L’ultima pista di Niki Lauda, il pilota vissuto due volte

Se c’è qualcuno nella storia dello sport che è vissuto due volte, quello è Niki Lauda. Il pilota moderno, quello che vide infrangere il sogno del Mondiale nel gravissimo incidente sulla pista del Nürburgring il primo agosto 1976 e che rinacque quarantadue giorni dopo al volante della sua Ferrari al Gran Premio d’Italia.

Ora Niki è ricoverato in una clinica universitario di Vienna, dove gli hanno trapiantato un polmone. Il pilota aveva già subito – senza che la notizia trapelasse – due trapianti di reni.

Figlio della ricca borghesia

Il primo Lauda è Niki, il figlio della ricca borghesia austriaca che sceglie la spericolata carriera in Formula Uno conquistando tre titoli mondiali, due con il Cavallino Rampante. Nel corso della sua carriera ha collezionato 171 Gp con 25 vittorie, 24 pole position, 24 giri veloci ed è salito 54 volte sul podio.

 

Ha fondato due compagnie aeree

Il secondo Lauda è il manager, quello che ritiratosi dalla gare fonda due compagnie aeree (la Lauda Air nel 1979 e la Niki nel 1983) e poi torna alla sua amata Formula Uno ai box da consulente Ferrari nel 1992 fino a diventare presidente esecutivo della Mercedes nel 2013.

 

La rivalità con James Hunt

Una vita tra i motori e che come tutte le grandi storie sportive è segnata da una rivalità, quella con il collega James Hunt, raccontata nel film Rush, diretto da Ron Howard nel 2013. Qui un trailer del film.

 

 

L’esordio a 22 anni in Formula 1

L’esordio in F1 dell’austriaco è del 1971 a 22 anni con la March, poi nel 1973 è alla guida di una Brm come pilota pagante e dove corre insieme a Clay Regazzoni.

Il salto arriva nel 1974, quando diventa pilota della Ferrari. Non sono facili gli anni a Maranello, ma la tenacia e un duro lavoro fanno di Lauda il “computer”, come fu soprannominato all’epoca, e riportano la Scuderia modenese alla vittoria. 

Nella sua Ferrari 312/T del 1975 (foto qui sopra) Lauda vince nei Gp di Monaco, Belgio, Svezia, Francia e Stati Uniti per laurearsi campione del mondo. Con lui la Scuderia di Maranello interrompe il lungo digiuno e torna, infatti, alla vittoria del Mondiale tredici anni dopo quella del britannico John Surtees nel 1964.

 

Le vittorie di Niki “il computer”

Niki il “computer” macina vittorie poi, però, arriva quel maledetto primo agosto 1976. Sul circuito del Nürburgring la Rossa di Lauda va a schiantarsi contro le barriere di protezione e prende fuoco.

Solo il coraggio di alcuni suoi colleghi lo strappa alle fiamme. Le conseguenze di quel terribile incidente sono devastanti: ustioni di primo o terzo grado alla testa e ai polsi, numerose fratture e polmoni bruciati dall’inalazione di fumi tossici.

Fu dato per morto

Lauda è dato per morto, ma solo la forza di volontà lo rimette in piedi tanto che sei settimane più tardi, con il sangue che cola dalle bende sulla testa, si presenta ai box e arriva quarto nel Gran Premio d’Italia.

Sarà però James Hunt con la McLaren a soffiargli quello che sarebbe stato il suo secondo Mondiale. Intorno al Gp del Giappone, gara decisiva per il titolo, sono fioriti numerosi retroscena, come un presunto accordo tra i due piloti per interrompere la gara a causa delle condizioni meteo pericolose. Ad Hunt, per diventare campione del mondo, basta arrivare quinto. Il meteo cambia, la gara si conclude, James Hunt chiude terzo sul podio e si laurea così campione del mondo.

Il terzo mondiale sulla Brabham-Alfa Romeo

La stagione successiva, quella del secondo titolo, sarà anche l’ultima con la Ferrari, poi il ritiro improvviso nel 1979 e il ritorno nel 1984 con la Brabham-Alfa Romeo che gli vale il suo terzo e ultimo titolo.

Lauda appartiene a quella incredibile stagione della Formula Uno che a cavallo degli anni ‘70 vide in pista piloti come Mario Andretti, Jackie Stewart, Emerson Fittipaldi, Clay Regazzoni, Jody Scheckter, Jochen Mass e che poi avrebbe lasciato il posto ai più giovani Didier Peroni, Jacques Villeneuve e Nelson Piquet e ad una F1 meno spettacolare, ma più sicura.

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