Marina la Gattamorta a Dagospia: “Difendo il GF Vip, di che si meravigliano?”

In quanti ricordano ancora oggi le imprese televisive di Marina La Rosa, la famosa Gattamorta della prima edizione del Grande Fratello, quella del 2000 in cui fu eliminata dopo 72 giorni di presenza nella famosa Casa di Cinecittà. Non sono in tanti a ricordare quei giorni, anche perché la bella siciliana a un certo punto si è ritirata a vita privata, occupandosi della sua famiglia e dei suoi due figli.

Eppure Marina ha sentito il bisogno di scrivere una lettera molto impegnata Dagospia, dopo l’ultima tempesta che ha rischiato di travolgere il GF Vip.

Ecco qui di seguito il testo integrale, che offre diversi spunti di riflessione. La Gattamorta non lo nomina per rispetto, ma il suo riferimento va anche a Pietro Taricone, (nella foto in basso),  “eroe” di quella edizione e prematuramente scomparso dopo un lancio col paracadute.

a-pietrotaricone

“Caro Dago,

ho finalmente visto la puntata del Grande Fratello vip e non ho saputo resistere dallo scriverti.

Credo, tra l’altro, di poter vantare una certa autorevolezza per commentare il (triste) clamore mediatico creatosi attorno a questa formula di reality. Son passati ben 16 anni da quando, insieme ad altre 9 persone, entrai nella casa più spiata. Era il primo reality in Italia e nessuno sapeva bene cosa fosse tranne lui, Sergio Volpini.

Sergio, ribattezzato – come solo i geni sanno fare – l’Ottusangolo (ma tutto era tranne che ottuso), si informò, studiò cosa fosse questo programma esistente già in altri paesi e decise dunque di partecipare alla selezioni. Selezioni lunghissime, ma vi assicuro che essere scelti tra 16.000 persone fa un certo effetto. Non c’erano dubbi, noi dieci avevamo qualcosa in più, eravamo i prescelti.

Subito campione di audience il programma si rivelò un successo. Non si parlava d’altro, per strada, nei ristoranti, sugli autobus, nei bar, nelle redazioni, dai calzolai, nelle testate giornalistiche, università e persino camera e senato.

Non parlerò del vincitore morale di quella prima edizione.

No, lo terrò qui, nel mio cuore.

Tuttavia, la cosa più sconcertante di quel programma è che ebbe talmente tanto successo che i sedicenti vip dell’epoca impararono fin da subito ad odiarci. In effetti, com’era possibile che persone normali (sconosciute) entrassero improvvisamente e a pieno titolo nel magico mondo della TV? Improvvisamente eravamo anche noi dei vip senza sapere perché e senza aver faticato per esserlo. A noi dedicavano le copertine di tutti i giornali, per noi le ospitate televisive più pagate, ma anche ospitate nei locali, discoteche, inaugurazioni e sagre del porcino. Insomma altro che vodafone, tutto girava intorno a noi.

a-gattadue

Mi ricordo di aerei privati che venivano a raccattarmi ovunque mi trovassi per assicurarsi la mia presenza, con a bordo dolci, fiori, bollicine, compresi trucco e parrucco. Soldi intorno a me ma, soprattutto, nelle mie tasche, tanti e facili, come se piovessero (ovviamente col tempo spariti).

I fotografi più importanti, i giornalisti più autorevoli, i truccatori più bravi, tutti pazzi per me, la gattamorta. Ma chi fosse poi in realtà questa gattamorta nessuno se lo chiedeva realmente.

La televisione è un tritacarne ed io dovevo essere lì, qui, là, qua e anche quo e sempre sorridente. Eh no dai, mi si stava chiedendo un po’ troppo ma questa è un’altra storia.

L’esperimento di Orwell poteva anche andare bene una seconda, forse una terza volta ma non di certo 16 edizioni! Così il Grande Fratello ha pensato bene di proporre una novità, persone già famose. Detto fatto.

a-gattatre

Mi trovo dunque a scrivere con sentimento misto: da un lato, l’infinita compassione per questi vip, nel senso di comprendere certo il loro stato di disagio e claustrofobia, dall’altro, la conferma delle loro serie difficoltà relazionali. Assistiamo infatti ad una sorta di processo di involuzione umana. Il vip all’interno della casa è man mano costretto a togliere i filtri della celebrità, del personaggio, trasformandosi in persona “normale”, ma non per questo umanamente migliore, anzi…quello che sta accadendo in questi giorni nella casa, nonostante le pailletes di Valeria Marini, altro non è che la triste realtà.

Realtà che il sociologo polacco Bauman chiama “liquida”: i liquidi non hanno infatti consistenza, una realtà ignorante, effimera, in cui l’unica cosa che conta è la forma, non la sostanza.

E così i nostri cari vip, una volta tolta la maschera, danno il peggio di se stessi.

Si sa tuttavia che questo “peggio” fa audience. In mancanza di scoop o altre notizie (all’infuori certo della volgarità della Mosetti senior), si è pensato bene di montare un caso inesistente: protagonisti i due energumeni muscolosi che tutto sembrano tranne che due geni.

E infatti, se Bettarini da un lato ha fatto la lista delle donne che avrebbe penetrato, dall’altro Clemente Russo, in maniera poco carina, avrebbe apostrofato l’ex moglie traditrice del suddetto aggiungendo che se fosse stato lui ad essere tradito avrebbe senz’altro ucciso sua moglie.

Andiamo per ordine: Bettarini non sarà stato di certo un gentleman, ma non ha fatto niente di diverso da ciò che fanno la maggior parte degli uomini, piuttosto trovo alquanto bizzarro che due delle donne all’interno della casa facciano parte della stessa lista. Ma, in tutta sincerità, fosse stato Brad Pitt, anch’io ne avrei voluto far parte. Insomma, de gustibus…

In quanto all'”assassino”, Clemente Russo per intenderci, trovo più che esagerata l’accusa di istigazione al femminicidio. Quando è stato formulato il maldestro atto d’accusa dallo studio televisivo nei suoi confronti, lui – dopo aver pensato fosse uno scherzo – ha abbozzato una frase del tipo “il reality è reality”. Nulla di più vero. Il campione è stato addirittura chiamato a scusarsi pubblicamente per ossequiare il finto buonismo, che deve pur sempre regnare nel tubo catodico.

Più che assassino è solo la vittima sacrificale della puntata, da esporre sull’altare della sacra audience.

Io non ci sto. Io sto con Clemente, nu brav’ uaglione.

Chiudo con la (chiamiamola) conduzione, nonostante Ilary non governi magistralmente la lingua italiana, io la guarderei per ore ed ore ed ore.. aò è bella da morì, ammappete!

Marina La Rosa
(Ex gattamorta)”

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto