Pietro Maso ricoverato a Verona in una clinica psichiatrica

Venticinque anni dopo, Pietro Maso è tornato nella sua terra. Ma non come avrebbe voluto. Da giovedì sera, infatti, il veronese  si trova ricoverato nella clinica psichiatrica Santa Giuliana, sulle colline della sua città.

“Pietro ha finalmente accettato di farsi curare, si è reso conto di aver bisogno di una mano. È la cosa migliore per tutti, per le sorelle che ha minacciato così pesantemente e che ho sentito al telefono terrorizzate, ma soprattutto è la situazione più adatta per lui – afferma don Antonio Mazzi, che spera di portarlo nellasua comunità -. Adesso la priorità è curarlo, so che già domenica (cioé domani n.d.r.) verrà visitato da uno psichiatra. Quando Pietro verrà dimesso sono disposto a farmene carico e, se lui sarà d’accordo, a ospitarlo nella nostra Exodus. L’importante è che non venga più lasciato solo”.

Aveva appena detto: “Devo finire con le mie sorelle un lavoro…”

“Le mie sorelle? Su di loro devo finire il lavoro di 25 anni fa”. A parlare è Pietro Maso, intercettato al telefono dopo la denuncia dello scorso gennaio per tentata estorsione, e per gli inquirenti veronesi si tratta di un pericolo concreto per le sorelle Nadia e Laura. La vicenda è quella dell’uomo di Montecchia di Crosara che nel 1991, a 19 anni, uccise i genitori Antonio e Mariarosa (nella foto sotto) per accaparrarsi l’eredità dopo aver fatto fuori anche le sorelle maggiori. Ma il piano – sventato a causa di un assegno con una firma contraffatta – si “fermò” all’omicidio di madre e padre.

aaagenitorimaso

Ha ricevuto anche il foglio di via da Milano

Maso, condannato in via definitiva a 30 anni di carcere, ne ha scontati 22 e nel 2013 ha saldato il suo conto con la giustizia. Ma nelle ultime settimane i guai per lui sono tornati ad addensarsi. Dopo essere finito sui giornali raccontando della telefonata ricevuta da papa Francesco, adesso l’uomo, che ha 44 anni, è fresco anche della notifica di un foglio di via obbligatorio da Milano, dove si è trasferito dopo la scarcerazione da Opera. Inoltre vede ora disporre per le sorelle una protezione perché – ritengono gli investigatori – c’è il rischio per lui di “far loro del male” a causa di minacce ritenute “gravi e fondate”. Non escluso – dopo la frase intercettata – il ripetersi del massacro avvenuto nella villetta di famiglia (nell’immagine sotto).

aaapietromasocasa

Il messaggio che ha portato all’accusa di tentata estorsione

Questo crescendo inizia tra la fine del 2015 e i primi giorni del 2016 quando una delle sorelle riceve per errore un sms che Pietro Maso (sotto in uno scatto ai tempi del processo insieme ai suoi difensori dell’epoca) avrebbe voluto inviare a un ex amico. “Adesso pensaci bene”, aveva scritto, “domani ti chiamo, e se rispondi bene e fai quello che devi fare, o vengo lì e ti stacco quella testa di cazzo che hai”. Le sorelle, rappresentate dall’avvocato Agostino Rigoli, a quel punto avevano deciso di rivolgersi ai carabinieri e di presentare denuncia.

aaapietromaso2

“Qualcuno sta cercando di rimettermi in carcere”

Ne era scaturita l’apertura di un fascicolo per tentata estorsione, vicenda seguita dal pm Giovanni Pietro Pascucci. Maso aveva annunciato una contro querela alle sorelle. “Qualcuno sta cercando di rimettermi in carcere, ma la galera non mi fa più paura”, aveva detto lo scorso 28 gennaio al Corriere del Veneto. “Ci sono già passato. La differenza è che stavolta non ho fatto nulla di male”. E non aveva voluto sentire ragioni, nemmeno quando Nadia e Laura avevano sostenuto: “L’abbiamo fatto per lui, perché ha bisogno di aiuto. Ma l’ultima intenzione che abbiamo è di danneggiarlo”. Poi era scattata la prima tutela per le donne, ora divenuta più stringente dopo la frase intercettata.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto