Wif a Venezia, per le pari opportunità nel cinema e nell’audiovisivo

Anche se il presidente della giuria del 75° Festival del Cinema di Venezia, il regista Guillermo del Toro, ha sollevato il problema della scarsa presenza di registe donne, dichiarando che “lo scopo è arrivare al 50% in modo da potersela giocare alla pari”, la questione femminile e le donne, sembrano rivestire un’importanza particolare all’interno di questa edizione del Festival.

Il Leone d’oro alla carriera a Vanessa Redgrave

Sarà per il Leone d’oro alla carriera assegnato all’attrice Vanessa Redgrave, da sempre impegnata in prima linea in battaglie a favore degli emarginati (suo il documentario “Sea Sorrow” sulla vicenda dei rifugiati), o forse per la selezione in gran parte al femminile delle Giornate degli Autori, la rassegna autonoma all’interno della Mostra, il cui manifesto, non a caso, è un’aggressiva boxeur in guantoni rossi.

“Roma”, storia di due donne tenaci a Città del Messico

Oppure sarà per i numerosi film in cui le donne sono protagoniste, pensiamo a “Roma” di Alfonso Cuaron, storia di due donne tenaci e determinate di Città del Messico, o alle perfide cortigiane del film “La Favorita” del regista greco Yorgos Lanthimos, ma anche alle streghe di “Suspiria” di Luca Guadagnino, remake dell’omonimo film del 1977 di Dario Argento, e non per ultime alle due eccezionali bambine –Lila e Lenù– della fiction “L’amica geniale” di Saverio Costanzo, tratta dai romanzi di Elena Ferrante, ma raramente le donne sono state così al centro dell’attenzione in un festival.

È in questa ottica che il 3 Settembre, è stata presentata, proprio nell’ambito della Biennale Cinema, WIF, “Women in film, television & media Italia”, costola italiana di un’associazione no profit nata a Los Angeles nel 1973 e sviluppatasi un po’ in tutto il mondo, che conta oggi circa 14.000 iscritti e si propone di sostenere lo sviluppo professionale e la rappresentanza delle donne nell’industria dei media e dell’audiovisivo, promuovendo pari opportunità di impiego e tutelando gli interessi delle professioniste del settore.
Presidente di Wif Italia è Kissy Dugan (nella foto in basso), americana trapiantata a Roma, che ci ha raccontato la genesi di questa associazione.

Dopo la sconfitta du Hillary Clinton

“Un forte impulso a fondare Wif Italia, mi è venuto dalla sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni americane. Ho realizzato che il mondo non era ancora pronto per un presidente donna. Poco dopo c’è stata la questione di Me too, le varie manifestazioni in difesa delle donne alle quali ho partecipato, coinvolgendo anche i miei figli maschi, ma mi sentivo sempre “fuori” da quello che stava accadendo. Volevo creare qualcosa in Italia ed espormi in prima persona. Così ho chiesto a tutti i miei amici e colleghi di partecipare e si sono dichiarati entusiasti. La cosa incredibile è che mi sono subito resa conto che questo è un particolare momento storico in cui tutte le associazioni femminili in giro per il mondo, stanno collaborando.”

Un’associazione rivolta solo alle donne dello spettacolo, dunque?

“Sì, ma noi non accettiamo solo donne. Wif si rivolge a tutte le professionalità dello spettacolo, uomini e donne, l’importante è che siano professionisti del settore e abbiano a cuore il problema della parità.”

 

La Carta per la parità e l’inclusione

Un primo riconoscimento importante era avvenuto già lo scorso 31 agosto, con la firma da parte del Presidente della Biennale Paolo Baratta e del Direttore Artistico Antonio Barbera, della “Carta per la parità e l’inclusione”, un documento nato dalla collaborazione di Wif con il movimento 50×50 by 2020.

“L’iniziativa è nata in sinergia con il movimento francese che nasce dall’associazione ‘Deuxieme regard’, che per prima ha rivendicato l’inclusione e la parità nei festival in Francia”, spiega Margherita Chiti, vicepresidente di Wif (nella foto qui sopra). “Abbiamo accolto il documento, adattandolo per l’Italia, e abbiamo avuto subito l’appoggio della Biennale, la Settimana della Critica, le Giornate degli autori e Ewwa (European Writing Women Association)”.

Com’è organizzata l’associazione?

“Ci stiamo ancora strutturando, perché l’associazione ha preso il via pochissimi mesi fa, mentre quelle americane esistono da 40 anni. Ognuno di noi si farà carico di una diversa area di competenza che andrà dalla formazione, alla statistica, alla comunicazione, agli eventi. Cercheremo di portare la cultura della parità e dell’integrazione nelle scuole, raccontando tutti i mestieri del cinema, anche quelli meno conosciuti, fino a sostenere dei corsi di formazione e magari, un giorno, creare delle borse di studio e dei premi. Uno degli obiettivi è quello di diventare un punto di riferimento per tutte le donne che si occupano di cinema e spettacolo e abbiano bisogno di consigli, sia pratici che legali. Vorremmo che trovassero in Wif un riferimento per qualsiasi questione.
Ci proponiamo di mettere in collegamento le donne italiane con il resto del mondo: Wif è una grande rete, un’immagine che ci piace molto, perché la rete non mette solo in comunicazione, sostiene in caso di caduta”.

Infine, come collaborate con le altre sedi di Wif?

La settimana scorsa in Svezia, abbiamo fatto parte di un incontro con altri 7 Paesi”, racconta Kissi, “per coordinare un sistema di raccolta di informazioni e dati per quanto riguarda la parità e vorremmo creare una ‘Think tank’, per capire com’è la situazione in Europa, che cosa dobbiamo fare, che cosa esiste già.”

Tutte le informazioni su Wif Italia e le istruzioni per iscriversi si trovano sul sito: www.wiftmitalia.it.

Nella foto sopra la presentazione di Wif al festival di Cannes nel maggio scorso.

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