Diffamazione contro Coop: chiesto il rinvio a giudizio per il patron Caprotti (Esselunga)

L’ipotesi è di ricettazione “con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di realizzare i reati di diffamazione e calunnia”. Per questo la procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti (che risponde del reato di diffamazione), del direttore di Libero Maurizio Belpietro e del giornalista Gianluigi Nuzzi (contro cui è stata mossa anche l’accusa di calunnia) nell’ambito dell’inchiesta su una presunta campagna diffamatoria contro Coop Lombardia.

Al centro la registrazione illegale di telefonate

Secondo gli inquirenti, la “campagna” sarebbe stata sostenuta da una “ricettazione”, con l’acquisto di un cd su cui c’erano le telefonate illecitamente registrate sulla linea del direttore della Coop di Vigevano (Pavia) per consentire ai giornalisti di “realizzare servizi contro Coop Lombardia, concorrente commerciale di Esselunga”.

Le notizie del 24 ottobre 2015: avviso di fine indagine a Caprotti (Esselunga): ha finanziato diffamazioni contro Coop

“La procura di Milano ha notificato al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, un avviso di fine indagini nel quale lo ravvisa ‘finanziatore d’una campagna diffamatoria contro Coop Lombardia tramite una ‘ricettazione’ cioè tramite l’acquisto di un cd-rom di telefonate illecitamente registrate al fine di consentire al direttore e a un cronista di Libero, rispettivamente Maurizio Belpietro e Gianluigi Nuzzi di sfruttarle per realizzare servizi contro Coop Lombardia, concorrente commerciale di Esselunga”.

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Non è la prima volta che l’anziano Caprotti attacca Coop. Ha scritto qualche anno fa, come mostra la foto, anche un pamphlet intitolato “Falce e carrello”. Ma stavolta si tratta d’altero: l’accusa della Procura di Milano è precisa e circostanziata ed è, appunto, un “avviso di fine indagine”.

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