Detersivi e cosmetici a rischio: “In menopausa 4 anni prima”

Prodotti chimici di uso comune contenuti in farmaci, detersivi e cosmetici sono in grado di alterare il sistema endocrino e il normale ciclo ormonale femminile. Il che si traduce, oltre che in patologie come tumori, sindromi metaboliche e in malattie cardiovascolari, anche nell’anticipo della pubertà per le ragazzine, in difficoltà al concepimento e in problemi nel corso di una gravidanza. Ma soprattutto nella menopausa precoce, campo di indagine finora poco sondato dalle ricerche scientifiche.

L’indagine condotta su un campione di 31 mila donne

Lo sostiene uno studio pubblicato a fine gennaio sulla rivista scientifica online Plos One. Si intitola Persistent organic pollutants and early menopause in US women ed è stato curato da un team di sei ricercatori provenienti da più centri accademici, tra cui la University of Colorado Denver, la Washington University in Saint Louis, la Kansas City School of Medicine e la State University of New York at Albany. È stato compito loro seguire, dal 1999 al 2008, un campione di 31.575 donne con età superiore ai 30 anni, duemila delle quali in menopausa e altrettante con la menopausa raggiunta tra i 45 e i 55 anni.

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Molte sostanze sono usate dagli anni Cinquanta

Per ognuna sono stati studiati gli effetti di sostanze tossiche o chimiche sull’apparato riproduttivo, con particolare riferimento a 35 sostanze che si trovano normalmente negli ambienti di vita quotidiana. Tra queste la diossina e i pesticidi, ma anche quelli chiamati in termini scientifici perfluorochimici e che, più prosaicamente, si possono rintracciare sin dagli anni Cinquanta in prodotti come gli emulsionanti, smacchiatori, detersivi per tessuti e pavimenti, shampoo, contenitori alimentari e pellicole fotografiche. Infine sono stati esaminati anche gli effetti dei ftalati, composti chimici rintracciabili negli articoli plastici, ma anche nei profumi, negli smalti per unghie, negli adesivi e nelle vernici.

Menopausa anticipata da 2 a 4 anni circa

In base ai risultati delle indagini, le donne con elevati livelli di queste sostanze risentono di un anticipo della menopausa che va da 1,9 a 3,8 anni prima delle altre. A questo dato si associano altri problemi di salute determinati dalla fine del periodo di fertilità, problemi che si ripercuotono sulla qualità della vita femminile come disturbi vasomotori, effetti sull’umore e variazioni sulla memoria. Ma che possono avere conseguenze anche sulla longevità, dato che rischiano di subentrare complicazioni determinate da osteoporosi e malattie cardiovascolari.

Effetti peggiori a quelli del fumo

L’effetto di queste sostanze, sostiene lo studio nelle sue conclusioni, è peggiore di quello già documentato del fumo da sigarette e della nicotina, in grado di anticipare la menopausa per un periodo che varia tra gli 0,8 e gli 1,4 anni. E considerazioni analoghe vengono fatte sulla possibilità di concepimento, dato che, dallo studio di 501 coppie con difficoltà ad avere figli, si è visto che per circa il 20 per cento quei problemi sono determinati proprio dalle sostanze chimiche descritte nell’articolo di Plos One. Non importa, aggiunge l’indagine, se alcune di quelle componenti sono state messe al bando in ambito industriale per lo più negli anni Settanta: i loro effetti persistono a causa dell’inquinamento prodotto quando ancora non erano vietate.

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