Carol: oggi in sala l’amore lesbico di Cate Blanchett, la recensione di Cannes (trailer)

Non ha deluso le attese della vigilia  a Cannes il tanto chiacchierato “Carol” di Todd Heynes, presentato alla sessantottesima edizione del Festival del cinema francese. E da oggi – 5 gennaio 2016 – la pellicola arriva finalmente nei cinema italiani, travolti finora al botteghino da due boom, quello del nuovo episodio di Star Wars e quello del quarto fillm di Checco Zalone. Qui di seguito il trailer italiano.

 

 

Le dichiarazioni “scandalose” di Cate

Carol è diventato subito un film chiacchierati  perché Cate Blanchett, protagonista straordinaria, aveva dichiarato proprio sulla Croisette che, come il personaggio che interpreta, ha amato molte donne nella sua vita. Lasciando di stucco i giornalisti. Ma “Carol”, tratto dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith, è un film che non ha bisogno certo di un chiacchiericcio per essere considerato, almeno fino ad ora, forse il più bel film visto in questa edizione della kermesse.

 

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Due donne protagoniste

Due donne, Carol (Blanchett) e Therese (Rooney Mara, l’attrice che impersona Lisbeth Salander in Millennium e Palma d’Oro a Cannes come migliore interpretazione femminile ex equo con Emmanuelle Bercot per Mon roi di Maiwenn), si incontrano nel 1952 in grande magazzino di Manhattan. Therese, poco più che ventenne, lavora come addetta alle vendite in un negozio di giocattoli, Carol è invece una donna matura, appartenente alla buona società di New York e prigioniera di un matrimonio infelice dal quale è nata una bambina. Presto tra le due nasce un sentimento che supera le barriere di una normale amicizia e che dovrà scontrarsi con le convenzioni della società di quegli anni.

 

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Haynes ritorna al melodramma

Haynes (nella foto con le due protagoniste) aveva lavorato con la Blanchett già nel convincente “I’M NOT THERE” (lì l’attrice australiana interpretava Bob Dylan e ritorna al melodramma con il quale si era già misurato nel meraviglioso “Far From Heaven” del 2002.

E ancora una volta centra il bersaglio, regalandoci un film emozionante, raffinato, dove l’impossibilità di amare è causata dall’ottusità di chi ha paura del diverso. Sullo sfondo del sentimento di Therese e Carol c’è un’America uscita da poco dalla guerra, il bisogno quindi di ostentare ottimismo e di credere in ideali e costumi comuni a tutti.

 

Storia trasparente come La vita di Adele

Già un film aveva raccontato un amore saffico prigioniero dei pregiudizi della buona società americana, “Quelle due” (“The Children’s Hour”), diretto da William Wyler, con Shirley MacLaine e Audrey Hepburn.

Ma era il 1961 e per aggirare la censura i produttori in corso d’opera trasformarono la relazione tra le due donne in un triangolo amoroso con un uomo. Qui si trova altrettanto sesso e altrettanta ideologia che ne “La vita di Adele”, storia omosessuale al femminile che vinse la Palma d’Oro due anni fa. Ma le due protagoniste stavolta sono silenziose anche se combattive, come quando il marito di Carol, scoperta la liaison, la minaccia seriamente di toglierle la custodia della figlioletta.

 

Un film di sentimenti profondi

Tutto questo Heynes lo racconta senza grandi clamori o colpi di scena, ma addentrandosi nella profondità dei sentimenti, che se veri sono disposti anche a mettersi da parte pur di non contaminare ciò che di bello hanno saputo creare. Ed infatti, per un momento, Carol ritorna su i suoi passi, soprattutto quando si rende conto che Therese ha ancora una vita davanti: “la cosa più importante e bella che possa fare per te è lasciarti libera”, le scrive in una struggente e bellissima lettera. Ma può davvero essere soffocato un amore autentico?

 

La gabbia dorata dell’alta borghesia

Probabilmente al tempo sì, lo avranno fatto in molti. Soprattutto nella gabbia dorata della alta borghesia, che il direttore della fotografia, Ed Lachan, ci restituisce attraverso immagini con toni ingialliti, ma naturali. Senza cadere in un effetto vintage troppo patinato. Così come i costumi, curati da Sandy Powell, e le scenografie (Judy Becker) totalmente ricostruiti con un approccio naturalista, sempre sui toni della carta da zucchero, del giallo e del rosa antico. Ne esce fuori un quadro vivente credibile, in totale sintonia con lo stato d’animo dei personaggi. Fino allo sguardo finale che le due amanti si scambiano. Dove rimaniamo anche noi, come loro, con la sensazione di un amore potente, che non chiede e non vuole niente in cambio. Forse inutilizzabile, ma vivo come un magma sotto la terra.

 

La conferenza stampa tutta sull’omosessualità: le notizie del pomeriggio

L’omosessualità in generale e in particolare quella femminile è scandalosa? Se Cate Blanchett, due volte premio Oscar, la cui gamma di aggettivi parte dal sublime e finisce al fantastica per bravura, bellezza ed eleganza, è costretta a dire “Non sono lesbica” davanti ad una platea mondiale, forse sì.

 

“Non sono omosessuale, ma questo tema è privato”

 

”Non sono omosessuale e questo argomento dovrebbe riguardare il privato. Siamo nel 2015 non nel 1950 come nel film Carol e a chi importa?”, ha detto l’attrice australiana, 46 anni, 4 figli, protagonista da palmares dell’opera di Todd Haynes, un romanzo lesbico nella New York di 65 anni fa, tratto dal romanzo di Patricia Highsmith rimasto non a caso nei cassetti per anni, tra i migliori film in concorso visti finora.

 

Aveva fatto scalpore giorni fa…

La Blanchett aveva fatto scalpore pochi giorni fa con una dichiarazione “ondivaga” sui suoi gusti sessuali che aveva fatto il giro del mondo. La domanda al festival di Cannes se l’aspettava e un certo sospetto che si tratti di un ping pong di marketing per il lancio del film resta ma non è questo che importa.

Nel mondo della moda e tutto sommato anche nel cinema le preferenze sessuali non sembrerebbero più un marcatore fondamentale, certamente lo sono meno che nel quotidiano della vita di tutti dove invece l’omofobia resta un problema. Però se si parla di donne anche Hollywood non è  proprio un paradiso e le lesbiche dichiarate e affermate sono davvero poche. Anche sforzandosi di ricordare più di Jodie Foster e della coppia Ellen DeGeneres – Portia De Rossi non trovi e non perché non ci siano.

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