Abusi e sfruttamento nella Gdo, Coop promossa: “In 20 anni ridotti i rischi”

“Un punto che ci interessa sollevare è il pregiudizio che si cerca di diffondere nel dibattito pubblico che attribuisce la responsabilità dello sfruttamento alla sola distribuzione. Questo non è accettabile e non fotografa la realtà”. Lo scrive Coop in una nota con cui commenta il rapporto “Al giusto prezzo” di Oxfam, organizzazione non governativa che nei giorni scorsi ha diffuso l’esito delle sue analisi sul mondo del lavoro in relazione a prezzi, caporalato e discriminazioni di genere nei confronti delle donne.

Virtuosi e meno

“Controllando il 75%” dei consumi, aveva detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia, “le aziende della Gdo hanno l’enorme potere di decidere e orientare scelte e prezzi lungo l’intera filiera di produzione”. Nel rapporto, si aggiunge anche che “Coop è l’azienda che dimostra un livello maggiore di consapevolezza e azione sul tema dei diritti umani nelle filiere totalizzando un 27%; Conad arriva all’11%, Esselunga all’8%. Gruppo Selex (al quale sono collegate insegne come A&O, Famila, C+C, Elite, Il Gigante, Sole 365 e varie altre) ed Eurospin, ottengono un punteggio pari a 0% in tutte le aree di indagine, in quanto non è stato possibile rintracciare alcun documento pubblico relativo ai temi in questione”.

Il ruolo delle cooperative di consumatori

“Coop”, scrive l’azienda in risposta, “è la realtà della distribuzione italiana che, in coerenza con la sua natura cooperativa, è la più attenta al tema e quella che da più di 20 anni ha operato per ridurre i rischi di lavoro nero, caporalato, illegalità nelle filiere produttive; questa valutazione viene confermata anche dall’indagine Oxfam. Vogliamo però evidenziare quello che le cooperative di consumatori stanno facendo”.

Codice etico ed altri strumenti

Tra queste, il codice etico pubblico di Coop Italia che ha portato, tra i fornitori, a “ridurre la diseguaglianza economica e normativa tra donne e uomini”. Si aggiungono “iniziative con Caritas, organizzazioni sindacali, istituzioni e con Milan Center for Food Law and Policy”. Infine, “con l’estensione del codice a tutti i soggetti delle nostre filiere, con i controlli autonomi e indipendenti sulle condizioni lavorative nei campi, con l’esclusione da sempre delle aste al ribasso e con il riconoscimento di un prezzo equo ai produttori (anche quando il mercato è più basso), ha fatto passi importanti. E speriamo che altri facciano altrettanto, perché una battaglia così difficile non si può vincere da soli”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto