Latte vegetale: meglio riso, soia o avena? Prodotti a confronto (infografica)

C’è quello di soia, quello di mandorle e quello di noci. Sullo scaffale del supermercato sono ormai numerose le alternative al latte vaccino. Spesso il latte vegetale viene scelto per intolleranze, per combattere il colesterolo oppure perché si seguono regimi alimentari vegani e vegetariani. Siamo andati a sbirciare negli scaffali del supermercato e abbiamo confrontato quattro di questi prodotti.

Latte vegetale sì, ma attenzione allo zucchero

“Tra tutti”, spiega Lorenzo Bergami (nella foto sopra), ceo dello Strategic Nutrition Center e docente di nutrizione sportiva, “evitiamo il tanto apprezzato latte di riso. È ipoallergenico, ma con un notevole carico di carboidrati e zuccheri, quindi può essere giustificato solo come bevanda post allenamento. Per la prima colazione meglio latte di avena, mandorla, nocciola o soia, purché sempre non addizionati di zucchero”.

Come scegliere il latte vegetale

Il latte vegetale non deve avere più di 5 grammi di carboidrati per 100 millilitri, ma “se necessitiamo di un apporto proteico maggiore”, continua Bergami, “preferiamo il latte di soia. Sempre meglio che il latte vegetale abbia in aggiunta alghe o calcio e vitamina D, additivi interessanti per il benessere, ma non indispensabili se non dovessero essere contenuti in aggiunta, salvo specifiche necessità individuali”.

A colazione

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Così iniziare la giornata con una sana colazione è una buona premessa al resto della giornata. “A colazione questi tipi di latte vegetale”, spiega Bergami, “sono ottimi se accompagnati da Muesli a base di fiocchi di avena con aggiunta proteica di semi di chia e germe di grano, se non usiamo la soia che è già proteica. Vanno bene anche un palmo di frutta secca oleaginosa ed un frutto fresco di stagione o una manciata di super fruit disidratati”.

Latte vaccino sì o no

Il latte vaccino è in linea di massima da evitare se non per gusto e piacere perché “contiene molti fattori insulino-timolanti e fattori di crescita poco utili ad un essere umano adulto che non ha bisogno di crescere, ma di rinforzarsi. Via libera ai fermentati come yogurt e kefir di latte vaccino o capra, ma i latti vegetali sono in linea di massima più funzionali alla salute dell’essere umano”.

Cala il consumo dei prodotti caseari

Secondo il report dell’Ismea sui consumi alimentari degli italiani nel 2016, il bilancio del comparto lattiero caseario resta negativo, registrando un -3,3%. Il comparto, cui viene destinato il 14,3% della spesa agroalimentare complessiva, continua a soffrire del trend negativo dei consumi di latte – che rappresentano circa un quinto del totale comparto –  per i quali nel 2016 si registra una contrazione della spesa del 5,2%, che investe sia il segmento del fresco che quello dell’Uht.

Aumentano i consumi bio

In Italia più di 7 famiglie su 10 – circa 18 milioni di nuclei – hanno acquistato una volta almeno un prodotto biologico. Lo dicono i dati dell’Osservatorio Sana-Ice 2016, che mostrano anche come assieme al numero di famiglie acquirenti, sia cresciuta la spesa destinata al bio che rappresenta il 3,1% del totale della spesa alimentare. Tra i dieci prodotti bio più acquistati troviamo l’ortofrutta fresca (74% delle famiglie l’ha acquistata almeno una volta), seguita da olio extra vergine d’oliva (62%), uova (53%), miele (45%), confetture e marmellate (45%), formaggi freschi (44%), yogurt/burro (41%), riso e pasta (41%).

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