Era il 3 settembre di 30 anni fa quando morì il grande Scirea in Polonia

Era domenica. Ci eravamo lasciati da poco alle spalle l’estate e il campionato muoveva i primi passi. Mentre sui campi da gioco andava in scena la seconda giornata di campionato, Gaetano Scirea moriva in un incidente stradale in Polonia.

Il 3 settembre 1989 l’incidente mortale

Era il 3 settembre 1989. Scirea, all’epoca vice del tecnico Dino Zoff, era in viaggio per visionare il Gornik Zabrze, la squadra che la Juventus avrebbe affrontato in Coppa UEFA. Così a Babsk, località a una settantina di chilometri da Varsavia, moriva a trentasei anni uno dei simboli della Juve e della Nazionale degli anni ‘80. Un sorpasso azzardato nel tentativo di superare un tir fu la causa dell’incidente. Nell’impatto l’auto prese fuoco perché nel portabagagli c’erano quattro taniche piene di benzina, una consuetudine all’epoca per gli automobilisti polacchi che temevano di rimanere a secco. Con Scirea morirono anche l’autista e l’interprete.

Si seppe solo alla Domenica sportiva

Un nome, quello di Babsk, sconosciuto fino ad allora, ma che tutti i tifosi impararono a conoscere da quel giorno. All’epoca le notizie viaggiavano molto più lentamente di oggi così molti appresero della sciagura soltanto a tarda sera dalla Domenica Sportiva.

“È inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito, che soprattutto era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà”: con queste parole Sandro Ciotti diede l’annuncio in diretta della prematura scomparsa di Gaetano Scirea.

Quelle parole arrivarono nelle case degli italiani e arrivarono anche al figlio Riccardo, oggi match analist nello staff della Juve.

“Facemmo il bagno insieme…”

“La settimana prima venne a trovarci al mare, ad Andora, per l’ultima volta. Avevo dodici anni e cominciavo ad attaccarmi proprio tanto. Ricordo che facemmo il bagno insieme e poi mangiammo, ero lì con i miei nonni. Una settimana più tardi stavo guardando la Domenica Sportiva e lo dissero, e lo seppi così”, come ha ricordato in in un’intervista al quotidiano La Repubblica qualche anno fa.

La Juve lo seppe al casello

Lo seppero invece al casello dell’autostrada Dino Zoff e i giocatori della Juve di ritorno da Verona. “Avete saputo di Scirea? In Polonia, un incidente stradale…”, abbozzò il casellante nell’incredulità di tutti.

Il giorno dopo l’incidente Dino Zoff ricordò un legame che andava oltre il rettangolo di gioco: “Quindici anni sempre assieme in campo e fuori, nella stessa camera durante i ritiri e con le famiglie, in quelle tante serate passate a parlare un po’ di tutto”.

Sul sito dei bianconeri una fotogallery

A trent’anni da quel tragico fatto il ricordo dell’uomo e del campione sono ancora vivi. In questi giorni sul sito della Juve c’è una fotogallery con le quindici copertine che Hurrà Juventus, l’house organ bianconero, gli ha dedicato durante la sua carriera.

Una mostra aperta al pubblico dal 4 settembre

Dal 3 settembre (con apertura al pubblico dal 4) lo Juventus Museum, il museo multimediale dedicato alla storia della società bianconera, ospita una mostra dedicata al suo giocatore.

Una piccola biografia

Nato a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio 1953, Scirea arrivò alla Juve nel 1974 dall’Atalanta. Il grande salto nella società degli Agnelli fu l’inizio di una carriera che lo condusse fino al Mondiale vinto dall’Italia di Bearzot nel 1982: sette scudetti tutti in maglia bianconera, una Coppa dei Campioni nella tragica notte dell’Heysel, due Coppa Italia, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa e una Coppa Intercontinentale. Indossò 539 volte la maglia bianconera e in tutta la sua carriera non fu mai espulso. Soltanto tre volte fu ammonito. “Era un punto di riferimento”, come ha detto di lui il compagno di squadra Furino.

Diversi campi sparsi un po’ ovunque portano il suo nome così come a lui è dedicato il Memorial organizzato dalla società sportiva “Serenissima San Pio X”, la squadra giovanile dove mosse i primi passi. Difficile spiegare ai ragazzi e alle ragazze di oggi chi era Scirea, ma forse aiutano le parole del diciannovenne difensore olandese Matthijs de Ligt, che nel giorno della sua presentazione con la maglia della Juve, lo ha citato come un modello, uno dei difensori più forti di tutti i tempi.

“Fuoriclasse in tutto” lo definì invece Giampiero Boniperti, il suo presidente. Forse per quel suo essere riservato, poco amante dei riflettori, Scirea era il campione gentiluomo che sul campo macinava risultati interpretando come nessun altro la figura del “libero” moderno.

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