Ritardo cronico? Colpa del Dna (e negli Usa diventa una malattia)

Forse chi non arriva mai puntuale a un appuntamento si sentirà un po’ meno in colpa. Oppure inizierà a preoccuparsi. Perché, secondo alcuni studi, la popolazione viene divisa in due categorie: la prima comprende individui di tipo A, quelli che in ritardo non arrivano mai e che in parallelo a questa caratteristica coniugano competitività e aggressività, e la seconda di tipo B, persone che a essere puntuali proprio non ci riescono. Secondo un articolo pubblicato dal Wall Street Journal, non lo fanno perché maleducati o incuranti, ma perché percepiscono il tempo in modo differente e c’è chi fa coincidere questo difetto con una malattia. O quasi.

Per alcuni un minuto dura 77 secondi

Così viene infatti percepito il problema negli Stati Uniti, e il quotidiano americano, ripreso dal Corriere.it, fa il punto degli approcci che una serie di équipe psicologiche ha messo a punto per “curarlo”. Si parte dalla San Diego State University con lo staff dello psicologo Jeff Conte che, affermando che c’entra il corredo genetico, è giunto a una conclusione: un minuto, per un individuo del tipo B, dura 77 secondi mentre per uno di tipo A 58. Una differenza del 30 per cento che ha anche un altro riflesso, in base allo studio di 181 lavoratori della metropolitana di New York: i ritardatari sono sempre indaffarati in più attività mentre i puntuali si concentrano su un obiettivo per volta.

Una sindrome che determina un’errata percezione del tempo

Altro centro che si occupa del nodo è la Laurier University (Ontario, Canada). Qui si parla addirittura di sindrome e il 40 per cento dei “pazienti” non è in grado di valutare la quantità di tempo necessario per compiere una determinata operazione. Dunque inutile applicare eventuali “sanzioni” se si presenta al lavoro in ritardo. Ne subirà le conseguenze, ma tornerà a rifarlo perché il suo orologio mentale è difettoso e richiederebbe di essere regolato.

La “cura”? Scomporre le azioni quotidiane in singoli gesti

Come? A rispondere ci prova la Stern School of Business (università New York) dove opera Justin Kruger che ha dato vita alla “scienza del ritardo” affrontandola in base a entrambe le sue specializzazioni, in psicologia sociale e in marketing. Secondo le sue ricerche, per arrivare a una soluzione occorre suddividere le incombenze quotidiane in singole operazioni. Concentrandosi su ciascuna, censendo tutte le attività necessarie a compierle, ecco che si può arrivare a una gestione del tempo più efficace. Un approccio che potrebbe funzionare poco in zone del pianeta diverse da quella anglosassone, a iniziare dall’Italia.

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