Mammografi italiani: sono affidabili o obsoleti? Un prof spiega che fare

Ottobre, mese della prevenzione al tumore al seno. Anche quest’anno è partita la campagna di sensibilizzazione per ché le donne si sottopongano ai dovuti controlli. Non mancano tuttavia, le polemiche: le apparecchiature di cui sono dotate le strutture italiane sono effettivamente in grado di garantire la massima efficienza dei risultati?

La “diligenza” di chi aderisce ai programmi di screening servirebbe a poco, infatti, se il mammografo con cui viene eseguito il controllo non è in grado di individuare un tumore anche di piccolissime dimensioni e di fornire quella diagnosi tempestiva e precisa che ogni donna si aspetterebbe di avere.

 

I dati del ministero non sono confortanti

I dati forniti da un monitoraggio del Ministero della Salute datato 2017, attraverso il quale si è valutata l’età dei mammografi presenti in ospedali pubblici e in strutture convenzionate del nostro territorio, non sono propriamente confortanti: i riultati indicano che il 33,4% di queste apparecchiature ha meno di 5 anni; il 37,3%  tra i 5 e i 10 anni, il 29,3% oltre 10 anni. Datazione, quest’ultima, che secondo lo stesso Ministero può far definire la macchina in questione “obsoleta”.

 

Molte macchine sono “obsolete”

E allora, che cosa possono fare le pazienti? L’unica soluzione possibile potrebbe davvero essere quella di informarsi sul tipo e sull’età del mammografo utilizzato dalla struttura presso cui si pensa di effettuare il controllo senologico, come qualcuno ha suggerito?

 

Le risposte dello specialista

Cerchiamo di fare chiarezza e rispondere a queste domande con l’aiuto del dottor Pietro Panizza, primario dell’Unità di Radiologia Senologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (nella foto in basso).

“In Italia, attualmente, esistono due tipi di mammografo: analogico e digitale”, spiega lo specialista. “Il passaggio alla digitalizzazione, come è avvenuto per la fotografia, anche in radiologia ha comportato una rivoluzione. Oggi, dopo anni di valutazione, si sa che i mammografi di tipo digitale offrono vantaggi non indifferenti, con una qualità dell’immagine superiore e una dose di radiazioni ridotta, seppur lievemente, rispetto ai mammografi analogici”.

“Detto questo, la cosa che non va mai dimenticata è che il mammografo è pur sempre una macchina: un buon risultato dipende soprattutto dall’esperienza e dalla professionalità di chi lo utilizza”, sottolinea l’esperto. “Per dirla con un esempio: si può anche possedere una Ferrari, ma se poi chi la guida è inesperto, non si va lontano…”.

Qual è allora il suggerimento per le donne che si accingono a sottoporsi a una mammografia di controllo e desiderano farlo con le maggiori garanzie possibili?

“Più che sull’apparecchiatura vale la pena puntare l’attenzione sulla struttura a cui ci si rivolge”, risponde il dottor Panizza.

“È importante sapere che, a seguito di una delibera del Parlamento Europeo, recepita dal Ministero della Salute, dal 2016 ogni Regione italiana ha un elenco di centri dedicati alla cura della mammella, le Breast Unit o Centri di Senologia. È stato dimostrato scientificamente che, se la patologia viene trattata in un centro superspecializzato, il risultato finale è sicuramente migliore.

L’arma vincente di queste strutture è data soprattutto dalla presenza di personale esperto con competenze diverse. Ogni caso, infatti, viene valutato da un team di specialisti (radiologo, patologo, chirurgo, oncologo, radioterapista): una discussione multidisciplinare che porta alla soluzione più adeguata per quella situazione particolare”.

L’elenco delle Breast Unit italiane

Ulteriori informazioni e l’elenco delle Breast Unit italiane si può trovare sul sito www.europadonna.it

“Per evitare inutili allarmismi, mi sento comunque di sottolineare che il programma di controlli di qualità su questo tipo di apparecchi, sia analogici sia digitali, è serratissimo: prevede test sia quotidiani sia mensili e ogni 6 mesi il macchinario viene fermato per verifiche più approfondite sia riguardo alla qualità delle immagini sia per quanto concerne la quantità di radiazioni emesse.

La Asl di competenza può inoltre procedere in qualsiasi momento a verificare che questi controlli, previsti dalla legge, siano correttamente eseguiti”, afferma il dottor Panizza. “Poi è chiaro che il futuro va verso il digitale: a mano a mano che i mammografi verranno dismessi, la loro sostituzione verrà fatta con macchinari di questo tipo”.

Il ministero dovrebbe incentivare i mammografi più moderni

Per concludere, un suo commento ai dati pubblicati dal Ministero della Salute? “L’auspicio è che lo stesso Ministero prenda l’iniziativa per un miglioramento in questa direzione. Per tornare al paragone con le automobili: oggi vengono promossi incentivi per chi passa ad auto meno inquinanti. Perché non fare lo stesso con i mammografi ed incentivare con una serie di vantaggi quelle strutture che si impegnano a sostuire periodicamente i propri apparecchi?”

 

 

 

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