Orti urbani: le cose da fare per averne uno (e saperlo curare)

Sui tetti, in condivisione, per rispondere ad una vocazione bio o per risparmiare. Oggi l’orto si declina in tanti modi e l’ultima tendenza è quello urbano. Nel 2013 in Italia è stata toccata la quota record di 3,3 milioni di metri quadrati di terreno di proprietà comunale divisi in piccoli appezzamenti e adibiti alla coltivazione a uso domestico, all’orticultura o al giardinaggio ricreativo. Lo dice una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat dalla quale si evidenzia che nel 2013 gli orti urbani in Italia sono addirittura triplicati rispetto al 2011 quando erano appena 1,1 milioni di metri quadri. Una risposta alla crisi economica da parte delle famiglie e delle giovani coppie, non soltanto quindi una moda importata da altri paesi industrializzati dove il fenomeno è diffuso da tempo.

 

Da Bergamo a Potenza

Roma, Bologna, Milano, Bergamo, Monza e Potenza sono alcune delle città italiane dove, è proprio il caso di dire, l’orticoltura urbana ha messo radici. Ecco una piccola guida delle cose da fare se vuoi farti l’orto in città ed alcune delle esperienze più interessanti in Italia e all’estero.

 

Chiedi al tuo Comune

Di solito è il Comune a mettere a bando lotti di terreno, quindi la prima cosa da fare è consultare la sezione bandi del sito del Comune di residenza oppure rivolgersi all’Ufficio per le relazioni con il pubblico. L’ultimo in ordine di tempo è del Comune di Villa D’Almè in provincia di Bergamo per dieci lotti di terreno. C’è tempo fino all’8 giugno per partecipare all’assegnazione di appezzamenti di circa 40 metri quadrati concessi in uso per tre anni. In alcuni casi, come succede a Bologna, è possibile presentare la domanda in ogni momento dell’anno, ma bisogna poi aspettare che vengano stilate le graduatorie in base ad alcuni requisiti.

 

Fai un corso

Se non sai da che parte iniziare, puoi sempre chiedere aiuto ad un tutor. La rete degli orti urbani di Campagna Amica mette infatti a disposizione dei veri e propri “tutor dell’orto” che offrono consulenza e tutoraggio a domicilio su tutto il territorio nazionale. In autunno partirà un corso presso il mercato di Campagna Amica del Circo Massimo a Roma.
Altri corsi sono organizzati dalle città di Transizione, i gruppi territoriali di Transition Italia, da Grow the planet, che ha anche una guida on line, oppure da associazioni green che ormai si trovano in tutte le città. Ci sono anche piccole aziende 2.0, come Orti Urbani primo negozio on line del settore, che vendono attrezzature per orti di città e la coltivazione in contenitori.

 

Scegli il compost

Ortisti alle prime armi, niente paura. Stefano Peloso dell’associazione culturale Zoè teatri, che ha realizzato il primo orto sinergico alla Pescarola a Bologna e impegnato nella cooperativa Arvaia, consiglia alcuni piccoli trucchi per chi è alla sua prima prova da ortista: “Innanzitutto bisogna scegliere il tipo di coltivazione, almeno una biologica per non usare fertilizzanti e prodotti chimici. Se uno coltiva cibo, che almeno sia buono e sano. Fatta questa scelta, occorre organizzarsi. Propongo sempre di fare una bella lavorazione del terreno, arricchirlo con del compost, rigenerarlo con sostanze naturali. Ci vuole un po’ di tempo, ma dà risultati e vale la pena farlo”.

L’investimento: 50 euro per il kit, più 50 per le piantine

Il kit di partenza comprende un tubo per l’acqua, una vanga ed un rastrello. Con circa 50 euro si comprano attrezzi di qualità. Poi occorre prendere le piantine. Questa voce di spesa in un anno vale circa 50-70​ euro.

Per non sbagliare: “Acquista piantine piccole”

“Il problema più grosso – continua Peloso – è dove trovare piantine. Quelle biologiche sono difficili da trovare. Chi le produce riesce a fornire i coltivatori, ma non le catene tradizionali dei vivaisti. Qui si trovano quelle non biologiche. Quasi tutti i vivaisti che producono piantine lo fanno per i grandi utilizzatori che hanno i loro tempi, al dettaglio va solo una parte. Se hanno fiori e frutti, quelle piantine non vanno comprate perché le radici sono in un vasetto troppo piccolo. Ad esempio, una piantina di pomodoro va piantata quando è di massimo 15 cm. Se le radici hanno giù riempito tutto il contenitore e non sono più bianche ​significa che la piantina è vecchia e le radici faticheranno a svilupparsi bene”.

Gli insetti? Si eliminano con le mani

Altro consiglio: non usare prodotti chimici per eliminare insetti quando l’infestazione è minima​: se vedi qualche insetto che mangia i tuoi ortaggi​ prima di ricorrere agli antiparassitari prova ad eliminarli manualmente​.

Mai troppa acqua

 Infine, l’acqua. Risorsa preziosa da maneggiare con cura: “Se vediamo che a mezzogiorno ha le foglie appassite – spiega ancora Peloso – la sera non dobbiamo dare acqua, perché con le temperature di questi giorni è normale. È un sistema di difesa delle foglie. Per avere belle piante, non è vero che bisogna innaffiarle tutti i giorni”. Per essere certo che ci sia bisogno acqua, prova a mettere le mani nel terreno e valuta se è secco o ancora umido​. Il consiglio è di fare un impianto di irrigazione a goccia che consente un risparmio fino al 30/40%. Il costo è di circa 100 euro.

 

Il modello Bologna

Il capoluogo emiliano vanta una lunga tradizione in fatto di orti, ma è a partire dal 1980 che l’amministrazione comunale avvia un piano di orticoltura urbana destinato agli anziani. Oggi a Bologna, secondo un’indagine del Comune e della Fondazione Villa Ghigi, sono 162 i luoghi di Bologna dove si praticano forme differenti di orticoltura, per una superficie pari a quasi 30 ettari di terreni produttivi. Si tratta di 20 aree ortive comunali, 77 giardini scolastici e 65 orti di altre tipologie. Forte di questa tradizione e della crescente domanda di orti, nel 2014 è stato bandito un concorso di architettura internazionale, “Ortipertutti”, che ha selezionato un progetto-guida per realizzare orti urbani di piccole-medie dimensioni all’interno di aree verdi pubbliche di diversa tipologia. Il progetto vincitore, realizzato dal team guidato dall’architetto Massimo Peota di Rovereto, è in procinto di essere realizzato sulle prime due aree, grazie alla disponibilità di risorse già stanziate dal Comune. Fino al 24 giugno, inoltre, è possibile vedere da vicino le tavole dei progetti nella mostra in corso presso l’Urban Center dove sta facendo tappa anche “Carrot City”, prima tappa italiana della mostra internazionale itinerante sui progetti che coniugano design ed agricoltura urbana.

 

A Torino gli orti sono alti, alti, alti

Due architette torinesi, Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito, sono le ideatrici di OrtiAlti, un progetto per realizzare e gestire orti di comunità sui tetti piani di scuole, biblioteche, condomini, edifici per uffici, edifici produttivi, supermercati, coinvolgendo le comunità che li abitano o li utilizzano. L’idea nasce dal successo di Oursecretgarden, realizzato nel 2010 sul tetto dei suoi uffici dallo studio di architettura STUDIO999 di Torino, in collaborazione con gli abitanti dell’edificio. Di recente OrtiAlti si è aggiudicato il premio WE – Women For Expo 2015. L’ultimo progetto in casa OrtiAlti è Ozanam, un orto ed un giardino sui tetti, per una superficie pensile complessiva di 800 metri quadrati, sui tetti delle Fonderie Ozanam in una zona periferica ed industriale di Torino.

 

Parigi val bene un orto

L’ultima moda a Parigi non è uno stravagante abito di una grande firma, ma l’orto sul tetto. Infatti, il comune ha messo a punto un piano di “vegetalizzazione urbana” che prevede entro il 2020 cento ettari di verde supplementare costituiti da tetti e muri vegetali. Il verde urbano nella capitale francese non è una novità e può contare anche sulla partecipazione dei cittadini che si prendono cura dei “Jardins Partagés”, giardini creati su terreni comunali e gestiti da cittadini che si riuniscono in piccole associazioni di quartiere.

Inoltre, lo scorso marzo il Parlamento francese ha approvato una legge che impone a tutti i nuovi edifici nelle aree commerciali di avere un tetto coperto parzialmente da pannelli solari o piante.

 

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