Rai1: debutto con il 27.4% di share per “Il nome della rosa” (video)

Nuova serie evento per Rai1 che, da ieri, lunedì 5 marzo, ha mandato in onda in prima serata “Il nome della rosa”, 4 puntate dirette da Giacomo Battiato, adattamento televisivo del romanzo pubblicato nel 1980 da Umberto Eco (edito da Bompiani). Una co-produzione 11 Marzo Film, Palomar con Tele Munchen Group in collaborazione con RaiFiction, che viene trasmessa anche negli Stati Uniti e in Canada. È stata inoltre già acquistata dalla BBC nel Regno Unito, dall’OCS in Francia, da Sky in Germania, da SBS in Australia e dall’NRK in Norvegia, tra gli altri.

Il cast

Bene i risultati di ascolto. La prima puntata, infatti, ha conquistato il 27.4% di share, pari a 6.501.000 spettatori. Il soggetto di serie è di Andrea Porporati che firma anche la sceneggiatura con Turturro, Battiato e Nigel Williams. Una scenografia accuratissima, insieme a un maxi cast internazionale che va da Rupert Everett (Bernardo Gui) e dall giovane attore tedesco Damien Hardung (il novizio Adso da Melk) a Greta Scarano nel doppio ruolo (Margherita compagna di Dolico e Anna la figlia salvata grazie all’intervento di Remigio da Varagine), da Piotr Adamczyk (Severino) ad Alessio Boni (Dolcino), Fabrizio Bentivoglio (il monaco converso dal passato segreto) e Roberto Herlitzka.

Il regista

Per Turturro lavorare a questo progetto è stato un privilegio. Il nome della rosa “è un libro fantastico ed assolutamente attuale”, anche se l’attore ha confessato di averlo letto solo dopo essere stato contattato per interpretare il ruolo di Guglielmo. Per il regista “l’impresa non è stata delle più semplici. Il nome della rosa non è un romanzo, ma è un grande libro. C’è tutto, c’è la storia, la filosofia, si parla di amore, del ruolo della donna, di terrorismo e di conoscenza.

La trasformazione del romanzo di Eco

Il problema era trasformare tutto questo non in una lezione, ma in azione, in immagini. Siamo stati fedelissimi alla descrizione presente nel libro e ai disegni di Umberto Eco nella ricostruzione degli ambienti, ci siamo presi qualche libertà per l’abbazia dove si svolge la vicenda principale, ovvero l’indagine di Guglielmo di Baskeville sugli omicidi seriali dei monaci, perché l’abbiamo resa meno aspra, attingendo a un gotico non primitivo, ricco e maturo”.

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