Fine del fermo pesca nell’Adriatico, Coldiretti: “Misura inadeguata”

Tornano in mare i pescherecci nell’alto Adriatico per rifornire dall’inizio della settimana i mercati, la filiera e la ristorazione di pesce fresco del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, regioni interessate dal fermo pesca.

“Non si tiene conto di altri periodi”

Lo sottolinea Coldiretti Impresapesca dopo 43 giorni di stop, da Trieste a Rimini. “Resta il fatto”, spiega l’associazione di categoria, “che l’attuale format del fermo pesca, inaugurato esattamente 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno”.

“Occorre differenziare il blocco”

“Da qui la proposta di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi”, conclude Condiretti, “in un periodo compreso tra il primo luglio e il 30 ottobre”.

Adriatico, fermo pesca fino a 5 settembre: “Attenzione a ciò che si acquista”, le notizie del 17 agosto 2016

Esteso a tutto l’Adriatico il fermo pesca, che porta al blocco delle attività della flotta da pesca italiana da Trieste a Bari. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca. Il provvedimento di fermo si allarga al tratto di costa da Pesaro a Bari per 43 giorni, dopo che era già scattato lo scorso 25 luglio nel tratto da Trieste a Rimini per un periodo analogo.

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Le date degli stop negli altri mari

“Il blocco delle attività in Adriatico”, spiega la Coldiretti, “terminerà il 5 settembre nel tratto da Trieste a Rimini e il 26 settembre nel tratto da Pesaro a Bari. Il 17 settembre si fermeranno i pescherecci a partire da Brindisi, Ionio e Tirreno (fino al 16 ottobre), mentre Sardegna e Sicilia decideranno autonomamente, con uno stop di almeno trenta giorni nel rispetto dei periodi previsti dai piani di gestione”.

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Come leggere l’etichetta

“In un Paese come l’Italia che importa più di 2 pesci su 3”, sottolinea Impresapesca Coldiretti, “nei territori interessati dal fermo biologico aumenta il rischio di ritrovarsi nel piatto prodotto straniero o congelato”. Dunque è da “verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta)”.

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