Riina e Bagarella: bue boss della mafia al mare coi bambini, la foto inedita

Sembra il ritratto di due qualunque padri di famiglia che approfittano dell’estate per portare i figli al mare e giocare con loro. Sorrisi a rassicurare i bambini nell’acqua, tenendoli per mano o in braccio. Invece quei due uomini non sono affatto padri qualunque. Sono Totò Riina e Leoluca Bagarella, i vertici feroci dell’altrettanto feroce clan dei corleonesi, in un ritratto inedito pubblicato sull’Espresso oggi in edicola e in rete. Un ritratto che sembra una polaroid scattata probabilmente nei mesi estivi del 1979, a metà di una campagna di sangue avviataa a inizio anno con l’omicidio del segretario provinciale della Dc Michele Reina e culminata, tra il 6 gennaio e il 4 maggio 1980, con i delitti del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella e del capitano dei carabinieri Emanuele Basile.

Tra i morti del 1979 Boris Giuliano e il giudice Terranova

In mezzo ci sono stati altri fatti di sangue clamorosi. Il mattino del 21 luglio 1979 Bagarella attese che il commissario Boris Giuliano, il capo della squadra mobile di Palermo la cui eredità investigativa fu raccolta proprio da Basile, prendesse un caffè in un bar vicino a casa e gli sparò mettendo fuori gioco un poliziotto che fin troppo fastidio aveva dato agli affari del narcotraffico internazionale con relativi risvolti finanziari. E poi, a fine stagione, c’era stato l’omicidio del giudice Cesare Terranova, colui che aveva processato Luciano Liggio e che fu ucciso il 25 settembre 1979 insieme al maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso.

“Ecco il vero volto della mafia che si continua a negare

“Sta in questa immagine il vero volto della mafia”, scrive Lirio Abbate che, per l’Espresso, ha rintracciato e pubblicato l’istantanea con Riina e Bagarella. “Quella di ieri e pure quella di oggi. Mimetizzata prima e invisibile adesso agli occhi della gente. Di chi non vuole vedere e preferisce convivere con il male. In tanti all’epoca sostenevano chhe la mafia non esisteva come oggi a Roma moltissimi continuano a ritenere, nonostante gli attesti per associazione mafiose”.

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