Olio di palma, l’Unc: “Chi l’ha detto che fa così male?”

Spesso il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. E neanche l’olio di palma, a sentire Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale Consumatori. Nel suo blog sul sito today.it, il numero uno dell’associazione dà un punto di vista decisamente differente sulla questione che riguarda questo ingrediente, contro il cui uso da parte dell’industria alimentare si è “scatenata” una forte campagna mediatica (a cui, tra l’altro, l’industria sta rispondendo).

 

I due punti all’ordine del giorno
Le questioni, lo sappiamo, sono due, una ambientale (per fare largo alle piantagioni di palma si stamnno devastando migliaia dio ettari di foreste), l’altra salutistica (l’olio di palma è un grasso saturo, e la sua presenza in quasi tutti i prodotti da forno confezionati lo rende un pericolo potenziale per la salute). Eppure Dona ha molto da puntualizzare.

 

Più nei cosmetici che nei biscotti
In primis, sul fatto che l’industria alimentare e docliaria siano le uniche responsabili dei disastri ambientali causati dalla coltivazione delle palme. “Se per quanto riguarda i pericoli per l’ambiente, gli esperti concordano con la necessità di correre ai ripari cercando di evitare ulteriori danni, quel che generalmente viene omesso è che, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, solo il 20% dell’olio di palma che viene importato è destinato all’industria alimentare; il resto va ad altri settori industriali e alla produzione di energia. Sono infatti molti i cosmetici, i farmaci, i prodotti per la casa, ecc. che contengono tra gli ingredienti l’olio di palma”.

 

“Meglio il burro?”
C’è poi l’aspetto salutistico: “A dir la verità, però, non è così visto che si tratta di un ingrediente analogo ad altri grassi vegetali e persino migliore dei grassi animali in quanto non contiene colesterolo. Anzi, a dirla tutta, i tecnologi alimentari lo ritengono ottimo (e qualche volta insostituibile) nella preparazione di alcuni prodotti”.

 

Solo  marketing?
Di qui la conclusione: “Sembra evidente che il gioco è deciso da imponenti interessi economici riguardanti il mercato internazionale delle materie prime degli oli e dei grassi e nel quale il nostro Paese gioca prevalentemente il ruolo di importatore. Ecco perché si cerca in ogni modo di influenzare i consumatori che con le loro scelte negli acquisti possono fare la fortuna o essere causa di disgrazie per l’industria alimentare di trasformazione. Questo aspetto è molto ben conosciuto dal “marketing” che mette in atto ogni mezzo pur di conquistare la fiducia dei consumatori denigrando magari la concorrenza. Ma forse, prima di aderire ad una campagna di boicottaggio, sarebbe bene pensare con la propria testa!”.

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