Diabete di tipo 2: “Una patologia insidiosa in continua crescita”

Sono circa 3,5 milioni le persone che in Italia soffrono di diabete e nel 96-97% dei casi si tratta di diabete di tipo 2. Un’incidenza che è in costante crescita, a causa di uno stile di vita poco corretto, caratterizzato da sedentarietà, alimentazione eccessiva e poco equilibrata. “Si tratta di una malattia metabolica caratterizzata essenzialmente da iperglicemia, ossia da un’aumentata concentrazione di glucosio nel sangue”, spiega Emanuele Bosi (nella foto sotto), primario di Diabetologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinario di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele.

“Tale condizione è determinata da una ridotta attività dell’insulina, un ormone prodotto dal pancreas responsabile del passaggio del glucosio dal sangue alle cellule. La malattia può svilupparsi a causa di una ridotta disponibilità di questo ormone (meno insulina di quanta ne servirebbe all’organismo), per un impedimento alla sua normale attività (l’insulina c’è, ma non funziona come dovrebbe) o per una combinazione di entrambi i fattori”.

Quali sono i valori di glicemia di riferimento per lo sviluppo della malattia?

“Normalmente, il valore di glicemia a digiuno deve essere inferiore a 100 mg/dl. Si parla di diabete quando la glicemia a digiuno è uguale o superiore a 126 mg/dl. I valori tra 100 e 125 mg/dl indicano una “zona grigia”: “questa può rappresentare una fase di pre-diabete, ma può anche regredire a normalità, o rimanere stazionaria per lungo tempo”.

Quali sono le cause?

“L’origine della malattia deriva da più fattori. Dominante è la predisposizione genetica: chi ha un genitore, un fratello o altro familiare stretto con diabete ha più elevate probabilità di sviluppare a propria volta questa malattia. Un altro fattore predisponente fondamentale è lo stile di vita, con rischio associato a comportamenti poco appropriati a tavola e una scarsa attività fisica”.

Avendo un familiare diabetico è quindi il caso di indagare se si ha predisposizione? E come si fa?

“La risposta è sicuramente sì. La cosa più semplice è misurare la glicemia, anche una volta all’anno. Lo si può fare anche in farmacia, col metodo del ‘pungi-dito’, o approfittare delle campagne annuali di sensibilizzazione al diabete, durante le quali viene spesso offerto il test estemporaneo. La misurazione ideale è quella a digiuno, ma anche una misurazione casuale può offrire importanti informazioni. Naturalmente, è bene anche che si presti particolare attenzione alle proprie abitudini quotidiane: è stato dimostrato che uno stile di vita corretto ha una capacità di prevenire la malattia anche in persone altamente predisposte”.

Oltre alla glicemia, ci sono altri parametri importanti da tenere sotto controllo, per esempio il colesterolo?

“L’altro parametro fondamentale nella diagnosi del diabete, in aggiunta alla glicemia, è l’emoglobina glicata, una frazione di emoglobina contenuta nei globuli rossi che dà un valore proporzionale a quello della glicemia media degli ultimi tre mesi. Altri parametri, come il colesterolo totale, HDL, LDL, e trigliceridi, così come il livello dell’acido urico o la pressione arteriosa, non sono di per sé indicatori di malattia, ma è importante che vengano misurati in quanto nelle persone con diabete sono più frequentemente alterati rispetto al resto della popolazione. Si tratta fra l’altro di fattori, come lo stesso diabete, che predispongono allo sviluppo di malattie cardiovascolari”.

Il diabete dà sintomi?

“Purtroppo no. O meglio: il diabete diviene sintomatico quando i valori di glicemia sono molto elevati: necessità di urinare molto, sete, malessere, dimagrimento. Il problema del diabete, ed il motivo per cui questa malattia è così insidiosa, consiste proprio nel fatto che avere la glicemia moderatamente elevata non dà alcun disturbo, quindi la persona non ha alcuna percezione di essere malata. Questo rende fondamentale la sensibilizzazione nei confronti di questa patologia che, come già detto, porta a un elevato rischio di problemi cardiovascolari, oltre che a tutta una serie di complicanze legate alla sua insorgenza (retinopatia, nefropatia, neuropatia, eccetera)”.

In linea preventiva, può essere utile l’assunzione di integratori alimentari, come quelli a base di olio di pesce o di cannella?

“Alcuni potrebbero avere un’influenza positiva, anche se non c’è nessuna dimostrazione scientifica che indichi l’efficacia di particolari integratori alimentari nella prevenzione del diabete di tipo 2. Abbiamo invece la dimostrazione scientifica riguardo all’efficacia del farmaco anti-diabete per antonomasia, cioè la metformina: se assunto dalle persone predisposte riduce notevolmente il rischio di sviluppare la patologia”.

E una volta che il diabete è stato diagnosticato?

“Rimane fondamentale la promozione di un corretto stile di vita, che però, da solo, non è sufficiente a tenere sotto controllo la malattia. È necessario ricorrere a una terapia farmacologica: oltre alla metformina, oggi possiamo contare su diverse categorie di farmaci innovativi, che possono essere assunti in differenti combinazioni, fino alla stessa insulina, il cui impiego, che non deve essere demonizzato, diviene necessario in almeno un terzo dei casi. L’obiettivo è sempre lo stesso, la normalizzazione o quasi normalizzazione della glicemia”.

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