Più cinema e fiction italiane prossimamente in tv? A Sky, Rai e Mediaset non piace

Più cinema in televisione, soprattutto italiano, e più investimenti delle tv nelle produzioni cinematografiche. Sono i punti principali del decreto legislativo che riforma le norme in materia di promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi, approvato lo scorso 2 ottobre dal Consiglio dei Ministri, su proposta del minsitro dei Beni culturali Franceschini (nella foto in basso).

Il decreto anticipa quanto previsto nel nuovo testo della direttiva Eu sui “servizi media e audiovisivi”, in via di definizione, e introduce obblighi di programmazione e investimento anche per l’on demand, quindi per le piattaforme come Netflix, Amazon e altre.

Che si intende per “opera italiana”

Viene inoltre meglio definita l’opera di espressione originale italiana, non più collegata esclusivamente alla lingua. Infine, il decreto riformula la definizione di produttore indipendente, inserendo tra i requisiti anche la titolarità dei diritti secondari sullo sfruttamento delle opere.

Il testo passa adesso alle Commissioni parlamentari, al Consiglio di Stato e alla Conferenza Stato-Regioni per i pareri di merito.

Il decreto, secondo quanto riferisce il Mibact in una nota, “maturato a seguito di consultazioni con tutte le parti e che ha recepito anche le indicazioni dell’Agcom, raggiunge un ottimo punto di equilibrio e introduce procedure più trasparenti ed efficaci”.

Cosa cambia nei palinsesti

Le nuove quote saranno introdotte gradualmente e per il 2018 è prevista una moratoria per consentire ai fornitori di servizi media il progressivo adeguamento alla nuova disciplina.

Dal 2019 almeno il 55% di film e fiction in tv dovranno essere di produzione europea, e tra queste almeno la metà (per la Rai) e almeno un terzo (per le altre emittenti) dovranno essere italiane. La quota sale al 60% nel 2020.

Nel prime time, ovvero dalle ore 18 alle 23, devono andare in onda a settimana per rete almeno un film, una fiction, un documentario o un cartone italiani. Per la Rai l’obbligo è di 2 opere italiane a settimana, di cui una cinematografica.

Sarà l’Agcom a verificare il rispetto degli obblighi e a comminare le sanzioni, che il decreto aumenta sensibilmente (fino a un massimo di 5 milioni di euro o il 2 per cento del fatturato).

Crescono gli investimenti

Quanto agli obblighi di investimento, cresce dal 2019 la percentuale dei ricavi da investire in film, fiction e programmi di produzione europea: per la Rai sarà del 18,5% nel 2019 e del 20% nel 2020, mentre per gli altri operatori la quota sarà elevata al 12,5% dal gennaio 2019 e al 15% dal 2020.

Per i film italiani, invece, il decreto riserva la quota minima del 3,5% degli introiti netti annui degli altri operatori. Tale percentuale è innalzata al 4% per il 2019 e al 4,5% a decorrere dal 2020. Oggi è il 3,2%. Per quanto riguarda la Rai, invece, la quota minima dei ricavi complessivi netti è del 4%. Questa viene è innalzata al 4,5% per il 2019 e al 5% a decorrere dal 2020. Oggi è il 3,6%.

Favorevoli o contrari?

Per il ministro dei Beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, si tratta di “un provvedimento concreto che serve ad aiutare, tutelare e valorizzare il cinema, la fiction e la creatività italiane”. Franceschini ha incassato anche l’ok di 100autori, l’associazione dell’autorialità televisiva, che ha sottolineato come “Più risorse significano più concorrenza, creano più qualità nei film, nelle serie tv, nei documentari e nelle opere d’animazione”.

A sostegno del decreto ci sono anche il premio Oscar Gabriele Salvatores, per il quale “Cinema e tv hanno bisogno di una politica integrata e coordinata, di provvedimenti capaci di favorire la produzione di nuovi contenuti originali e di qualità” e il regista Daniele Luchetti, che ha sottolineato come: “Tutti gli autori chiedono regole certe per il settore e lo incoraggiano a garantire nuove risorse e continuità agli investimenti delle tv, in difesa e nell’interesse del pubblico che avrebbe un prodotto più vario e ricco”.

 

Soddisfatta l’Anica, produttori indipendenti

Soddisfatti anche i produttori indipendenti dell’Anica: “Il ministro Franceschini e tutto il governo Gentiloni hanno messo in campo una riforma importante dei rapporti tra cinema, produzioni audiovisive, broadcaster e servizi media a richiesta. Alcuni aspetti avrebbero potuto essere migliori, alcuni compromessi erano necessari, ma il segno di queste norme appare oggi positivo, e come produttori indipendenti sentiamo il dovere di dirlo con chiarezza. L’art. 44 costituisce l’ultimo, importante tassello della nuova legge cinema, una legge che darà nuovo slancio e fiducia a un intero settore e che accorpa tutti i segmenti dell’industria, che punta sul talento, sui giovani, sul consolidamento di interi settori tecnici e professionali”.

Mal di pancia a Rai, Mediaset, Sky e altri broadcaster

La nuova norma, invece, ha prodotto non pochi mal di pancia tra i broadcaster che hanno ribadito il malcontento in una lettera inviata al Ministro proprio prima dell’approvazione del decreto.

Per Rai, Mediaset, Sky, Viacom, La7, Discovery, Fox. questa è una riforma “peggiorativa” e che “rischia di compromettere un sistema che in questi anni ha costruito valore per tutti gli operatori”.  In particolare, i firmatari della lettera ritengono “insostenibili le quote e gli obblighi di programmazione in prima serata”, puntando il dito anche sulle sottoquote del cinema italiano, che ritengono in violazione delle indicazioni della norma europea e sulle sanzioni “spropositate”. Inoltre, sottolineano la preoccupazione, condivisa dalla Cgil di settore, per le ricadute “drammatiche che questo provvedimento avrà su tutto il settore, anche e soprattutto a livello occupazionale”.

 

Nelle foto tre fiction italiane di successo: in  quelle d’apertura il Montalbano di Camilleri, al centro Gomorra, la serie da un’idea di Roberti Saviano e in basso 1992 da un’idea di Stefano Accorsi (nella foto con Miriam Leone).

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