Vi racconto il mio esame di maturità con alcune certezze e qualche dubbio

Maturità 2019: se ne è tanto sentito parlare, dalle critiche dei media, alle preoccupazioni degli studenti, alle ancora più grandi preoccupazioni e polemiche delle nonne che “guai se gli tocchi il/la nipote”.

Ma in cosa consisteva in fin dei conti la maturità 2019?

Tutti gli studenti si sono seduti tra i banchi il 19 giugno per la prima prova di italiano: il tema. Le tracce sono state piuttosto apprezzate, questa l’opinione della maggior parte dei ragazzi fuori dai licei, “ce ne era per tutti i gusti “ dicono.

Da Ungaretti e Sciascia nella tipologia di analisi testuale, al valore del patrimonio culturale, illusione della coscienza ed eredità del Novecento nella tipologia argomentativa, fino alle tracce d’attualità inerenti l’inchiesta del prefetto Luigi Diana sulla mafia ed una riflessione sullo sport e la storia. Inaspettata, tuttavia, l’assenza di Greta Thunberg.

Per quanto riguarda la seconda prova, nei licei scientifici i giovani si sono trovati davanti problemi e quesiti sia di matematica che di fisica. Per la maggior parte la grande difficoltà è stata quella di mantenere alto il livello di concentrazione per tutte le sei ore a disposizione. Il secondo problema fornito dal Miur, in particolare, è stato considerato, da molti, non all’altezza della preparazione in quanto di complessità troppo elevata.

Infine, la prova orale. Ebbene sí, avete sentito bene, niente terza prova, meglio conosciuta come “quizzone”.

La grande novità del colloquio finale? Niente più tesina. Gli studenti hanno infatti dovuto sorteggiare casualmente una busta contenente un testo letterario o un quadro o un grafico o una formula matematica o una citazione, insomma uno spunto dal quale partire per poi dirigere autonomamente il colloquio facendo, idealmente, collegamenti interdisciplinari. Quale il problema? Beh, capiamo tutti che trovandosi davanti una formula matematica, collegare la letteratura italiana o qualsiasi altra materia umanistica/artistica diventa arduo.

Altra novità è la saggia introduzione del diritto come materia d’esame obbligatoria. Scelta saggia in quanto si esce dalla maggior parte delle superiori a diciannove anni minimo, età in cui si ha diritto di voto. Età in cui è impensabile non avere le nozioni base di diritto costituzionale. Nozioni minime inerenti l’organizzazione politica italiana, come funziona il parlamento, l’iter legis e cosí via.

Infine il colloquio si è concluso con domande e presentazione da parte degli studenti del loro percorso di Scuola Lavoro (ora nominato Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, caro Miur, perchè un nome più lungo? Questo non è troppo semplice ed immediato?).

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