il popolo che ha fatto la fila ai seggi per l’intera giornata ha voluto un segretario subito e libero dai condizionamenti delle correnti.

Una ulteriore socnfitta per Renzo Renzi che ha lavorato per un segretario di minoranza o manipolabile, anche se ora fa gli auguri al neo-eletto.

 

“Risultato straordinario”: le congratulazioni degli sconfitti

“Un risultato straordinario, più votanti delle ultime primarie – esulta Zingaretti -. Viva la democrazia italiana!”. Primarie per l’Italia, le aveva ribattezzate. “Non sarò un capo, ma il leader di una comunità – dice nel primo discorso in mezzo alla festa dei suoi a Roma -. Grazie all’Italia che non si piega e che vuole arginare un governo illiberale e pericoloso”.

Zingaretti dedica poi la vittoria a Greta, la ragazza svedese che lotta contro i cambiamenti climatici, ai poveri e ai giovani disoccupati. Promette un Pd inclusivo, “aperto a una nuova alleanza” di centro-sinistra.

“I delusi torneranno”

“I delusi sono tornati e torneranno”, assicura, “stavolta non possiamo deluderli”. La sua leadership viene riconosciuta da tutti i big del partito, a iniziare dagli altri candidati. Roberto Giachetti, terzo con il 12% ufficioso, chiama Zingaretti e si complimenta.

“Altro che macerie”, dice sottolineando l’alta partecipazione. “Buon lavoro Segretario!- twitta Maurizio Martina, intorno al 18% -. Da oggi sempre più #fiancoafianco nel PD per l’Italia”.

 

Una giornata di partecipazione: le notizie del 3 marzo

 

È il giorno delle primarie del Pd: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti sono in corsa per il posto di segretario del partito democratico.

Si vota per l’intera giornata.  Poi il nuovo segretario, se sarà eletto con il voto di oggi ottenendo più del 50% dei delegati, dovrà misurarsi col tema delle possibili alleanze per le europee di fine maggio.

 

Grande afflusso

 

Fin dalle prime ore della giornata, l’afflusso ai seggi è stato notevole. Si vota fino alle 20. Poi dovrebbe iniziare lo scrutinio delle schede, che è abbastanza semplice, visto che ci sono solo tre nomi.

 

La proposta del giorno dopo

Sul tappeto – da domani – c’è anche la proposta di Carlo Calenda per le europee: un listone di tutti gli europeisti. Ma su  questo non c’è una visione condivisa tra i candidati. Ci sono anzi le perplessità di Zingaretti.

Ieri di buon mattino Matteo Renzi ha fatto gli “auguri” ai tre candidati: “Mi fa piacere che tutti e tre abbiano escluso accordi coi Cinque Stelle e ritorni al passato. Chiunque vinca non dovrà temere da parte mia alcuna guerriglia come quella che io ho subito”.

Ma sono parole di circostanza. Si sa, infatti, che è lui il “convitato” di pietra che cercherà di condizionare anche il nuovo Pd, nato dal minimo storico a cui lo ha portato la guida dell’attuale senatore di Rignano. Stasera il quadro sarà più chiaro.

 

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