Noi mamme e la sindrome del nido vuoto

Un bel giorno quella stanza che puzza di giovinezza, fumo e scarpe da ginnastica, rimane vuota.

Ai tempi dei nonni si andava via di casa per sposarsi. Negli anni settanta, sbattendo la porta. Adesso i ragazzi vanno via, se vanno, accompagnati dallo sguardo benevolo dei genitori che vedono in questa decisione lo stimolo ad un’autonomia che non son tanto sicuri di aver saputo insegnare.

Della “sindrome del nido vuoto” sembrano soffrire maggiormente le mamme, che invece di tirare un bel sospiro di sollievo, cominciano a pensare con nostalgia alle notti in bianco facendo “oh-oh” e sbatacchiando il bambino, al dolce ruolo di taxista scuola-piscina, alle estenuanti code ai colloqui pomeridiani, in attesa di farsi umiliare dai professori che lo sai che pensano, e lo pensano, che se il ragazzo sbaglia i congiuntivi e ha un lessico limitato non è tutta colpa sua, ma è anche per come sente parlare in casa!

Tutta quella roba lì, e molta altra, dava un senso, era stanchezza e amore. Dava un senso, fino a ieri, urlare: “A tavola!” dieci volte prima che qualcuno emergesse dall’antro maleodorante per consumare in fretta un pasto ormai freddato, tenendosi in testa il cappuccio della felpa e lasciare te con il dubbio di aver avuto a cena un affiliato del Ku Klux Klan.

Dopo il trasloco chiudi la porta, quello che devi cercare è un altro senso. La prima notte ti svegli, ti chiedi se è tornato, ti ricordi che non torma, ma già prima, tante volte, non tornava.

Anche tu, alla sua età, dormivi fuori chissà quante volte dicendo a tua madre che dormivi dalla tua amica e la tua amica diceva a sua mamma che dormiva da te. Lui o lei, i tuoi figli, non hanno mai avuto bisogno di mentire. Andavano e tornavano quando volevano, se volevano. Ma adesso è diverso.

Adesso non torna e gli hai detto “Bravo che sei cresciuto”.  Ti riaddormenti e sogni che dietro la sua porta è crollato il pavimento, son cadute le pareti.  La sua stanza è una voragine. Tu, eterna chioccia, per non caderci dentro, sbatti le ali forte, più forte, fortissimo.

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